'68 della Chiesa

«Il Concilio Vaticano II è stata la nostra rivoluzione, il Sessantotto della Chiesa.» Cardinal Suenens

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Il giudizio di Dio nella storia

“Ogni Paese abbia la legge sull'omofobia”: La Von Der Leyen ordina... e camerier Giuseppi obbedisce...

“Ogni Paese abbia la legge sull'omofobia”: La Von Der Leyen ordina... e camerier Giuseppi obbedisce...
Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.
(George Orwell, La fattoria degli animali, 1945)
“OGNI PAESE ABBIA LA LEGGE SULL’OMOFOBIA”: LA VON DER LEYEN ORDINA...E CAMERIER GIUSEPPI OBBEDISCE...e dal Quirinale il “tutore dei poteri forti” si assicura che tutto venga ben fatto...
Amici ditemi voi se ribadire l’ovvietà in tema di genere sessuale, d’ora in poi equivarrà secondo “lorsignori” ad essere omofobi...perché sia ovvio, anche se l’ideologia dilaga non potrà mai cambiare la realtà delle cose: “fino all’ultima cellula il corpo maschile è maschile e il femminile, femminile.”
E poi mi domando e chiedo a voi: non sarà più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27)”?
L’ideologia “gender” è in sostanza la convinzione per cui la dimensione sessuata umana non abbia rilevanza alcuna ai fini della determinazione identitaria della persona, e che, dunque, debba essere sostituita con l’identità di genere, cioè con la scelta compiuta dal soggetto secondo le sue preferenze personali indipendentemente dalla propria dimensione sessuata fondata sulla naturale dicotomia maschile/femminile.
Vediamo cosa affermava a riguardo Papa Benedetto XVI:
“La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela."
Chiarissime parole anche quelle di Hans Urs von Balthasar, amico di Ratzinger:
"Fino all’ultima cellula il corpo maschile è maschile e il femminile femminile, ed analogamente l’intera esperienza ed autocoscienza empirica. E questo all’interno di una natura umana identica in entrambi, la quale però in nessun punto emerge neutrale […]. Mai l’uomo è così consapevole della propria contingenza di quando ognuno dei due sessi deve persuadersi della propria assegnazione all’altro sesso: nessuno dei due può essere per sé tutto l’uomo, c’è di fronte a lui ogni volta l’altra maniera, a lui inaccessibile, di esserlo […]. In questo modo si scopre l’altro lato della creaturalità: ogni uomo che d’ora in poi nascerà dovrà se stesso ad un processo sessuale, alla concezione e alla nascita".
LE LEGGI DELLA NATURA NON POSSONO ESSERE IGNORATE, COSÌ IL BUON DIO HA STABILITO. OPPORSI E NEGARLO SIGNIFICA PECCARE CONTRO DIO CREATORE.
Che poi dietro tutta questa premura di alcuni “globalisti del pensiero unico” nostrani di portare in Parlamento entro luglio una legge contro “l’omotransfobia” sono certo si nasconda in realtà il desiderio di legalizzare l’utero in affitto.  Pensando tra l’altro ai fatti di Kiev di questi giorni, dove 46 creaturine sono parcheggiate in attesa di coppie di ricchi maschi omo che li hanno acquistati...beh, senza mezzi termini debbo dirvi che a me solo l’idea dell’utero in affitto mi fa schifo! La donna ridotta a bancomat e usata per sfornare, per accontentare l'egoismo di qualche adulto sulla pelle dei bambini. Perché i bambini sia chiaro non si toccano!
Per concludere, che Dio intervenga presto altrimenti la discesa nel baratro sarà inarrestabile. Nel tempo dell’attesa il Signore benedica e custodisca nella Sua grazia tutti coloro che in un modo o nell’altro, con l’impegno politico sostenuto dalla preghiera, stanno evitando il dilagare del male e dell’iniquità...uomini e donne di buona Volontà che si oppongono alle opere delle tenebre, che amano la Verità, la proteggono, la difendono e certamente la vedranno trionfare nel tempo della consolazione. Andiamo sempre avanti...i nostri sforzi verranno premiati!
19 maggio 2020, Silvano Pironi

Roberto de Mattei - Comunione in bocca o in mano?

Giornata Internazionale della Famiglia

Giornata Internazionale della Famiglia

 

Il 15 maggio ricorreva la "Giornata Internazionale della Famiglia".
Affermava Dostoevskij: “Ho sempre pensato che non v’è felicità maggiore di quella della famiglia”.
La famiglia va sostenuta, aiutata, valorizzata e protetta.
Amici non posso che ribadirlo ancora una volta: la Famiglia è quella NATURALE, tra un UOMO e una DONNA come DIO ha stabilito ad immagine della SACRA FAMIGLIA di Nazareth e che ha santificato nel Sacramento del Matrimonio! Pertanto i bambini hanno il diritto di stare con una mamma e un papà...e non con il genitore 1 e genitore 2...Sia chiaro a tutti i benpensanti globalisti del pensiero unico!
Il resto sono SCHIFEZZE che non ci interessano.

Tutto il mio impegno politico è concentrato affinché “l’istituto familiare” torni ad essere l’architrave della nostra società. Ovviamente per far sì che ciò sia possibile occorrono serie politiche familiari sia a livello Europeo, Nazionale, Regionale e comunale, ma ancor più bisogna toccare e agire sul cuore!
INVESTIRE SULLA FAMIGLIA NON È MAI DEFICIT!
La struttura familiare forte tiene unito il Paese e una vera economia dovrebbe incoraggiare e difendere prima di tutto la vita e la famiglia riconoscendone la sacralità.

Quindi amici, fieri delle nostra fede e dei nostri valori, con onore e responsabilità difendiamo sempre dinanzi a qualsiasi nemico quelle che sono le nostre tradizioni e identità!
Un abbraccio a tutte le mamme, i papà, figli, nonni e nonne!

 

18 maggio 2020, Silvano Pironi

 

APPELLO PER LA CHIESA E PER IL MONDO

APPELLO PER LA CHIESA E PER IL MONDO

APPELLO PER LA CHIESA E PER IL MONDO
ai fedeli Cattolici e agli uomini di buona volontà

Veritas liberabit vos.
Gv 8:32

In un momento di gravissima crisi, noi Pastori della Chiesa Cattolica, in virtù del nostro mandato, riteniamo nostro sacro dovere rivolgere un Appello ai nostri Confratelli nell’Episcopato, al Clero, ai Religiosi, al Popolo santo di Dio e a tutti gli uomini di buona volontà. Questo Appello è sottoscritto anche da intellettuali, medici, avvocati, giornalisti e professionisti che ne condividono il contenuto, ed è aperto alla sottoscrizione di quanti lo vogliono fare proprio.

I fatti hanno dimostrato che, con il pretesto dell’epidemia del Covid-19, si è giunti in molti casi a ledere i diritti inalienabili dei cittadini, limitando in modo sproporzionato e ingiustificato le loro libertà fondamentali, tra cui l’esercizio della libertà di culto, di espressione e di movimento. La salute pubblica non deve e non può diventare un alibi per conculcare i diritti di milioni di persone in tutto il mondo, e tantomeno per sottrarre l’Autorità civile al proprio dovere di agire con saggezza per il bene comune; questo è tanto più vero, quanto più crescenti sono i dubbi da più parti avanzati circa la effettiva contagiosità, pericolosità e resistenza del virus: molte voci autorevoli del mondo della scienza e della medicina confermano che l’allarmismo sul Covid-19 da parte dei media non pare assolutamente giustificato.

Abbiamo ragione di credere, sulla base dei dati ufficiali relativi all’incidenza dell’epidemia sul numero di decessi, che vi siano poteri interessati a creare il panico tra la popolazione con il solo scopo di imporre permanentemente forme di inaccettabile limitazione delle libertà, di controllo delle persone, di tracciamento dei loro spostamenti. Queste modalità di imposizione illiberali preludono in modo inquietante alla realizzazione di un Governo Mondiale fuori da ogni controllo.

Crediamo anche che in alcune situazioni le misure di contenimento adottate, ivi compresa la chiusura delle attività commerciali, abbiano determinato una crisi che ha prostrato interi settori dell’economia, favorendo interferenze di poteri esteri, con gravi ripercussioni sociali e politiche. Queste forme di ingegneria sociale devono esser impedite da chi ha responsabilità di governo, adottando le misure volte alla tutela dei propri cittadini, di cui essi sono rappresentanti e nel cui interesse hanno il grave obbligo di operare. Si aiuti parimenti la famiglia, cellula della società, evitando di penalizzare irragionevolmente le persone deboli e gli anziani, costringendoli a dolorose separazioni dai propri cari. La criminalizzazione dei rapporti personali e sociali deve essere inoltre giudicata come inaccettabile parte del progetto di chi promuove l’isolamento dei singoli per poterli meglio manipolare e controllare.

Chiediamo alla comunità scientifica di vigilare, affinché le cure per il Covid-19 siano promosse con onestà per il bene comune, evitando scrupolosamente che interessi iniqui influenzino le scelte dei governanti e degli organismi internazionali. Non è ragionevole penalizzare rimedi rivelatisi efficaci, spesso poco costosi, solo perché si vogliono privilegiare cure o vaccini non altrettanto validi ma che garantiscono alle case farmaceutiche guadagni ben maggiori, aggravando le spese della sanità pubblica. Ricordiamo parimenti, come Pastori, che per i Cattolici è moralmente inaccettabile farsi inoculare vaccini nei quali sia impiegato materiale proveniente da feti abortiti.

Chiediamo parimenti ai Governanti di vigilare perché siano evitate nella maniera più rigorosa forme di controllo delle persone, sia attraverso sistemi di tracciamento sia con qualsiasi altra forma di localizzazione: la lotta al Covid-19, per quanto grave, non deve essere il pretesto per assecondare intenti poco chiari di entità sovranazionali che hanno fortissimi interessi commerciali e politici in questo progetto. In particolare, deve essere data la possibilità ai cittadini di rifiutare queste limitazioni della libertà personale, senza imporre alcuna forma di penalizzazione per chi non intende avvalersi dei vaccini, dei metodi di tracciamento e di qualsiasi altro strumento analogo. Si consideri anche la palese contraddizione in cui si trova chi persegue politiche di riduzione drastica della popolazione e allo stesso tempo si presenta come salvatore dell’umanità senza avere alcuna legittimazione né politica né sociale. Infine, la responsabilità politica di chi rappresenta il popolo non può assolutamente esser demandata a tecnici che addirittura rivendicano per se stessi forme di immunità penale a dir poco inquietanti.

Richiamiamo con forza i mezzi di comunicazione ad impegnarsi attivamente per una corretta informazione che non penalizzi il dissenso ricorrendo a forme di censura, come sta ampiamente avvenendo sui social, sulla stampa e in televisione. La correttezza dell’informazione impone che si dia spazio alle voci non allineate al pensiero unico, consentendo ai cittadini di valutare consapevolmente la realtà, senza esser pesantemente influenzati da interventi di parte. Un confronto democratico e onesto è il migliore antidoto al rischio di imporre subdole forme di dittatura, presumibilmente peggiori di quelle che la nostra società ha visto nascere e morire nel recente passato.

Ricordiamo infine, come Pastori cui incombe la responsabilità del Gregge di Cristo, che la Chiesa rivendica fermamente la propria autonomia nel governo, nel culto, nella predicazione. Questa autonomia e libertà è un diritto nativo che il Signore Gesù Cristo le ha dato per il perseguimento delle finalità che le sono proprie. Per questo motivo, come Pastori rivendichiamo con fermezza il diritto di decidere autonomamente in merito alla celebrazione della Messa e dei Sacramenti, così come pretendiamo assoluta autonomia nelle materie che ricadono nella nostra immediata giurisdizione, come ad esempio le norme liturgiche e le modalità di amministrazione della Comunione e dei Sacramenti. Lo Stato non ha alcun diritto di interferire, per nessun motivo, nella sovranità della Chiesa. La collaborazione dell’Autorità Ecclesiastica, che mai è stata negata, non può implicare da parte dell’Autorità Civile forme di divieto o di limitazione del culto pubblico o del ministero sacerdotale. I diritti di Dio e dei fedeli sono suprema legge della Chiesa cui essa non intende, né può, abdicare. Chiediamo che siano tolte le limitazioni alla celebrazione delle funzioni pubbliche.

Invitiamo le persone di buona volontà a non sottrarsi al loro dovere di cooperare al bene comune, ciascuno secondo il proprio stato e le proprie possibilità e in spirito di fraterna Carità. Questa cooperazione, auspicata dalla Chiesa, non può però prescindere né dal rispetto della Legge naturale, né dalla garanzia delle libertà dei singoli. I doveri civili cui i cittadini sono tenuti implicano il riconoscimento da parte dello Stato dei loro diritti.

Siamo tutti chiamati ad una valutazione dei fatti presenti coerente con l’insegnamento del Vangelo. Questo comporta una scelta di campo: o con Cristo o contro Cristo. Non lasciamoci intimidire né spaventare da chi ci fa credere che siamo una minoranza: il Bene è molto più diffuso e potente di quello che il mondo vuole farci credere. Ci troviamo a combattere contro un nemico invisibile, che separa tra di loro i cittadini, i figli dai genitori, i nipoti dai nonni, i fedeli dai loro pastori, gli allievi dagli insegnanti, i clienti dai venditori. Non permettiamo che con il pretesto di un virus si cancellino secoli di civiltà cristiana, instaurando una odiosa tirannide tecnologica in cui persone senza nome e senza volto possono decidere le sorti del mondo confinandoci ad una realtà virtuale. Se questo è il progetto cui intendono piegarci i potenti della terra, sappiano che Gesù Cristo, Re e Signore della Storia, ha promesso che «le porte degli Inferi non prevarranno» (Mt 16:18).

Affidiamo i Governanti e quanti reggono le sorti delle Nazioni a Dio Onnipotente, affinché li illumini e li guidi in questi momenti di grande crisi. Si ricordino che, come il Signore giudicherà noi Pastori per il gregge che Egli ci ha affidato, così giudicherà anche i Governanti per i popoli che essi hanno il dovere di difendere e governare.

Preghiamo con fede il Signore perché protegga la Chiesa e il mondo. La Vergine Santissima, Aiuto dei Cristiani, possa schiacciare il capo dell’antico Serpente e sconfiggere i piani dei figli delle tenebre.

8 Maggio 2020
Madonna del Rosario di Pompei

fonte: http://veritasliberabitvos.info/appello/

Contro l’abominevole battaglia per incentivare l’aborto con il pretesto della pandemia

Contro l’abominevole battaglia per incentivare l’aborto con il pretesto della pandemia

In questo momento di emergenza sanitaria è in corso un abominevole attacco alla vita da parte di alcune associazioni abortiste, quali Non una di meno, LAIGA, Pro-Choice, AMICA, Vita di Donna Onlus, la CGIL, diverse ONG internazionali, tra cui Amnesty International, Human Right Watch e la rete europea di Planned Parenthood, oltre che da politici di sinistra, in primis Roberto Saviano, Laura Boldrini, Valeria Fedeli, Livia Turco, Marco Cappato, nonchè personaggi dello spettacolo e intellettuali legati all’ideologia progressista radicale. Costoro, col pretesto degli ospedali saturi a causa del Covid19, mirano a modificare le linee guida per la somministrazione della pillola abortiva Ru486. In pratica vorrebbero, con provvedimenti regionali, de-ospedalizzare l’aborto farmacologico che attualmente prevede tre giorni di ricovero, autorizzando la procedura nei consultori e negli ambulatori e spostando il limite per la somministrazione dalle 7 settimane di gravidanza attuali a 9. Ricordiamo che la Ru486 non è propriamente un farmaco ma un pesticida umano, in quanto non cura nulla, visto che la gravidanza non è una malattia, ma sopprime bambini nel grembo materno. Non solo, ma è un dispositivo a due fasi: La madre, quindi, in un consultorio o in un ambulatorio prenderà la prima pillola che ucciderà suo figlio nel grembo e le verrà consegnata l’altra pillola che assumerà a casa e le farà espellere il bambino. Ma come? I radicali e la Bonino non avevano combattuto estenuanti battaglie per far terminare gli 

aborti in casa che causavano la morte anche delle mamme? E adesso invece chiedono un ritorno al passato? Questi esperti da divano, si rendono conto di quanto sia pericolosa per la salute delle donne la pillola Ru486 ? Ferma restando la condanna di ogni tipo di aborto, analizziamo nel dettaglio i vari aspetti della questione. Il primo aspetto riguarda l’idea di incrementare il ritorno al privato, alla clandestinità, all’aborto faida-te, aumentando il peso psicologico nell’assumere la pillola abortiva, addirittura contro la stessa idea con cui il fronte abortista spinse i legislatori dell’epoca a redigere l’iniqua legge 194/78, con l’apparente intento di socializzare il problema dell’aborto e di sottrarlo alla clandestinità. Ci rendiamo dunque conto che tale obiettivo costituiva un mero specchietto per le allodole al fine di far approvare una legge che un giorno avrebbe permesso loro di richiedere proprio l’aborto fai-da-te che in principio rigettavano. Il secondo aspetto riguarda i rischi connessi all’assunzione di Ru486. La mortalità causata dalla Ru486 è 10 volte superiore all’aborto chirurgico (New England Journal 2005). Le morti finora accertate per aborto chimico da Ru486 sono 40, di cui una avvenuta all’Ospedale Martini di Torino. Dopo l’espulsione del suo bambino la donna potrebbe inoltre incorrere in spotting e sanguinamenti per diverse settimane. I sanguinamenti si concludono, in media, nell’arco di 9-16 giorni. L’8% delle donne sanguina per più di 30 giorni e l’1% richiede ricovero in ospedale a causa delle eccessive emorragie. Talvolta, a causa del fallimento della procedura medica abortiva, si deve ricorrere all’aborto chirurgico. I fallimenti sono del 5% a 7 settimane di gravidanza; a 8 settimane sale il tasso di insuccesso, 8%. A 9 settimane si sale al 10%, (come si può vedere il rischio di eventi avversi cresce con l’avanzare della gravidanza). Altri effetti collaterali dell’aborto chimico sono dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, cefalea. Tra le cause di morte associate all’assunzione della Ru486 ci sono infezioni batteriche letali: quella da Clostridium Sordellii, da Clostridium Septicum, da Clostridium Perfringens e da Streptococco. Il terzo aspetto riguarda il fatto che chi abortisce a casa con la pillola Ru486 ed ha una metrorragia abbondante o un aborto incompleto deve correre subito al Pronto Soccorso per la revisione della cavità uterina. Ciò non solo comporterà (aggravati) i rischi di contagio per il Covid-19 che si volevano pretestuosamente evitare, ma anche la violazione dei diritti basilari all’obiezione di coscienza garantiti dalla stessa legge 194. Il quarto aspetto riguarda le conseguenze psicologiche a cominciare dal grande senso di colpa dovuto al fatto che la mamma fa tutto da sola. E’ lei stessa che ingoia la pillola che ucciderà il suo bambino. E’ lei che deve vivere nell’attesa della sua espulsione. E’ lei che (come riportato dal British Medical Journal, nel 56% dei casi) vede l’embrione espulso, che ha già una fisionomia umana ben distinguibile. Per questo i sintomi della Sindrome Post Aborto si evidenziano fin da subito, con incubi, ricordi e pensieri intrusivi legati all’esperienza vissuta, compreso l’aumento dei tentativi di suicidio. Il quinto aspetto riguarda il fatto che con l’aborto chimico tramite Ru486 viene bypassato l’obbligo previsto dalla legge 194/78 dei 7 giorni di riflessione, dopo che alla mamma viene consegnato il certificato di aborto. Infatti con l’aborto chimico tramite Ru486 diviene più complicato rispettare 

i tempi di legge che impongono una settimana di attesa tra il nulla osta rilasciato dal primo medico e l’atto materiale dell’aborto procurato. L’aborto chimico può essere praticato entro un termine piuttosto stretto, pari a 63 giorni di amenorrea, cioè dall’ultima mestruazione. Questo significa che, considerando che la donna solitamente scopre di essere incinta dopo 33 giorni dall’ultima mestruazione, ne restano altri 30 per praticare l’aborto chimico. Sottraendo la settimana di attesa imposta dalla legge 194/78, risulta che dal momento in cui la donna scopre di essere incinta, ha circa 20 giorni di tempo abortire con la Ru486. Tempi così stretti potrebbero indurre il medico alla tentazione di forzare la procedura o dichiarando con un falso ideologico e materiale la sussistenza di una urgenza al solo scopo di non dover rispettare la settimana di attesa, oppure a sforare il limite del 63° giorno della scheda tecnica, tanto è vero che le attuali proposte vanno proprio nella sciagurata direzione di aggiungere altre due settimane al termine in cui si può usare il mifepristone (Ru486). Il sesto e ultimo aspetto riguarda il fatto che una volta che si porta l’aborto chimico a domicilio, la mamma, che spesso si pente della decisione intrapresa, non ha più la possibilità di tornare indietro. C’è un metodo che si chiama: Abortion Pill Rescue, messo in pratica da una rete di professionisti sanitari, tramite il quale è possibile contrastare gli effetti della pillola abortiva. Il medico George Delgado, fondatore di Abortion Pill Rescue, ha pubblicato nei primi mesi del 2018 uno studio con altri sei specialisti, in cui spiega che la procedura abortiva a base di mifepristone è stata bloccata e invertita con successo nel 64% dei casi, attraverso la somministrazione intramuscolare di progesterone e nel 68% dei casi somministrandolo per via orale, concludendo che l’uso a tale scopo del progesterone si è rivelato «sicuro ed efficace». E’ evidente che questa procedura di emergenza non sarà praticabile nel caso di aborto farmacologico a domicilio. E’ quindi vergognoso e abominevole che proprio nell’ora del massimo sforzo per arginare una pericolosa epidemia e salvaguardare quante più vite possibili, ci si accanisca perché migliaia di bambini non vedano la luce. La richiesta delle realtà abortiste e radicali per liberalizzare ulteriormente l’IVG e sdoganare l’aborto farmacologico e casalingo appare ancora più paradossale e squallida di fronte all’eroismo di tanti medici (a metà aprile sono più di 110) e personale infermieristico che hanno perso la vita per curare persone ammalate di Covid-19. Siamo sottoposti a una manipolazione mediatica e psicosociale, che pretende di garantire i diritti delle donne, senza tutelarne la salute fisica e psicologica, ma preferendo occultare la sciagura dell’aborto, confinandolo nel privato delle mura domestiche, lavandosi doppiamente le mani dalla tragedia, che coinvolge due esseri umani: il bimbo e sua madre. 

1.Ora et Labora in difesa della Vita 

2.Famiglia Domani 

3.Confederazione dei Triarii 

4.TeleMaria 

5.Movimento con Cristo per la Vita Ancona 

6.Nova Civilitas 

7.Associazione Tradizione Famiglia Proprietà 

8. Himmel Associazione 

9.Comitato Beato Miguel Agustin Pro sacerdote e martire 

10. Popolo della Famiglia 

11. Gruppo Apostoli del Cuore Immacolato di Maria 

12. Militia Christi 

13. Associazione culturale Katyn 

14. Progetto Angelica ProVita 

15. Città e Famiglia 

16. Universitari per la Vita 

17. Via Verità e Vita 

18. Comitato Famiglia e Vita 

19. Congregazione Templari di San Bernardo, Priorato Cattolico d’Italia 

20. BranCo branca comunitaria ONLUS 

21. Associazione di Psicologi e Psicoterapeuti Nostra Signora di Guadalupe 

22. UGC Pavia 

23. Sodalizio Pio XII Pavia 

24. Amicizia San Benedetto Brixia 

25. Sicilia Risvegli Onlus 

26. Movimento con Cristo per la Vita 

27. Movimento mariano “Regina dell’Amore” 

28. Associazione Nazaret il Germoglio dei Figli del Divino Amore onlus 

29. Figli del Divino Amore 

30. Noi per la Famiglia 

31. Gruppo divina misericordia di Cerveteri 

32. Divina Provvidenza di Genova 

33. … lega con noi … 

34. Famiglie Numerose Cattoliche 

35. Caritas in Veritate 

36. Giuristi per la Vita 

37. Presidenza Nazionale Unione Cattolica Farmacisti Italiani all’unanimità 

38. Centro di aiuto alla vita “Santa Gianna Beretta Molla ” di Cava de’ Tirreni (SA) 

39. Fondazione Novae Terrae 

40. Movimento per la Vita Val Cavallina 

41. Associazione LIFE – Libertà Famiglia Educazione 

42. Forza Nuova 

43. Club Forza Silvio Modena Libera 

44. Brescia Veritas 

45. FattiSentire.org Bologna 

46. Movimento per la Vita Bergamo 

47. Servizio di aiuto alla Vita di Cavezzo 

48. “Padre Gabriele” Associazione Onlus 

49. Associazione Camelot 

50. Comunione Tradizionale 

51. Soldati del Re 

52. Controrivoluzione 

53. Italia Cristiana 

54. Umanitaria Padana Onlus 

55. Pro Vita & Famiglia 

56. CAV di Loreto ”L’ascolto” 

57. Movimento per la Vita di Fano 

58. Movimento per la Vita di Biella 

59. Federvita Piemonte 

60. Movimento per la Vita di Venezia Mestre- Odv 

61. Centro di aiuto alla Vita – via Sesia 20, Torino

62. Centro di aiuto alla Vita di Ragusa

63. Gruppo Santa Maria Apparente Civitanova Marche

64. Centro di Aiuto alla Vita Santa Gianna Beretta Molla di Santena e dintorni

65. Liberi e Forti Bergamo

66. Iustitia e Veritate

 

3 maggio 2020

fonte: Soldati del Re

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

Don Massimo Maffioletti, parroco di Longuelo comunità cristiana, della Diocesi di Bergamo presieduta dal vescovo Mons. Francesco Beschi, ha voluto nuovamente distinguersi dichiarando niente meno che a Rainews24: “non spingo per riaprire le chiese, fare comunità non è solo Eucarestia”.

Ci troviamo in un momento molto drammatico, che ha costituito un grave precedente lesivo del nostro ordinamento giuridico che garantisce la libertà religiosa e di culto in questo Paese, durante il quale i cattolici per la prima volta in duemila anni di storia, oltre a non poter celebrare le messe quotidiane e domenicali cum populum, non hanno potuto celebrare neppure i riti della Quaresima, della Settimana Santa, della S. Pasqua e non hanno neppure potuto ricevere la Confessione, l’Eucarestia, l’Estrema unzione sul letto di morte o il funerale. Ebbene in questo contesto don Maffioletti, noto alle cronache per le sue solite “stravaganti” affermazioni, ha reputato necessario comunicare a televisioni e giornali affermazioni che hanno fatto infuriare i cattolici bergamaschi, tra l’altro in palese contraddizione con la posizione della Conferenza Episcopale Italiana, che finalmente, da alcuni giorni, pare aver cambiato rotta e si stia scontrando con questo Governo massonico. Il sacerdote in alternativa alla S. Eucarestia ha comunicato ai giornali anche di aver chiesto “ai genitori di fare il pane insieme e dare così il senso della domenica, tra i propri cari”. Che l’eretica equiparazione del pane eucaristico al pane quotidiano stia maturando nella Diocesi di Bergamo a seguito dell’operato della “pastora” protestante Lidia Maggi? La signora Maggi è infatti uno dei tanti guru della fiera multiculturalista, multicultualista e cattocomunista Molte Fedi sotto lo stesso cielo delle Acli diocesane di Bergamo, ella conduce anche gli esercizi spirituali nelle parrocchie “cattoliche” della Diocesi di Bergamo. Invece pare che la “pastora” battista non sia la causa, ma solo l’effetto di questo allarmante fenomeno, non è infatti mistero che il deserto Seminario di Bergamo sia di inclinazione manifestamente protestante, come dichiarano coloro che lo hanno abbandonato e quei martiri che sono riusciti a concluderlo rimanendo cattolici.

Ma don Massimo Maffioletti, purtroppo, non è nuovo a questo genere di “scandali”, come non ricordare il 19 settembre scorso il suo discorso, ripreso dai giornali, durante la commemorazione funebre del noto Sindaco socialista di Bergamo, Roberto Bruni, purtroppo scomparso per un male incurabile, che coerentemente alla propria visione e condotta di vita non ha voluto funerali religiosi. Durante tale commemorazione il sacerdote modernista si presentò come al solito senza essere vestito da prete, non sia mai che quel meraviglioso abito che preserva il sacerdote possa anche farlo riconoscere, e far ricordare che esiste un altro mondo, che esistono delle scelte d’amore e di vita irrevocabili, non sia mai che siano turbati i partigiani comunisti, quelli che hanno torturato ed ucciso il Beato Rolando Rivi, il giovane seminarista martire, per essersi rifiutato di rinnegare l’abito talare, l’abito che i preti della religione del modernismo (condannata da Pio X come “la sintesi di tutte le eresie”) offendono e deridono. Se la forma è anche sostanza, ebbene anche quanto da egli proferito non fu certamente al di sotto delle aspettative, nonostante socialismo e comunismo siano incompatibili con il cattolicesimo e la visione cristiana del mondo, don Maffioletti volle sottolineare durante il suo discorso pubblico che, “se dei ricercatori di giustizia è il Regno dei cieli” (ripetendo questa affermazione due volte, come a voler mettere in dubbio le Sacre Scritture) allora lo era senz’altro anche del defunto penalista e Sindaco socialista, poiché egli sarebbe stato un ricercatore di giustizia. Tutto questo avveniva soprattutto mentre il prete donmilaniano pronunciava anche esplicite eresie, riprese dai giornali, che mettevano il cattolicesimo in contrapposizione al Cristo, dinanzi alle televisioni ed a una folla gremita all’interno di Palazzo Frizzoni, con il Segretario della Diocesi, Mons. Giulio Dellavite, presente nelle prime file. Potrebbe bastare tutto questo affinché un sacerdote, per evitare che corrompa migliaia e migliaia di anime, sia sospeso ad divinis o ridotto allo stato laicale? Certamente sì, ma purtroppo questo non è ancora tutto, nel giro di pochi mesi ha fatto anche ulteriori exploit. Ed a questo punto vien da chiedersi se tutto questo non sia un gioco delle parti, se dietro non vi sia la stessa Curia bergamasca a mandare in avanscoperta questi “pazzerelli scappati dal manicomio”, per usare la stessa espressione con la quale il Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Maria Roncalli, definì il prete rosso della contestazione sessantottarda, don Lorenzo Milani, in una lettera al Vescovo di Bergamo, Mons. Piazzi, che riportava le seguenti affermazioni: “Ha letto, eccellenza, la “Civiltà Cattolica” del 20 settembre, circa il volume “Esperienze Pastorali”? L’autore del libro deve essere un pazzerello scappato dal manicomio. Guai se si incontra con un confratello della sua specie! Ho veduto anche il libro. Cose incredibili!” (Cfr. A.G. Roncalli: “Lettere al Vescovo di Bergamo” su Pubblicazione del Seminario di Bergamo – Studi e memorie 1973 n.2 pag.76).

E come non ricordare l’ultimo tempo d’Avvento, quando don Maffioletti collocò nella moderna chiesa di Longuelo, giustamente ribattezzata da egli stesso “la tenda di cemento” affinché non sia scambiata per una chiesa, ed anche soprannominata “il ragno”, degli orribili spauracchi nudi? A proposito delle minimaliste filo-protestanti chiese moderne non si esprimono negativamente solo i cosiddetti “baciapile” o “madonnari”, così vengono chiamati i cattolici dai misericordiosi modernisti e dai comunisti, ma hanno da ridire anche non credenti e grandi critici d’arte come Vittorio Sgarbi, il quale afferma che nelle nuove chiese degli ultimi sessant’anni “mancano sia le forme architettoniche, sia gli affreschi, sia le decorazioni che accompagnavano quelle forme curvilinee, e quindi è evidente la volontà di interrompere le tipologie verticali (…) Si è deciso di rinunciare al Cielo”. Che l’anomala ed inquietante tenda di cemento avesse giocato un importante ruolo nello spezzare il binomio bellezza e sacralità, come si addice ai templi del modernismo, era già noto, ma in questo caso si può anche rilevare come tali strutture si prestino anche concretamente a deformare e deviare liturgia, pedagogia catechetica e gli stessi sacerdoti.

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

Quella del 22 novembre scorso era semplicemente una, a dir poco, molto discutibile esposizione di arte contemporanea, nel mezzo di una chiesa, messa a servizio del dubbio gusto del parroco, anziché del culto divino. La brutta storia degli inquietanti fantocci nudi installati in chiesa prima del Santo Natale, fu raccontata da noti siti web cattolici a partire dal pomeriggio del 29 novembre scorso, a livello nazionale ed internazionale, che riportavano il collegamento al profilo social del sacerdote bergamasco, e fecero andare su tutte le furie i cattolici di tutto il mondo, oltre ai cittadini di Bergamo. Piovvero molti commenti sul profilo social del prete bergamasco, tale profilo riportava anche le foto delle opere esposte, della scultrice svedese Viveka Assembergs; i commenti non offendevano il sacerdote ma contestavano il fatto che tale genere di opere non fosse indicato all’interno di una chiesa, e soprattutto durante il periodo dell’Avvento, poiché sembravano oggettivamente dei mostri, degli zombie, piuttosto che dei diavoli. E a questo punto il sacerdote, che ama compiacere il mondo, non ci sta a ricevere le critiche dal mondo, in combutta con il Corriere della Sera di Bergamo, il quotidiano filomassonico bergamasco con cronaca locale, si sfoga ed esterna pubblicamente una interpretazione tutta sua dei fatti. Il parroco di Longuelo fa pubblicare quindi un’intervista per addebitare la responsabilità dei commenti piovuti sul suo post, poi da lui stesso rimosso, non tanto al fatto che tali opere, oltre ad essere discutibili di per sé, fossero state legittimamente reputate inadeguate all’interno di una chiesa, ma agli ultracattolici del convegno del 30 novembre 2020, svoltosi all’Auditorium San Sisto di Bergamo, dal titolo Da Barbiana a Bibbiano, che secondo tale articolo, si erano scontrati con il sacerdote e gli apparati cattocomunisti diocesani.

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

Il Corriere riportava il titolo Bergamo, dopo lo scontro su Bibbiano attacco social alle sculture nella chiesa di Longuelo”, che parrebbe voler anche riabilitare la triste vicenda dei mostri di Bibbiano, dato che gli ultracattolici, brutti e cattivi, erano però quelli schierati dalla parte dei diritti dei bambini e delle famiglie in questo presunto scontro. Una occasione questa, per questo giornalismo a servizio della sinistra mondialista, per utilizzare parrocchie, circoli Acli, diocesi e cardinali in funzione della riabilitazione delle vicende di Bibbiano, in vista delle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna. Nel sottotitolo si prosegue poi con le mendaci insinuazioni per meglio precisare: La data coincide con l’incontro degli ultracattolici a Colognola e il contro-incontro su don Milani”. Non è il caso di entrare adesso nel merito dei contenuti della conferenza Da Barbiana a Bibbiano, moderata dal Consigliere comunale di Bergamo, Filippo Bianchi, con gli interventi del noto giornalista e scrittore toscano, nonché “cattolico belva”, Pucci Cipriani, del Vicedirettore del quotidiano La Verità, Francesco Borgonovo, del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, Jacopo Marzetti e del Consigliere provinciale di Livorno, Lorenzo Gasperini, disponibile integralmente sul canale youtube di Caritas in Veritate Bergamo che, assieme a Ora et Labora in Difesa della VitaMovimento per la Vita Val CavallinaBibbiano lo scandalo degli affidiTradizione Famiglia ProprietàComunione Tradizionale e Noi per la Famiglia Lombardia, ha promosso questo evento che ripercorre il filo rosso della sinistra da Barbiana a Bibbiano, passando per il lager dei pedofili rossi donmilaniani del Forteto.

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

Gli attacchi politici a difesa del totem del cattocomunismo furono talmente efferati, rabbiosi, volgari, scorretti, contrari alla ricerca della verità e a tutti i livelli (addirittura anche il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, e diversi parlamentari attraverso atti in Parlamento hanno attaccato questa conferenza, in difesa della loro bandiera a servizio della sinistra), da scoraggiare la partecipazione alla conferenza dei più tiepidi, infatti alcune persone, per timore o apparente convenienza, preferirono non partecipare, fecero dietrofront anche una associazione collaboratrice (due al suo posto vollero poi aderire) ed un relatore, il senatore Simone Pillon, gentilmente salutato dal Partito Democratico sulla propria pagina social.

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

Don Lorenzo Milani fu difeso a spada tratta dai contestatori da presunte calunnie, prima di ascoltare cosa sarebbe stato proferito, durante la conferenza degli ultracattolici,circa Bibbiano, il Forteto di Rodolfo Fiesoli (donmilaniano, condannato a quattordici anni e dieci mesi per abusi su minori, anche disabili) e la scuola classista di Barbiana, boicottando l’evento allo scopo di censurare i fatti e le idee, ed organizzando un contro-convegno in contemporanea, lo stesso giorno alla stessa ora, dentro la tenda di cemento di don Massimo Maffioletti con un cartello di sigle del cattocomunismo, tra le quali LiberaMolte Fedi sotto lo stesso cieloAcli di Bergamo e Comunità ecclesiale territoriale 1 della Diocesi di Bergamo. Anche in questa occasione il Corriere della Sera di Bergamo era uscito con il titolo Don Milani, contro convegno con il placet della Curia”,contente anche l’attacco gratuito del Presidente delle Acli bergamasche, ovvero la penna antisalviniana e immigrazionista Daniele Rocchetti del settimanale online della Diocesi di Bergamo, Santalessandro.org, che condannava aprioristicamente l’iniziativa degli ultracattolici, ed anche l’attacco di don “Chicco” Re, direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro che dichiarava: “A Longuelo  ci sarà l’occasione per conoscere in modo più approfondito la figura di don Milani e anche per riconoscere quello che ha fatto.Magari non tutti saranno d’accordo, ma credo che prima di criticare sia necessario conoscere […] A buon intenditor, poche parole […] non ci interessa fare polemica, non è nelle nostre modalità, anche perché la polemica non è mai costruttiva”. Quindi secondo il tunberghiano don Chicco organizzare un contro-convegno alla stessa ora dello stesso giorno non significa voler fare polemica, ma è, nella sua concezione distorta della realtà, evidentemente un modo per conoscere (?), senza ascoltare il prossimo.

Bergamo: il prete donmilaniano difende la chiusura delle chiese

A questo punto non resta che concludere in bellezza con le parole di quel santino di don Lorenzo Milani, chissà se don Massimo Maffioletti, Daniele Rocchetti, don Chicco e gli altri le abbiano lette o udite dentro la tenda di cemento o se, proprio perché le conoscono bene, lo difendono e lo promuovono a spada tratta.

“Caro Gianni,

tre minuti dopo la tua partenza ho esaminato attentamente il bagaglio di idoli che mi hai infranto… della CISL mi hai insinuato il sospetto di infiltrazione nell’area del dollaro…Dell’ACLI massa di manovra ecclesiatica . Di Fanfani conformismo. di La Pira paternalismo. dell’ACI (Azione Cattolica Italiana, che allora, con Gedda, era davvero cattolica npc) merda, di Pio XII  merda, di De Gasperi, merda. Di “Adesso” (settimanale democristiano, n.p.c.) merda.

(Dalla lettera di don Lorenzo Milani a Giampaolo Meucci – il giudice che fece scarcerare il guru del Forteto, e autorevole membro del pianeta Barbiana, Rodolfo Fiesoli – da San Donato 21 – VI – 1952)

“E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)”

“Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto”

“E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno?”

(Dalle lettere di don Lorenzo Milani a Giorgio Pecorini e agli amici)

30 aprile 2020

Amodio Filippetti

fonte: Soldati del Re

Appello ai Sindaci d'Italia per affidare a Dio, attraverso la Madonna e i santi, la lotta al coronavirus

Appello ai Sindaci d'Italia per affidare a Dio, attraverso la Madonna e i santi, la lotta al coronavirus

Toni Iwobi, Senatore della Repubblica

 

Pietro Pisani, Senatore della Repubblica

 

Vito Comencini, Deputato della Repubblica

 

Antonio Maria Rinaldi, Deputato europeo

 

Giacomo Stucchi, già Senatore della Repubblica, Consigliere comunale di Bergamo

 

Massimo Polledri, già Senatore e Deputato della Repubblica

 

Mario Adinolfi, già Deputato della Repubblica

 

Michele Jacobelli, Sindaco di Palazzago (BG)

 

Giovanni Luca Cannata, Sindaco di Avola (SR)

 

Stefano Micheli, Sindaco di Sedrina (BG)

 

Ivo Manzoni, Sindaco di Sant'Omobono Terme (BG)

 

Antonio Saggese, già Consigliere regionale della Lombardia

 

Lorenzo Gasperini, Consigliere provinciale di Livorno

 

Lavinia Mennuni, Consigliere comunale di Roma Capitale

 

Andrea Asciuti, Consigliere comunale di Firenze

 

Vincenzo Moretto, Consigliere comunale di Napoli

 

Alberto Zelger, Consigliere comunale di Verona

 

Luisa Pecce, Vicepresidente del Consiglio comunale di Bergamo

 

Luigia Santoro, Consigliere comunale di Modena

 

Enrico Facoetti, Consigliere comunale di Bergamo, Assessore di Dalmine (BG)

 

Filippo Bianchi, Consigliere comunale di Bergamo

 

Egiziano Andreani, Consigliere comunale di Arezzo 

 

Stefano Rovetta, Consigliere comunale di Bergamo

 

Maria Concetta RaponiConsigliere comunale di Siena

 

 Elisa Rossini, Consigliere comunale di Modena

 

Alberto Bosi, Consigliere comunale di Modena

 

Barbara Moretti, Consigliere comunale di Modena

 

Manuel Laurora, Consigliere comunale di Pisa

 

Antonio Panero, Vicesindaco di Centallo (CN)

 

Andrea Brenna, Vicesindaco di Grandate (CO)

 

Daniella Frigerio, Assessore di Cisano Bergamasco (BG)

 

Orietta Pinessi, Consigliere comunale di Ranica (BG)

 

Francesco Atria, Consigliere comunale di Borgo San Lorenzo (FI)

 

Laura Fattorini, Consigliere comunale di Roure (TO)

 

Paolo Smeraldi, Consigliere comunale di Sestri Levante (GE)

 

Massimiliano Pirandola, Consigliere municipale di Roma Capitale

 

Giampaolo Giannelli, Consigliere comunale di Dicomano (FI)

 

Rosa Di Vaia, Consigliere municipale di Milano

 

Flavia Cerquoni, Consigliere municipale di Roma Capitale

 

Matteo Baruffi, Consigliere comunale di Ranica (BG)

 

Mirko De Carli, Consigliere comunale di Riolo Terme (RA)

 

Carlo Campanella, Consigliere municipale di Firenze

 

Maria GaetanoConsigliere comunale di Barberino di Mugello (FI)

 

Giovanna Di Dio, Consigliere municipale di Firenze

 

 Santo Giuseppe MinettiConsigliere comunale di Ponteranica (BG)

 

Marco Manuelli, Consigliere comunale di Gambassi Terme (FI)

 

Anna Maria Perazzo, Consigliere comunale di Gambassi Terme (FI)

 

Marco Cordone, Consigliere comunale di Fucecchio (FI)

 

Luca Margheri, Consigliere comunale di Borgo San Lorenzo (FI)

 

Giovanni Bertino, Consigliere comunale di Ranica (BG)

 

Chiara Savoldelli, Consigliere comunale Ranica (BG)

 

Andrea Ceolini, Consigliere municipale di Napoli

 

Stefano Giannoni, Consigliere comunale di Certaldo (FI)

 

Leonardo Pilastri, Consigliere comunale di Fucecchio (FI)

 

Chiara Franchi, Consigliere comunale di Cecina (LI)

 

Giovanni Fumagalli, già Consigliere comunale di Ranica (BG)

L'appello può essere sostenuto da: Governatori, Sindaci, Assessori, Consiglieri (regionali, provinciali, comunali, municipali), Parlamentari, inviando una mail al seguente indirizzo: appellocoronavirus@gmail.com. L'elenco di coloro che appoggiano l'appello viene aggiornato periodicamente. https://consacrazionealcuoreimmacolatodimaria.oneminutesite.it/

Il Segretario federale della Lega affida l'Italia al Cuore Immacolato di Maria e ai Patroni d'Europa

Bergamo merita un vero Pastore

Bergamo merita un vero Pastore

«Perché l’Europa fatica a dimostrare solidarietà?», domanda Dietnilde Gruber durante la trasmissione "Otto e Mezzo" del 26 marzo scorso, ed il vescovo di Bergamo Mons. Francesco Beschi risponde: «...Quanto all’interrogativo, le rispondo che il male viene da lontano. Non si arriva allenati a pensare in questi termini. Abbiamo assistito in questi anni all’innalzamento di muri, ad una crescita della diffidenza, a nazionalismi e sovranismi: tutto ciò ha creato distanze che in questo momento pesano tantissimo. Dobbiamo pensare di più in maniera solidaristica». Insomma i muri, che però ultimamente sono stati tutti sostituiti con i ponti, sarebbero i responsabili del comportamento dell'Unione Europea (l'Europa è altra cosa) e non il fatto che tale fallimentare istituzione si sia ancora una volta dimostrata per quell'insieme di egoismi che è. Il Vescovo di Bergamo anche questa volta ha voluto cogliere l'occasione per fare propaganda a quelle posizioni dogmaticamente europeiste e mondialiste, della nuova Sinistra, la quale, come evidenziato da Edgar Morin, assieme alla fallimentare dittatura comunista vorrebbe anche liquidare l'idea di Stato sovrano e di ogni forma di suprema autorità sociale. Secondo il Vescovo di Bergamo i concetti di Sovranità e di Patria, chiamati "sovranismo" e "nazionalismo" sarebbero dunque evidentemente concetti negativi, come pure il concetto di "muro", interpretato negativamente come mezzo di esclusione, piuttosto che come legittimo mezzo di difesa di un popolo e di una civiltà, benché anche lo stesso Benedetto XVI abbia recentemente decantato la funzione delle mura, sostenendo che «la Chiesa ha mura. Il muro da una parte indica verso l'interno, ha la funzione di proteggere, raccoglierci e condurci l'uno verso l'altro». Purtroppo dietro le false buone intenzioni di costruire ponti ed abbattere muri si cela invece un progetto criminale che vuole distruggere la nostra civiltà e reinventare una società in mano al caos e contraria ad ogni autorità, sia divina che umana, «il progetto della nuova Sinistra post-moderna non consiste nel trasferire la sovranità degli Stati nazionali a un nuovo Stato federale, europeo e mondiale che sia; consiste piuttosto nel dissolvere l'idea stessa di sovranità creando non tanto un "super-Stato", quanto un "non-Stato": la "Repubblica universale" non sarà centralizzata, ma caotica benché organizzata» [La sovranità necessaria, Riflessione sulla crisi dello Stato moderno, Roberto De Mattei, Poligrafica Laziale Frascati, 2019]. L'Unione Europea costituisce proprio una tappa di quel percorso ideologico che vuole sostituire gli Stati nazionali e, come tutte le ideologie, è destinato a fallire, sta fallendo proprio come quel mito della globalizzazione che ci è stato propinato incessantemente negli ultimi decenni. La Brexit è il segno evidente di una Unione sempre meno europea e sempre più a trazione tedesca, rappresenta la prima tappa dell'obbligato processo di restaurazione dell'ordine e di sgretolamento delle infrastrutture europee, che rispondono ad interessi economici e ad ideologie in contrasto con l'interesse e con l'identità dei popoli e degli Stati europei.

Nella Diocesi di Bergamo è addirittura presente la manifestazione "Molte fedi costruttori di ponti" delle Acli provinciali di Bergamo, ma finanziata e patrocinata da varie realtà pubbliche e private della zona, come il quotidiano della Diocesi di Bergamo "Eco di Bergamo", il Comune di Bergamo, la multinazionale Brembo ecc. Tale manifestazione ha recentemente premiato nell'Auditorium Giovanni XXIII di Bergamo Romano Prodi, colui che ha svenduto il nostro Paese all'Unione Europea, con il premio "Molte fedi costruttori di ponti". Durante la moltitudine di incontri raccolti sotto questa insegna, molti dei quali hanno luogo nella profanata basilica di Santa Maria Maggiore ed in varie parrocchie, sono presenti famosi relatori che predicano il multiculturalismo, il multicultualismo e l'immigrazionismo, tutti personaggi di sinistra, come il politico Cacciari, il giornalista e politico Gad Lerner ed eretici come il sacerdote arcobaleno Alex Zanotelli ed il ragioniere Enzo Bianchi. Tutto questo sembra essere il braccio armato dell'apparato bergamasco che ruota attorno alla Caritas e che vive di immigrazione con i fondi statali, infatti la Diocesi di Bergamo pare essere purtroppo quella che più di tutte in Italia intercetta tali fondi, sono migliaia le persone che nella Bergamasca vivono sull'immigrazione, direttamente o indirettamente. Per questo si spiega tale spregiudicato appoggio alla Sinistra immigrazionista da parte della gerarchia ecclesiatica bergamasca con tutti i suoi gangli, che spaziano dalle parrocchie all'editoria, dalla stampa alla televisione e che non esitano a mettere sul pubblico patibolo i sacerdoti che non si allineano, in modo da scoraggiare tutti gli altri dal "trasgredire", come abbiamo potuto purtroppo recentemente constatare con il linciaggio di don Mocchi e di don Redondi sul settimanale diocesano online Santalessandro.org, colpevoli di essersi fatti fotografare con il Segretario federale della Lega, il partito più rappresentativo del Paese che difende le nostre radici cristiane, mentre veniva consegnato un crocifisso per la nuova sede del partito di Sedrina. Nessuno ha però avuto niente da eccepire quando Francesco si è fatto fotografare mentre teneva tra le mani una falce e martello sulla quale, blasfemamente, c'era il Cristo, oppure quando si è fatto immortalare con il leader comunista brasiliano Luiz Inácio da Silva, detto "Lula", il quale ha anche dichiarato «ho un profondo rispetto per il Papa. Sono felice che abbiamo un Papa così progressista. Lui è tutto ciò che noi desideriamo da un pontefice. La pensa come noi». Lula è colui che vuole «trasformare il Brasile in una seconda Cuba», come da egli stesso dichiarato, ed è stato condannato per corruzione in tutte le tre istanze della Giustizia brasiliana, fino alla Cassazione, fondatore, e per lunghi anni Segretario generale, del Partito dei Lavoratori (PT) brasiliano, un partito di stampo marxista, appoggiato dalla sinistra comunista, compresi Pci e Rifondazione. Fidel Castro apprezzava talmente Lula che gli dedicò un libro – “Lula: Reflexiones del Comandante en Jefe” (Havana, 2008) – in cui lo chiamava capo della rivoluzione in America latina. A sua volta, Lula riteneva Fidel Castro “il più grande latinoamericano”.

A dimostrazione della brutta piega multireligiosa, e quindi anticattolica, presa dalla Diocesi di Bergamo, dispiace citare alcuni emblematici fatti a titolo esemplificativo. In occasione della S. Pasqua del 2018 il vescovo Francesco Beschi è stato autore della prefazione dell’opuscolo delle Acli di Bergamo, che quindi ha ottenuto il placet della sede vescovile, tale opuscolo raccoglieva varie preghiere, da quella musulmana a quella sikh, ma escludeva Gesù Cristo. Quest'anno invece gli esercizi spirituali in alcune parrocchie di Bergamo sono  addirittura stati direttamete affidati ad una famosa pastora protestante di "Molte fedi", per «liberarci dal moralismo e dall'ascesi e per liberare l'energia della nostra sessualità». A cosa avremmo dovuto ancora assistere il prossimo anno?

Il Vescovo di Bergamo aveva già dato prova di essere esplicitamente schierato dalla parte della nuova Sinistra post-moderna anche in occasione delle ultime elezioni amministrative ed europee del 2019, era proprio domenica 26 maggio, giorno delle votazioni, quando durante le omelie delle messe festive nelle chiese della Diocesi, soprattutto in città, i sacerdoti esortavano a non votare i partiti "nazionalisti che ergono muri invece di ponti" oppure "secondo le indicazioni di Francesco", come indicato nella circolare diocesana del Vescovo rivolta a tutti i parroci della Diocesi di Bergamo, tra lo sdegno e l'indignazione covata nell'intimo della gran parte dei bergamaschi, cattolici e non.

Pochi giorni prima delle elezioni del maggio 2019, sempre il Vescovo di Bergamo aveva sentito anche la necessità di presenziare ad una veglia di preghiera "contro l'omofobia e la transfobia" in una chiesa di Bergamo assieme alla comunità valdese e agli attivisti "lgbt", praticamnte apponendo il proprio timbro sulla carnevalata che si sarebbe svolta due giorni dopo, il 18 maggio 2019, denominata "Bergamo Pride". Durante tale "veglia di preghiera" il Vescovo ha sostenuto che "bisogna incarnare il Vangelo" in pratica benedicendo le pratiche sessuali e le rivendicazioni sociali pubblicizzate dalla lobby "lgbt", contrarie al Catechismo della Chiesa Cattolica. Le rivendicazioni politiche del "Bergamo Pride", come esplicitato nel proprio documento politico, sono l'implementazione dell'aborto, la pretesa che la famiglia non sia solo quella naturale (contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione italiana, dal Catechismo, dalla Bibbia e dal diritto naturale), la bocciatura del disegno di legge 735 della Lega, insomma una chiara manifestazione politica contro il Centodestra pochi giorni prima delle elezioni, durante la quale non sono mancate neppure bandiere di partiti politici di sinistra, tra le quali quelle dei Radicali. Tale manifestazione arcobaleno ha anche beneficiato del patrocinio del Comune di Bergamo, nell'omertoso e assordante silenzio della stampa locale e della classe politica in campagna elettorale.

Nel 2019 Mons. Beschi si è anche voluto schierare, suscitando l'indiganzione di molti bergamaschi e di molti cattolici devoti alla Madonna di tutto il Paese e di tutto il mondo, contro il riconoscimento delle apparizioni della veggente Adelaide Roncalli che nel 1944 ebbe l'onore ed il grave onere di assistere alle apparizioni della Beata Vergine Maria con il bambino e San Giuseppe a Bonate, in provincia di Bergamo. Da allora la Madonna della Famiglia è venerata da migliaia di fedeli che giungono da ogni dove e che il giorno 12 di ogni mese si radunano per arrivare alla Cappella delle Ghiaie di Bonate in processione. In molti devoti alla Madonna delle Ghiaie sono assolutamente convinti che il categorico mancato riconoscimento delle apparizioni non abbia certamente attirato grazie dal Cielo, ma tutt'altro.

Nel 2019 inoltre l'organismo pastorale della CEI che si occupa di missioni e che si chiama "Missio", presieduto dal vesvovo di Bergamo Mons. Francesco Beschi, è anche intervenuto da protagonista nel discusso Sinodo per l'Amazzonia, Sinodo famoso, tra le varie eresie e ideologie che ne costituivano le fondamenta, per aver introdotto l'idolatria di idoli pagani e demoni come la Pachamama nelle chiese cattoliche.

Come fa notare don Alfredo Morselli, è molto curioso che proprio quando la Chiesa è stata tradita e svenduta al regime comunista cinese, sia giunto il virus proprio dalla Cina, come è curioso che proprio adesso che la natura è stata glorificata con il Sinodo Panamazzonico, fino a diventare "un luogo teologico", si stia brutalmente scatenando con tutta la sua forza attraverso una pandemia globale che sta mettendo in ginocchio i sistemi sanitari ed economici degli Stati moderni.

I tempi sembrano essere maturi, soprattutto in questa cattolica, disgraziata e silente Bergamo, che ci fa tristemente toccare con mano l'apostasia ogni giorno anche nella dimensione locale. Come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il "mistero di iniquità" sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne».

Amodio Filippetti, 30 marzo 2020

Bergoglio deve pentirsi pubblicamente e compiere ripetuti atti di riparazione

In un articolo dello scorso 8 marzo, intitolato "I tempi dei pagani, il castigo e l’attesa del Signore", scrivevo:

Nell'ottobre del 2019, nella Chiesa S. Maria in Traspontina è avvenuto l'abominio. E’ entrata una processione con in testa monsignori e vescovi, che portavano a spalla una canoa amazzonica sulla quale troneggiava la «pachamama»: un feticcio in legno di ominide femminile incinta (la madre terra), simbolo pagano della fertilità.


 

Il Vescovo emerito dell'Amazzonia, Mons. Josè Luis Azcona, dichiarò a questo proposito: «La Pachamama e la Madre Terra sono dee, come Cibele o Astarte, venerata in Babilonia, entrambe espressione della fecondità della donna. L’invocazione alle statuette di fronte alle quali anche alcuni religiosi si sono inchinati in Vaticano (e non dico la congregazione di appartenenza…) sono l’invocazione di un potere mitico, quello della Madre Terra, alla quale si chiedono benedizioni su tutta l’umanità o gesti di gratitudine. Sono sacrilegi demoniaci che producono scandalo soprattutto per i piccoli che non sanno discernere (…). La Madre Terra non deve essere adorata perché tutto, anche la terra, è sotto il dominio di Gesù Cristo. Non è possibile che ci siano spiriti che abbiano un potere pari o superiore a quello di Nostro Signore o della Vergine Maria. La Pachamama, non è e non sarà mai la Vergine Maria. Dire che quella statua rappresenta la Madonna è una bugia. Non è la Signora dell’Amazzonia perché l’unica Signora dell’Amazzonia è Maria di Nazareth. Non facciamo mescolanze sincretiste. Tutto ciò è impossibile: la Madre di Dio è la Regina del Cielo e della terra».

Eppure, davanti all’altare maggiore di quella gloriosa chiesa, furono accese grandi candele in onore dell'idolo. La canoa venne deposta ai piedi di Bergoglio e dei suoi accoliti e con canti e preghiere fu celebrato un incredibile rito tribale. Il cardinale Pedro Barrera affermò: «Questa sera il Paradiso è in terra!». Dice un mio caro amico: «Il tempo non è ancora compiuto... altrimenti, come profetizzato, sarebbero stati messi a morte con un soffio».

Oggi, su GloriaTv è stata pubblicata questa notizia: «Esorcista: "Coronavirus punizione per culto di Pachamama".

«Il coronavirus è una "punizione" per il culto di Pachamama praticato nella Chiesa Cattolica, ha spiegato il sacerdote filippino don Edgardo “Bing” Arellano il 19 marzo, in una omelia. Arellano è avvocato canonico, esorcista ed ex presentatore di EWTN. Riferendosi a Esodo 20, ha aggiunto che disobbedire al primo comandamento e venerare idoli come Pachamama ha come conseguenza pestilenza che sono "una punizione per la violazione del primo comandamento, che proibisce l'idolatria”».

Esodo 20 (2-6) dice:
 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi».


Dall’inizio della diffusione di questa pandemia ho scritto che sul piano umano poco si poteva fare. Ho denunciato gli errori commessi dagli uomini di questo Governo. Ho chiesto, sin dall’inizio, la chiusura di tutte le attività non essenziali. Ho anche scritto che in questo momento non mi interessavano tutte le ipotesi – peraltro non dimostrate – della volontà umana di diffondere il virus costruito in laboratorio o del virus usato come “arma di distruzione di massa”.

Ero e resto convinto che stiamo vivendo un castigo di Dio, analogo a quelli che l’umanità ha vissuto in molti momenti della sua storia.

La natura si ribella all’uomo, quando l’uomo si ribella a Dio
. Quello che stiamo vivendo è un castigo di Dio, originato da questa ribellione, che dura da secoli e che negli ultimi decenni ha avuto una spaventosa accelerazione, conoscendo il suo culmine con gli ultimi sette anni di guida della Chiesa da parte di Bergoglio.


E’ del tutto inutile, di fronte all’ira e al castigo di Dio che ha scatenato con i suoi atti e con i suoi comportamenti, che Bergoglio promuova recitazioni in streaming di Rosari, celebri Messe blindate e le diffonda sempre in streaming, inviti gli uomini a confessarsi da soli, esprima vicinanza a coloro che soccorrono i morti e alle famiglie dei morti.

Il mondo non si salverà da questo castigo, se non vi sarà un pubblico pentimento di Bergoglio e suoi ripetuti e sinceri atti di riparazione, inginocchiato davanti all’Altissimo.

Se Bergoglio non lo capisse, glielo faccia capire un Vescovo. Non dico un Santo, perchè di questi tempi Santi non ce ne sono, ma un Vescovo. Basta un Vescovo. Altri lo seguiranno: altri Vescovi e sacerdoti.

Mi prendo tutta la responsabilità di queste affermazioni, davanti a Dio e agli uomini.

 

«Il coronavirus è una "punizione" per il culto di Pachamama praticato nella Chiesa Cattolica, ha spiegato il sacerdote filippino don Edgardo “Bing” Arellano il 19 marzo, in una omelia. Arellano è avvocato canonico, esorcista ed ex presentatore di EWTN. Riferendosi a Esodo 20, ha aggiunto che disobbedire al primo comandamento e venerare idoli come Pachamama ha come conseguenza pestilenza che sono "una punizione per la violazione del primo comandamento, che proibisce l'idolatria”».

Esodo 20 (2-6) dice:
 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi».


Dall’inizio della diffusione di questa pandemia ho scritto che sul piano umano poco si poteva fare. Ho denunciato gli errori commessi dagli uomini di questo Governo. Ho chiesto, sin dall’inizio, la chiusura di tutte le attività non essenziali. Ho anche scritto che in questo momento non mi interessavano tutte le ipotesi – peraltro non dimostrate – della volontà umana di diffondere il virus costruito in laboratorio o del virus usato come “arma di distruzione di massa”.

Ero e resto convinto che stiamo vivendo un castigo di Dio, analogo a quelli che l’umanità ha vissuto in molti momenti della sua storia.

La natura si ribella all’uomo, quando l’uomo si ribella a Dio
. Quello che stiamo vivendo è un castigo di Dio, originato da questa ribellione, che dura da secoli e che negli ultimi decenni ha avuto una spaventosa accelerazione, conoscendo il suo culmine con gli ultimi sette anni di guida della Chiesa da parte di Bergoglio.


E’ del tutto inutile, di fronte all’ira e al castigo di Dio che ha scatenato con i suoi atti e con i suoi comportamenti, che Bergoglio promuova recitazioni in streaming di Rosari, celebri Messe blindate e le diffonda sempre in streaming, inviti gli uomini a confessarsi da soli, esprima vicinanza a coloro che soccorrono i morti e alle famiglie dei morti.

Il mondo non si salverà da questo castigo, se non vi sarà un pubblico pentimento di Bergoglio e suoi ripetuti e sinceri atti di riparazione, inginocchiato davanti all’Altissimo.

Se Bergoglio non lo capisse, glielo faccia capire un Vescovo. Non dico un Santo, perchè di questi tempi Santi non ce ne sono, ma un Vescovo. Basta un Vescovo. Altri lo seguiranno: altri Vescovi e sacerdoti.

Mi prendo tutta la responsabilità di queste affermazioni, davanti a Dio e agli uomini.
Danilo Quinto, 21 marzo 2020

 

 

Coronavirus, devozione e speranza oltre il dolore

Coronavirus, devozione e speranza oltre il dolore
Bergamo, la Lombardia ed il Paese stanno attraversando uno dei momenti più difficili e drammatici della propria storia. Stiamo vedendo le nostre comunità e la nostra Sanità protagoniste di gesti e risposte eccezionali per cercare ogni giorno sempre nuove soluzioni, anche ingegnose e creative. Stiamo constatando con gioia quanta bontà sia nascosta in molti cuori ma facciamo anche i conti con la dura e cruda realtà, che nessuno avrebbe osato immaginare, e con i limiti della natura umana.
La nostra gente, in questo periodo privata dei Sacramenti per la prima volta nel corso della propria vita, cerca ancora più supporto, conforto, ristoro e speranza nella fede che permea tutte le tradizioni dei nostri territori. Sono moltissimi i cittadini della "città bianca" di Bergamo, lombardi e della penisola che stanno privatamente e pubblicamente manifestando da una parte sdegno e smarrimento per la totale privazione di tutti i Sacramenti (compresa l'estrema unzione sul letto di morte) ma dall'altra ancora più orientamento verso la preghiera, più affidamento all'Alto. Tra loro praticanti e non praticanti, credenti e non credenti, ma tutti, più o meno consapevolmente, radicati nelle nostre secolari tradizioni che custodiscono l'identità cristiana della nostra civiltà occidentale.
Come recentemente sostenuto anche dal Segretario federale della Lega (video completo qui): "...usciremo da questa crisi grazie alla scienza, grazie alla medicina, grazie alla ricerca, grazie alla tecnologia ma anche grazie al Buon Dio, alla Vergine Maria e a chi ci segue da lassù [...] San Giuseppe che una volta era festa di precetto, era festa nazionale, e secondo me bisogna recuperare anche alcune tradizioni [...] cercheremo di organizzare un momento di preghiera collettivo...".
Siamo confortati dal fatto che i Sindaci, tra i quali il Sindaco Venezia, il Sindaco di Cagliari, il Sindaco di Siena ed il Sindaco di Prato, oltre al Governatore della Sardegna, si siano fatti in questi giorni rappresentanti delle necessità e delle istanze della propria popolazione ed abbiano iniziato a consacrare i propri territori al Cuore Immacolato di Maria, oppure ai santi locali secondo le tradizioni, come i nostri antenati hanno sempre fatto nei secoli passati e soprattutto in tempo di epidemia. Tali gesti compiuti dai governanti, e tra l'altro anche dal nostro Segretario federale circa un anno fa in piazza del Duomo a Milano, sono anche segno di consapevolezza che la Politica deve talvolta far fronte a problemi più grandi di lei e che senza il Fine ultimo si perdono anche le battaglie ed i fini intermedi. La vera laicità non è pertanto la negazione o la neutralità rispetto a Dio, tali gesti rientrano nel perimetro della laicità e sono in armonia con la tradizione ed i valori custoditi nell'intimo della nostra civiltà.
Anche il Presidente degli Stati uniti d'America ha istituito nei giorni scorsi una giornata nazionale di preghiera dichiarando quanto segue: "È mio grande onore dichiarare per domenica 15 marzo, la Giornata nazionale della Preghiera. Siamo un Paese che, lungo la nostra storia, sì è sempre rivolto a Dio per protezione e forza in momenti come questi. Non è importante dove siete, vi invito tutti a mettervi in preghiera con fede. Insieme ce la faremo!"
Il vento della storia sta cambiando da alcuni anni ma questi nuovi tragici eventi sembrano in definitiva accelerare tale cambiamento, la pandemia globale del coronavirus sancisce ufficialmente la sconfitta del modello culturale ed economico globale, riafferma ancora di più la consapevolezza nei popoli della necessità di Sovranità, di rispetto per la Patria, di rispetto delle regole e dei confini ma soprattutto sta facendo riemergere un forte desiderio di restaurazione dell'ordine delle cose e di recuperare la nostra autentica identità e le nostre tradizioni cristiane.
Che Iddio ci aiuti e che San Giuseppe ci sia vicino durante il corso delle nostre vite sino all'ultimo momento.

 
Filippo Bianchi, 19 marzo 2020, festività di San Giuseppe

Culla per la Vita – Un’iniziativa della Lega al Comune di Bergamo

Culla per la Vita – Un’iniziativa della Lega al Comune di Bergamo

 

Cari amici,

il nostro Gruppo consiliare ha presentato un ordine del giorno affinché siano divulgate le informazioni in merito all’esistenza ed all’attuale ubicazione della Culla per la Vita di Bergamo, che è stata recentemente trasferita presso la sede della Croce Rossa Italiana nel quartiere Loreto. La culla è utilizzabile in totale anonimato affinché siano scongiurati gli abbandoni di neonati in situazioni di pericolo, o addirittura in cassonetti, come purtroppo le cronache continuano a riportare. Di seguito copia del testo dell’ordine del giorno.

ORDINE DEL GIORNO “CULLA PER LA VITA”

Il Consiglio comunale,

PREMESSO CHE:

• le cronache, purtroppo, continuano a raccontarci di neonati abbandonati per strada, nei cassonetti o in situazioni di pericolo e le Istituzioni devono interrogarsi per dare una risposta a tale gravissimo e preoccupante fenomeno;

CONSIDERATO CHE:

• la Culla per la Vita è uno strumento estremo che può essere utilizzato nel momento in cui la madre intenda abbandonare suo figlio, con serio rischio di morte per il piccolo;
• per 12 anni il monastero domenicano femminile Matris Domini di Bergamo (in via Locatelli, 77) ha ospitato, su iniziativa di varie associazioni tra le quali l’Associazione Italiana Donne Medico, una Culla per la Vita, costituita da un contenitore in metallo e plexiglass, per accogliere tutti i bambini che le madri abbandonavano in anonimato;
• tale culla è fornita di allarme, attivato da un sensore, che consente di allertare tempestivamente la sala radio della Croce Rossa Italiana e conseguentemente attivare la procedura prevista dal 118 di Bergamo, permettendo il trasferimento in tempi brevi del neonato presso il reparto di neonatologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII e successivamente l’iter per l’adozione;
• a dicembre 2019, dopo 12 anni di continua cura da parte delle suore dell’Ordine dei Predicatori ed il sostegno di associazioni cittadine, la Culla per la Vita ha trovato una collocazione più funzionale all’interno della sede della Croce Rossa Italiana – Comitato di Bergamo (nel quartiere Loreto – in via della Croce Rossa), dove i volontari ed i dipendenti si alternano 24 ore su 24 per garantire la costante sorveglianza;
• l’esistenza di tale culla non è da molte persone conosciuta e non lo è neppure la sua collocazione;
• dopo il trasferimento della culla anche coloro che ne conoscevano l’esistenza adesso rischiano di fornire eventuali indicazioni errate circa la sua attuale collocazione;

IMPEGNA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

• a diffondere all’interno degli ambienti e degli uffici comunali aperti al pubblico informazioni circa l’esistenza della Culla per la Vita, della possibilità di utilizzo in anonimato della stessa e della sua attuale collocazione attraverso l’affissione di manifesti e la messa a disposizione di volantini.

Di seguito un link dal quale è possibile consultare copia del documento: Ordine del giorno Culla per la Vita

Cordialmente,

Filippo Bianchi

24 febbraio 2020

fonte: ilnuovoarengario.it

Processo d'appello per "servo sciocco"

Processo d'appello per "servo sciocco"

Cari amici,

nello scorso mese di maggio, è stata depositata dal Tribunale di Roma la sentenza che mi ha condannato a 6 mesi, a 2mila euro di multa e al pagamento delle spese processuali per diffamazione, su denuncia dei radicali. Come sapete, nel mio primo libro avevo scritto l'espressione "servo sciocco" in corsivo (in un libro in cui io stesso mi definivo servo, s'intitolava infatti "Da servo di Pannella a figlio libero di Dio"), rivolta ad un ex deputato radicale.

Avverso la sentenza, avevo presentato appello. 

Ho appena saputo che è stato fissato: il 12 marzo, alle ore 9.00, presso la Corte d'Appello di Roma. 

Io ci sarò. Tutto per la maggior gloria di Dio.

Vi chiedo di pregare per me.

Se desiderate il mio ultimo libro, Maria e il serpente (di cui allego la copertina), scrivetemi. Se l'avete già acquistato, chiedetemi una copia da regalare ad un amico,


Danilo Quinto, 22 febbraio 2020

La massoneria all'assalto della Lega: si vuol far perdere il Centrodestra in Toscana

La massoneria all'assalto della Lega: si vuol far perdere il Centrodestra in Toscana
Cosa succede in Toscana…. e, più precisamente, cosa succede a Firenze nella Lega? Sembran lontani anni luce i tempi in cui la Lega, che non arrivava al 2 per cento dei voti, accoglieva al suo interno, non pochi personaggi idealisti (e altri, si sa, anche un po’ folkloristici) che potevano credere nel Dio Trinitario o nelle Corna di Odino ma che, su alcuni principi, non demordevano: la rivendicazione della loro identità e l’avversità verso la setta massonica. Lo stesso accadeva nel MSI e in AN – sino al “trasbordo ideologico” di Gianfranco Fini e del suo codazzo fiorentino –  che, addirittura, avevano nel loro statuto il divieto di accettare adepti iscritti a Logge Massoniche. E lo stesso accadeva anche nella Democrazia Cristiana che, pur con mille equilibrismi e altrettanti trasformismi, si rifaceva –  prima dell’avvento del Papa argentino – alla tradizione secolare della Chiesa che sempre aveva condannato la Massoneria…per cui molto stupore destarono le aperture di Paolo VI che, poi, però, ritirò i remi in barca, lasciando il paolino padre Esposito – che per il dialogo con i “figli della vedova” aveva imprudentemente speso il nome del Pontefice – con un palmo di naso.
Nella Toscana, la terra della Massoneria, la setta che ha sempre soffiato sul fuoco dei torbidi e della Rivoluzione, il Concilio Vaticano II, ovvero il Sessantotto della Chiesa, ebbe i suoi prodromi già nel 1700, con il concialiabolo di Pistoia e il vescovo eretico giansenista Scipione de’ Ricci – appoggiato dal Granduca Pietro Leopoldo – per cui la popolazione insorse in armi, al grido di Viva Maria e di Viva Gesù, prima contro le riforme ecclestico-moderniste del Ricci (la Messa in Italiano, la distruzione delle Reliquie e delle immagini votive, la fine delle processioni e del culto mariano…) e poi contro il Giacobinismo dei francesi invasori ovvero i Nuvoloni (iniziavano i loro bandi con il “Nous voulons”…) che, con la Massoneria si saldarono subito in nome dello spirito repubblicano della Rivoluzione Francese. 
Dopo Pietro Leopoldo, gli altri Principi lorenesi, “restaurarono” la Fede e le libertà perdute dall’invasione francese e furono esempi di principi saggi e devotamente cristiani…ma rimasero in Toscana le Logge e, con le Logge, anche il pensiero massonico e, dall’altra parte, rimasero lo spirito antigiacobino e prettamente “antimassonico” delle Insorgenze dei “Viva Maria” che forgiarono personaggi come Piero Bargellini ( poi sindaco di Firenze ai tempi dell’Alluvione…) che, sul “Frontespizio”, con il “nom de plume” Petrus Magister, difendeva la “memoria” dei Viva Maria dagli attacchi veementi, improntati a spirito massonico e giacobino, che Alberto Luchini, sul “Bargello”, il giornale del Fascismo repubblicano, faceva ai “Madonnari” cattolici – tradizionalisti…e poi Giovanni Papini, Domenico Giuliotti, e i “cattolici belva”, l’azione di due grandi personaggi “patriarchi dell’antimassoneria” come l’ungherese don Paolo  De Thot che operò, come parroco, sulle colline fiesolane e di padre Florido Giantulli, SJ , autore del best seller “L’essenza della Massoneria itaiana: il Naturalismo” Ed. Pucci Cipriani, Firenze 1970″. Infine come non ricordare un altro pensatore cattolico toscano (morì due anni orsono, dopo aver abbandonato le sue posizioni precedenti) come Gianni Vannoni che – grazie anche al famoso archivio del padre Giantulli – pubblicò molti libri proprio sulle sette (estremamente interessante : “Le Società Segrete” Ed. Sansoni 1985) e un libro veramente essenziale per chiunque voglia addentrarsi nello studio dell’Antimassoneria: G: Vannoni ” Massoneria – Fascismo e Chiesa cattolica” Ed.Laterza 1980-  dove, come in “giallo”, emergono complicità e complotti tra Massoneria, Fascismo e Chiesa cattolica e dove emergono “venerabili fratelli” come Acerbo, Farinacci, i “Quadrumviri”, Dumini, che tramano, nell’ombra, ai vertici del potere politico, ecclesiale (ahimè) ed economico. 
Insomma “Si parva licet componere magnis”  nella Toscana e nella Firenze di oggi si stanno ripetendo quelle trame tra “poteri forti”  dove, si nota, con dispiacere, come, purtroppo, anche i partiti di destra siano stati infiltrati – più infiltrati che conquistati – dalla setta massonica che, nella teoria: “insegna la liberazione e la autonomia dell’Uomo da Verità assolute, immutabili, dogmatiche, ‘imposte’ (per meglio dire: insegnate) da autorità religiose (…) pretende di liberare l’uomo dalle presunte catene del dogma religioso e morale e dalla presunta tirannia religiosa della Chiesa Cattolica (per cui) l’uomo che ascolta la Massoneria pretende di esser libero ma, in realtà, diviene servo della Massoneria e delle sue leggi per nulla liberatorie (si pensi a varie formule di giuramenti massonici e a quei brani di rituali massonici in cui ci sono riferimenti e punizioni (solo simboliche?) per i massoni spergiuri e infedeli…)” Cfr.P.Paolo Siano, FI: “Un manuale per conoscere la Massoneria” – Casa Mariana Editrice – Frigento 2012.
 
Lo stesso p. Paolo Siano dei Frati Francescani dell’Immacolata, serio e appassionato studioso delle sette, durante una conferenza di fronte a oltre trecento persone, nella chiesa di Ognissanti in Firenze, nell’anno 2013, insieme a padre Serafino Lanzetta, FI, e all’ex Vice Sindaco di Firenze prof. Giovanni Pallanti, denunziarono la penetrazione della Massoneria nei gangli vitali della società, specie nella società fiorentina e nei partiti; in merito Pallanti portò calzanti esempi e fece nomi e cognomi e un bisbiglio di meraviglia si levò nelle navate della chiesa dove erano presenti anche “Alti Gradi della Massoneria”….
Cosa clamorosa, tanto che, all’indomani, il pafre Lanzetta fu raggiunto da una minacciosa telefonata del Vicario episcopale Mons. Claudio Maniago (“Sia chiaro – disse tra l’altro Mons. Maniago – che non parlo a titolo personale ma a nome del cardinale-arcivescovo Betori”) nella quale si rimproveravano i Francescani dell’Immacolata per quell’atto di guerra nei confronti della Massoneria e … si prendevano le distanze.
 
LA MASSONERIA ALL'ASSALTO DELLA LEGA - SI VUOL FAR PERDERE IL CENTRODESTRA IN TOSCANA
Sarà un caso ma dopo poco arrivò, da parte di Bergoglio, – del quale sono note le simpatie criptoradicalcomuniste –  il “commissariamento” e quindi la “distruzione”, dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata, l’unico ordine fiorente e con vocazioni, che si ispirava alla spiritualità francescana e a quella di S. Massimiliano Kolbe, il “crociato” antimassone dell’Immacolata, immolatosi nel campo di sterminio nazista di Auschwitz per salvare la vita di un altro internato (Cfr. in proposito Pucci Cipriani: “La mano della Gran Loggia dietro il Kommissariamento dei Frati Francescani del’Immacolata?” in Riscossa Cristiana on line del 6 – VIII – 2014)
Giovanni Pallanti, studioso e storico della Chiesa, editorialista del quotidiano fiorentino “La Nazione”, autore, tra l’altro, di una biofrafia sul Cardinal Piovanelli, un personaggio che nella DC ha sempre rappresentato la “sinistra sociale”, amico e discepolo del “Sindaco Santo” Giorgio La Pira, e che, quindi, non poteva essere additato come un “bieco reazionario” o un “criptolefrevista” (come i clerico -masson- nazicomunisti catalogano i cattolici fedeli alla Tradizione e al Magistero di sempre) non tacque e dichiarò alla stampa:
 
“Quando il 1° marzo 2013, nella chiesa di Ognissanti a Firenze fu organizzata dai Frati Francescani dell’Immacolata la presentazione di due libri di p.Paolo Siano : “Un manuale per conoscere la Massoneria” e “La Massoneria tra esoterismo, ritualità e simbolismo – Studi vari sulla Libera Muratoria”. ambedue pubblicati dalla Casa Mariana Editrice che ancora pubblica la rivista “Fides Catholica”, pensai che quello fosse stato un avvenimento storico.
Mai, a mia memoria – prosegue Pallanti – in una chiesa a Firenze si era parlato della Massoneria criticandola per la sua segretezza e per la sua anticattolicità (ma anche per le sue trame nella società toscana e fiorentina  N.P.C.) 
Parlò p.Siano e quindi il sottoscritto che si contrappose chiaramente alla Massoneria. P.Serafino Lanzetta presiedé l’incontro.
Sarà un caso ma una cosa è certa – chiosa l’ex Sindaco di Firenze – dopo quel giorno sono cominciati i guai per i Frati Francescani dell’Immacolata e del loro Convento fiorentino di Ognissanti. Sarà una pura coincidenza …un “caso” appunto. Personalmente credo poco o punto alla pura casualità”.
(Cfr.”Riscossa Cristiana” blogspot del 6 – VIII – 2014)
Questo per dimostrare sia la “potenza della Massoneria” ma anche l’inciucio Curia – Massoneria dopo l’avvento di Papa Francesco che il website della Gran Loggia Virtuale d’Italia (GLVDI) così saluta pubblicando un comunicato del Gran Maestro Luciano Nistri :
“La Chiesa cattolica ha scelto come Pontefice il gesuita Jorge Mario Bergoglio che ha assunto il nome di Francesco(…) Dal primo momento Papa Francesco, uomo che viene “quasi dalla fine del mondo” rifiutando il manto di ermellino e la croce d’oro sostituita dalla sua croce di ferro ha compiuto il suo primo atto tangibile (…) si è colta la voglia di dialogo con il mondo e con l’umanità(…), alimentando la viva speranza per laici e non credenti (…) una nuova Chiesa che sappia congiungere l’amore alla verità (…)quella stessa speranza che il mondo e in particolare l’America latina dove i massoni Simon Bolivar, Salvatoe Allende e lo stesso Giuseppe Garibaldi (quello che chiamava Pio IX il suo ciuco e definiva il romano Pontefice: “un metro cubo di m…a” – NPC)trai tanti che hanno dato la libertà a quei popoli ha sempre atteso.” (Cfr. Blondet e Friends : “L’amore della Massoneria per “Francesco”)
Ecco dunque che a Firenze  si tenta di mettere un sigillo di ufficialità all’inciucio (con tanto di timbro papale e della Gran Loggia) dei partiti con la Massoneria e, segnatamente, con la Lega che era stato – lo ripetiamo – l’unico movimento non di sinistra refrattario a quelle venefiche infiltrazioni….
C’è chi paventa che sia il sempreverde Verdini – al quale si deve oltre un ventennio di catastrofi della Destra Toscana (anche l’ultima classe dirigente di AN, la MIGLIORE, ma, in realtà, la PEGGIORE, finì per andarsene a braccetto con “Denis” e anzì il GranVizir, ex missino poi anino, finì per andare a pugnalare alle spalle, con Alfano, il centrodestra…facendosene perfino un vanto) – a dirigere l’orchestra e c’è invece chi dice che sia – sulla scia dell’arcivescovo di Bologna Zuppi – la Curia di Firenze a guidare le danze per poter finalmente eliminare Salvini e consegnare la Regione a un personaggio come Giani … saldando così la Gran Loggia con il Pio Pellicano come loro lo intendono, ovvero con il cattocomunismo … del resto Betori aveva già dato prove di disponibilità al dialogo e all’inciucio con la Sinistra cedendo il terreno della Curia al Comune di Sesto per la costruzione di una Moschea … allineandosi così all’andazzo “ecclesiale” sull’onda di Helder Camara e della “guerriglia di liberazione … sudamericana”.
E come fare le prime “prove d’artista” per l’inciucio se non servirsi di un giovane inesperto da mandare in avanscoperta (la Lobby massonica sta sempre nascosta) per “sondare il terreno”. E così il giovane Emanuele Cocollini,- mi si dice che sia un po’ come il latte pastorizzato: senza microbi e senza vitamine – Consigliere leghista, Vicepresidente (non a caso!) del Consiglio Comunale di Firenze, è stato designato, non certo dalla Lega, ma più verosimilmente dalla Gran Loggia, per commemorare il Sindaco Lando Conti, un sindaco laico e massone, tra l’altro assassinato, in un vile attentato, dalle Nuove Brigate Rosse, che non solo merita rispetto ma che, tutto sommato, se si guarda al lordume attuale, fu un buon sindaco.
Ma il bello è che a rappresentare il Comune c’era un Assessore con la Fascia Tricolore del Sindaco e quindi Cocollini … a nome di chi ha parlato, quando si è rivolto ai molti “fratelli” (di Loggia) presenti esaltando l’umanità e le altre attribuzioni della Massoneria? Cos’altro ha fatto se non tentare di legittimare – con il suo gesto guascone – la contiguità tra Lega e Massoneria? Una contiguità che esiste soltanto nella fertile mente del giovane Cocollini e in quella dei suoi “mandanti” incappucciati che dimenticano, o fanno finta di dimenticare, che nonostante il “sinistro” andazzo delle gerarchie vaticane, i cattolici toscani, secondo tutte le statistiche, nella stragrande maggioranza, votano lega e sono antimassoni.
Ma quello che più mi ha colpito – come mi hanno riferito numerosi amici di Firenze e di Prato – è che alla vigilia dell’exploit di Cocollini, lo stesso consigliere leghista, abbia preso la parola, durante una importante riunione preelettorale di consiglieri e dirigenti della Lega, facendo un discorso in cui dava ormai per persa la Toscana, invitando,  a mettersi il cuore in pace e a farsene una ragione.
Creando una sorta di panico tra i presenti, suscitando le ire di molti esponenti leghisti e alimentando le voci di una “desistenza” dei massoni ….che si impegnerebbero a “far passare” Giani che darebbe alle Sette (quella massonica e quella del Cattocomunismo) garanzie per una politica avanzata sull’onda “sardinesca” di Simon Bolivar, del comunista Allende e del bandito Giuseppe Garibaldi … come auspicato, appunto, dal Gran Maestro Nistri.
Sembra che all’indomani del comizio massonico-cocolliniano, a Roma, nel Transatlantico, tra i deputati leghisti, non si parlasse di altro … condannando – dicevano – “soprattutto la dabbenaggine del ragazzino”.
Il giorno dopo Matteo Salvini era a Sedrina – Bergamo, per l’inaugurazione della sede leghista e si è fatto immortalare, con il crocifisso in mano come emblema, in mezzo a due sacerdoti “coraggiosi” presenti alla cerimonia, don Pierangelo Redondi e don Roberto Mocchi.
Molte volte i gesti e i simboli hanno molta più forza delle parole…e così i pochi “incursori” leghisti della Massoneria fiorentina che … volevano “inciuciare” il Carroccio sono stati serviti.
Roberto Lagomarsino
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La Mano della Gran Loggia dietro il Kommissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata?

La Mano della Gran Loggia dietro il Kommissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata?

Firenze è, da sempre, la Capitale della Massoneria…non c’è quartiere, rione o “parrocchia” dove non sorga una Loggia Massonica . Diceva il gesuita p. Florido Giantulli S.J. che ” non esiste un’associazione, laica o cattolica che sia, dove non ci sia la ‘longa manus’ della Loggia”…Del resto lo studioso gesuita, autore, tra l’altro, del famoso saggio “L’Essenza della Massoneria italiana : il naturalismo”, edito a Firenze nel 1973 con doppio Imprimatur (del Generale dei Gesuiti e della Curia di Firenze), pagò quei suoi studi “contro” la Setta Massonica subendo la sorte (Pio IX docet) riservata agli scrittori antimassonici e cioè di essere inserito, egli stesso, naturalmente post mortem, tra i “massoni coperti”…segno evidente che il personaggio faceva paura, eccome…

 

Dagli anni Settanta in poi in campo cattolico non si è più parlato di Massoneria, se non “en passant”, fin quando nel 2006 non ha iniziato le pubblicazioni la rivista di apologetica teologica “Fides Catholica” diretta dal p. Serafino M. Lanzetta, Docente di Teologia Morale presso il Seminario Teologico “Immacolata Mediatrice” dei francescani dell’Immacolata. Già dal primo numero (Anno I n. 1 – 2006) la prestigiosa rivista va giù dura con la Setta e appare un saggio del prof. p. Paolo M. Siano, forse il maggiore studioso contemporaneo delle Sette, su “Uno Studio sull’incompatibilità tra Massoneria e Chiesa cattolica” in cui si evidenzia come “La Massoneria moderna, sin dalle sue origini (1717) si è caratterizzata di una componente illuminista ed una esoterico-magica…(onde) superare ogni ‘integralismo dogmatico’, causa di divisione e di assolutizzazione della verità, facendo sì che gli uomini convergano in una religione più ampia, una religione naturale, lasciando all’ambito della soggettività il modo di riconoscere Dio e di dargli un culto”.

Ma il p. Siano va oltre e controbatte chi aveva definito il suo studio sul luciferismo Massonico : “a metà strada tra il ridicolo e la follia”.

“Dopo la conferenza a Firenze del 2009 (la presentazione di “Fides Catholica” n.d.r)  del mio confratello p. Serafino Lanzetta, – racconta p. Siano - sono intervenuti tra il pubblico alcuni massoni, tra cui Vittorio Vanni (Loggia Stella de Mattino, N. 1031-Firenze-GOI) il quale, con garbo signorile, mi ha pubblicamente rimproverato di cercare nella massoneria quello che non c’è, ossia il luciferismo massonico… (i responsabili del)  newbsite della Loggia Romana Monte Sion N 705 (GOI)… in data 16 luglio 2009, hanno pubblicato un saggio del loro Fratello di Loggia (psicanalista) Emilio Servadio (33° grado RSAA) il quale (nel 1974) ha scritto un oggettivo elogio esoterico al Diavolo: ‘il Diavolo quale amico con cui dialogare, il Diavolo quale strumento che ci trasforma, ci perfeziona, ci fa giungere all’Uno, alla liberazione della dualità…Occorre riconvertire il Diavolo in Lucifero…” E del resto lo stesso Vanni, dice ancora il prof. Paolo Siano : “ha pubblicato un articolo sul ‘Diavolo dei tarocchi’ …elogiandolo come ‘principio o energia positiva, via necessaria per raggiungere la Luce…il bene e il male sono l’unica Luce’…” (Cfr. p. Paolo M. Siano in “Un manuale per conoscere la Massoneria ” pagg.128-129 – Casa Mariana Editrice – CLICCA QUI).

Alla luce degli ultimi avvenimenti, ovverosia dal momento del Kommissariamento del luglio 2013, molte cose sembrano confermare quello che molti mormoravano da tempo (“I francescani dell’Immacolata pagano la loro contrapposizione frontale alla Massoneria”) come ad esempio l’azione del “prof” Mario Castellano (clicca qui e qui per leggere chi è Mario Castellano) che molti indicano come il “Consigliori” del frate “ribelle” Alfonso Bruno, ora nominato “Capo” di quel poco che resta dei francescani dell’Immacolata.

Insomma che il kommissariamento sia dipeso dal fatto che l’azione dei francescani di p. Manelli ostacolasse il dialogo tra alcuni settori della Chiesa e la Massoneria lo pensa anche il Dr.  Giovanni Pallanti, studioso e storico, editorialista del quotidiano “La Nazione”, ex Vice Sindaco di Firenze che, nella città del Giglio, veniva chiamato “Il Pulcino di Giorgio La Pira”  per la sua vicinanza al “Sindaco Santo” (nella foto a destra) con il quale condivise la battaglia politica nella della DC.

Ma lasciamo la parola a Giovanni Pallanti:

.

“Quando il 1° marzo del 2013, nella chiesa di Ognissanti a Firenze fu organizzata dai Frati Francescani dell’immacolata la presentazione dei due libri di p. Paolo Siano : “Un Manuale per conoscere la Massoneria” e “La Massoneria tra esoterismo, ritualità e simbolismo – Studi vari sulla Libera Muratoria”, ambedue pubblicati dalla Casa Mariana Editrice che ancora pubblica la rivista “Fides Catholica”, pensai che quello fosse stato un avvenimento storico.

Mai, a mia memoria – prosegue Giovanni Pallanti – in una chiesa si era parlato – a Firenze – della Massoneria (c’erano quattrocento persone, n.d.r.) criticandola per la sua ‘segretezza’ e la sua anticattolicità.

Parlò p. Paolo Siano e quindi il sottoscritto che si contrappose chiaramente alla Massoneria.  P. Serafino M. Lanzetta presiedé l’incontro.

Sarà un caso (?) ma una cosa è certa -chiosa l’ex Vice Sindaco di Firenze – dopo quel giorno sono cominciati i guai per i Frati dell’Immacolata e del loro Convento fiorentino di Ognissanti. Sarà una pura coincidenza…un ‘caso’ appunto. Personalmente credo poco o punto alla semplice casualità”.

 .

Che dire? Certo questa secca e netta dichiarazione non viene dai soliti “tradizionalisti”, “pelagiani”, “criptolefebvristi”… viene da un personaggio della sinistra sociale della DC, da una delle colonne del “Lapirismo” difficile da liquidare, come sogliono fare i nuovi sinedriti, come un “reazionario”…

Ma ora il “dialogo” è salvo e i “dialoganti” di ambo le parti (clericali e massoni) possono dormire sonni tranquilli . Anche a Firenze,in Ognissanti, dopo il Kommissariamento, regna la pace : la pace dei cimiteri.

 

Pucci Cipriani 

fonte: arcsanmichele.com

già pubblicato su Riscossa Cristiana nel 2014

Bianchi (Lega): Le politiche pro vita e famiglia contro l'amministrazione arcobaleno di Bergamo

Bianchi (Lega): Le politiche pro vita e famiglia contro l'amministrazione arcobaleno di Bergamo

Bergamo si conferma una delle amministrazioni più gay friendly e meno pro life d’Italia. Complice anche l’asservimento totale della stampa, sono passati senza colpo ferire i patrocini al Gay Pride, a una fiera del gender e ad alcune più che discutibili iniziative educative a sfondo arcobaleno. In compenso, è quasi impossibile diffondere e promuovere qualsivoglia iniziativa a favore della vita, della famiglia o della natalità, nemmeno quando queste sono presentate in un’ottica bipartisan, con spirito costruttivo e finalizzate al bene comune.

A denunciarlo a Pro Vita & Famiglia è il consigliere comunale d’opposizione Filippo Bianchi (Lega), primo firmatario di tre ordini del giorno, il primo dei quali bocciato dall’assemblea, mentre gli altri due sono stati appena presentati: incentivi alle giovani famiglie per acquisto, ristrutturazione o arredamento delle case; campagna informativa sulla Culla per la Vita; campagna informativa e finanziamento al Progetto Gemma.

Filippo Bianchi, qual è il contenuto degli ordini del giorno che conta di far discutere in Consiglio Comunale a Bergamo?

«Il primo riguarda la promozione e l’informazione riguardo alla Culla per la Vita. Nell’ordine del giorno, impegniamo l’amministrazione a diffondere, nei locali del Comune e negli uffici comunali aperti al pubblico, informazioni sull’esistenza di questo strumento, che può salvare la vita a molti neonati, e sulla sua collocazione nel territorio. L’altro ordine del giorno prevede uno stanziamento di fondi per il Progetto Gemma, unitamente ad analoghe iniziative di informazione e sensibilizzazione.

Un nostro precedente ordine del giorno, che è stato respinto in Consiglio Comunale, chiedeva lo stanziamento di un milione di euro all’anno, per il triennio 2020-2022, sotto forma di incentivi per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredamento della casa a beneficio di coppie sposate dell’età media inferiore ai trent’anni, con almeno un figlio».

Per quale ragione, a suo avviso, è stato bocciato un provvedimento così importante?

«In base alla mia esperienza di consigliere comunale, posso dire che, anche quando si riesce a trovare uno spiraglio di collaborazione da parte di qualche rappresentante di centrosinistra, arrivano sempre collettivi femministi e abortisti a mettere i bastoni tra le ruote, esigendo un ‘no’ secco a qualunque iniziativa a supporto della maternità, da loro considerata lesiva dei principi della Legge 194. Penso anche a iniziative come il convegno Nascere a Bergamo, che avrebbe dovuto tenersi un anno fa in Comune, alla presenza di esperti come Paolo Picco di Federvita Lombardia. Il collettivo Non una di meno ha però fatto pressioni, costringendo l’amministrazione ad annullare questo convegno».

Quindi, più che della politica in sé, la ragione di questo strapotere abortista e anti-familista è nella forza dei gruppi di pressione?

«Sicuramente, ma c’è anche la complicità della stampa locale che tace sempre di fronte alle nostre iniziative ed è totalmente asservita al centrosinistra. Anche quando è emerso che il candidato sindaco del M5S, Nicholas Anesa, aveva avuto una figlia tramite utero in affitto (che qui in Italia è un reato!), non è apparsa una riga sui giornali, eppure non è un fatto che capita tutti i giorni. Nessuna notizia è stata data riguardo alla conferenza stampa che facemmo con Alberto Zelger, che, lo scorso maggio, poco prima delle elezioni, venne a illustrare i provvedimenti pro life approvati a Verona, dove lui è consigliere comunale. Nessun trafiletto su nessuna testata nemmeno per la presentazione della campagna No eutanasia

In compenso, i giornali locali fanno paginate intere quando il centrosinistra vota iniziative apparentemente per la famiglia ma non incisive ma intanto rimane il fatto che sono favorevoli ad aborto ed eutanasia. Il Comune ha patrocinato e finanziato il Bergamo Pride (contro la famiglia naturale, quindi, contro la Costituzione) dello scorso anno, mentre quest’anno potrebbe addirittura patrocinare e finanziare ben due Gay Pride, promossi da due associazioni diverse in contrasto tra di loro. Non è finita: hanno ricevuto patrocinio anche la fiera della cannabis, tenutasi lo scorso anno davanti al duomo (sic) e una fiera del gender che dovrebbe tenersi a settembre. Sono tutte iniziative che nulla hanno a che vedere con i diritti degli omosessuali. Tutto questo i bergamaschi non lo sanno oppure viene presentato loro in modo acritico o edulcorato. Se ci fosse un’informazione reale e imparziale, il centrosinistra sarebbe in difficoltà e non riuscirebbe più a prendere i voti dell’elettorato cattolico, come ha fatto finora».

Luca Marcolivio

19 febbraio 2020, fonte: provitaefamiglia.it

Nella parola Figlio: Famiglia, Patria, Stato, Chiesa, Politica, Vita...

Nascere a Bergamo: per PD e Consiglio delle Donne è "NIET"!

Corteo per la Vita - Bergamo, 2 febbraio 2020

Throwing the Pachamama idols in the River Tevere

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO VENERDÌ 13, SABATO 14 E DOMENICA 15 MARZO 2020

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO VENERDÌ 13, SABATO 14 E DOMENICA 15 MARZO 2020

Nel centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà Cattolica a Porta Pia contro l’invasione massonica e rivoluzionaria.

L’APOSTASIA NELLA CHIESA E NELLA SOCIETÀ

“Certamente da quando questa Nostra nobile Città , per volere di Dio, fu presa con la forza delle armi, e assoggettata al governo di uomini che calpestano il diritto, e sono nemici della religione, per i quali non esiste distinzione alcuna fra le cose divine ed umane, non è trascorso quasi giorno alcuno, che al nostro cuore, già piagato per le ripetute offese e violenze, non s’infliggese una nuova ferita (...) chiunque conosce il carattere, gli obiettivi ed il proposito delle sette, sia che si chiamino massoniche, sia che si chiamino con qualsivoglia altro nome, e li paragoni al carattere, al modo, e all’ampiezza di questa guerra, da cui la Chiesa è assalita quasi da ogni parte, non potrà certamente dubitare che questa calamità non non si debba attribuire alle frodi ed alle macchinazioni di quelle sette. Da esse infatti è formata la sinagoga di Satana, che ordina il suo esercito contro la Chiesa di Cristo.” (Enciclica “Etsi multa” del Sommo Pontefice Pio IX - Data in Roma presso San Pietro, il 21 novembre 1873, anno ventottesimo del Nostro Pontificato)

Da oltre quaranta anni noi veniamo a Civitella del Tronto, la “Fedelissima” cittadina abruzzese, per ricordare i caduti della eroica difesa di questa fortezza, ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie, e tutti i Martiri della Tradizione. Quest’anno si svolgerà il XXXIII Incontro dottrinale della Tradizione cattolica, in occasione del centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà cattolica a Porta Pia, contro l’invasione massonico rivoluzionaria. I nostri Incontri hanno come costante la lettura alla luce della Rivelazione di tutti gli eventi storici e la consonanza con coloro che della Tradizione sono stati e sono alfieri fedeli, a cominciare, in campo religioso, dalla Fraternità San Pio X - della quale ricorre quest’anno il cinquantennale della sua fondazione - che in tutti questi anni ha assicurato la celebrazione della S. Messa cattolica nel rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti. In questi tempi drammatici di apostasia nella Chiesa ci affidiamo a Maria Santissima nemica di ogni eresia e all’intercessione di San Pio X e del Beato Pio IX. Sono stati invitati come oratori: Onorevoli: Fabrizio Di Stefano - Vito Comencini - Jovan Palalic (Serbia) Professori: Massimo de Leonardis - Roberto de Mattei - Carlo Regazzoni - Carlo Manetti - Cristina Siccardi Patrizia Fermani - Andrea Sandri - Francesco Casalena - Lorenzo Gasperini - Alessandro Elia. Sono stati invitati per comunicazioni: Donna Virginia Coda Nunziante - Ascanio Ruschi - Marco Solfanelli - Andrea Asciuti e Filippo Bianchi.

 

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO VENERDÌ 13, SABATO 14 E DOMENICA 15 MARZO 2020

Nel centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà Cattolica a Porta Pia contro l’invasione massonica e rivoluzionaria.

 

PROGRAMMA

 

Venerdì 13 marzo (Hotel Fortezza)

Ore 18,30 - S. Messa in rito romano antico “ad memoriam” di Nicolino Di Felice e Antonio Diano Ore 21, 30 - “Via Crucis” con fiaccole per le vie di Civitella del Tronto

Ore 22,30 - Benedizione nella piazza di Civitella. Sabato 14 marzo (Hotel Fortezza)

 

Sabato 14 marzo (Hotel Fortezza)

Ore 9,00 - S. Messa in rito romano antico “ad memoriam” di Jean de Viguerie e Mario Sossi

Ore 10,00 - inizio dei lavori con il canto del “Salve Regina” Ore 13 - fine dei lavori

Ore 13,30 pranzo

Ore 15,30 inizio dei lavori

Ore 20,00 termine dei lavori con il canto del “Credo” Domenica 15 marzo (Hotel Fortezza - Rocca della “Fedelissima”)

 

Domenica 15 marzo (Hotel Fortezza)

Ore 10,00 - S. Messa solenne in rito romano antico “ad memoriam” dei Martiri della Tradizione

Ore 11,00 - Partenza della processione verso la Rocca con recita del S. Rosario. Nella Piazzaforte della “Fedelissima” Civitella del Tronto Alzabandiera con il canto del “Christus vincit” - Ricordo dei Caduti della Tradizione (Massimo de Leonardis) Saluto all voce (Pucci Cipriani) - Presso la chiesa di S. Jacopo alla Rocca Benedizione del Sacello contenente le spoglie dei caduti nella difesa di Civitella.

Ore 12,00 - Visita alla Rocca e al Museo di Civitella del Tronto.

Ore 13,00 - Riunione conviviale presso Hotel “Fortezza” e Arrivederci al 2021!

 

Verranno esposte durante il Convegno tre opere del Maestro Giovanni Gasparro che sarà presente durante i tre giorni dell’Incontro.

I titoli delle relazioni e gli oratori verranno resi noti nella prossima circolare. Le S.S. Messe saranno celebrate dal nostro cappellano M.R. Don Mauro Tranquillo, FSSPX

ACCOGLIENZA (hotel convenzionati)

N.B. Per maggiore chiarezza e al fine di evitare incomprensioni abbiamo deciso di differenziare i prezzi in base al servizio scelto, pertanto a seguito vedrete riportati i prezzi per quanto riguarda il pernottamento e i singoli pasti.

Hotel Fortezza Tel. 0861/91321 – fax 0861/918221 PREZZI CAMERE : Camera Singola € 40,00 a notte (prima colazione inclusa). Camera Matrimoniale € 50,00 a notte (prima colazione inclusa). Camera Tripla € 60,00 a notte (prima colazione inclusa). Camera Quadrupla € 70,00 a notte (prima colazione inclusa).

Tutti i pasti si terranno presso l’Hotel Fortezza (sede dei lavori). Questi i prezzi: Cena Venerdì 13 Marzo € 25,00 a persona Pranzo Sabato 14 Marzo € 20,00 a persona Cena Sabato 14 Marzo € 20,00 a persona Pranzo Domenica 15 Marzo € 20,00 a persona

Hotel Zunica Tel. 0861/91319 – fax 0861/918150 - Camera Doppia uso singola € 60/notte - Camera Matrimoniale € 90/notte - Camera tripla (matrimoniale + letto aggiunto) € 105/notte

HOTEL MIAMI (VILLA LEMPO - FRAZ. DI CIVITELLA DEL TRONTO): Tel. 0861 919183 - Camera singola € 45/notte - Camera Matrimoniale uso singola € 50/notte - Camera matrimoniale € 65/notte Le colazioni sono incluse.

Note importanti: I giovani che non abbiano superato il 27° anno di età e gli studenti universitari, potranno usufruire di un trattamento di favore: per i tre giorni - pernottamento e consumazione pasti all’Hotel Fortezza, tutto compreso (cena e pernottamento del venerdì - prima colazione, pranzo, cena e pernottamento del sabato - prima colazione e pranzo della domenica) a soli Euro 75,00€. In tal caso la prenotazione non va fatta all’albergo ma direttamente al Direttore di “Controrivoluzione” 333 9348056 - pucciovannetti@gmail.com o all’Avv. Ascanio Ruschi avv.ruschi@libero.it - Cell. 349 4657869. Tutti coloro che non rientrino nella categoria dovranno prenotarsi direttamente agli alberghi, tenendo presente che i lavori del Convegno si svolgeranno all’Hotel Fortezza.

Le due Italie

Le due Italie

 

Da spagnolo, mi è familiare la categoria sociologica delle “due Spagne”. Coniata durante la Guerra d’Indipendenza (1808-1814), l’espressione descrive la crescente divisione avvenuta in seno alla società spagnola lungo il secolo XIX che sfociò poi nella sanguinosa Guerra Civile del 1936-1939. Si trattò, all’inizio, della divisione fra cattolici e liberali, poi di quella fra cattolici e comunisti. Oggi, in Spagna, questa divisione sta ritornando alla ribalta dovuto al sorgere di una sinistra anarchica e pro LGBT molto agguerrita, a cui si oppongono i difensori della vita, della famiglia, della morale e della Fede, insomma della Civiltà.

Non si tratta dell’opposizione fra due minoranze, estreme e opposte, ma di una profonda e incolmabile spaccatura che percorre da cima a fondo l’opinione pubblica nazionale e che coinvolge man mano settori sempre più importanti dell’una e dell’altra parte. Questo succede quando la sinistra vuole andare troppo veloce, scandalizzando perfino i moderati, che quindi le si ritorcono contro spostandosi a destra.

Questo tipo di divisione è estranea alla realtà italiana. O almeno lo era fino a poche settimane fa quando, in occasione del Congresso Mondiale delle Famiglie tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo, la sinistra comunista, anarchica e LGBT si è scatenata con una ferocia mai vista nella storia recente del nostro paese.

Dal cartello della senatrice Monica Cirinnà (“Dio, Patria, Famiglia: che vita di .…”), alle orribili bestemmie contro Dio e la Madonna ostentate durante la marcia di protesta delle femministe, agli insulti del vice premier Di Maio (“fanatici”, “medievalisti”, “sfigati”, “impresentabili”), ai servizi al vetriolo di tanti giornali e telegiornali, la sinistra italiana ha superato ogni ritegno.

Contro il Congresso Mondiale delle Famiglie si è sollevata una vera e propria Inquisizione che fa impallidire quella della leggenda nera medievale. Si è andato dalle minacce telefoniche agli albergatori che ospitavano i partecipanti, alle intimidazioni agli sponsor, fino alle martellanti campagne di diffamazione contro chiunque si azzardasse a uscire dal coro. Come ha ben dimostrato il diluvio mediatico abbattutosi su un noto leader omosessuale siciliano, “reo” di aver dichiarato: “In un contesto democratico auspico il confronto costruttivo e rispettoso tra punti di vista differenti, e non gli insulti”.

È proibito ragionare! Bisogna zittire l’avversario! Occorre impedirgli di agire! Aveva ragione Giorgia Meloni quando, nel suo intervento a Verona, dichiarava: “Oscurantisti sono coloro che vogliono riportare la censura in Italia”.

Nei giorni del Congresso, Verona è parsa una cittadella assediata. Piazza Bra, sede dell’evento, è stata letteralmente recintata da un imponente schieramento di Forze dell’Ordine. Vi si poteva accedere solo col pass del Congresso. Brutta situazione quella di un Paese in cui servono i fucili per difendere la libertà!

A mio parere, e in questo concordo con autorevoli analisti, la sinistra ha commesso un errore strategico madornale. Suscitando un putiferio inverosimile, ha trasformato il Congresso in un evento mitico. Quello che doveva essere un evento privato si è trasformato in uno spartiacque nazionale.

La domanda sorge dunque spontanea: cosa ha fatto perdere il senno alla sinistra?

È evidente che la sinistra italiana è preoccupata. E non poco. In caso contrario avrebbe lasciato cadere questo Congresso nell’indifferenza generale: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. Se la sinistra fosse stata davvero convinta che il vento della storia stesse soffiando dalla sua parte, non avrebbe speso tante energie per contrastare un raduno che snobbava come antiquato. Proprio nella reazione scostumata della sinistra vediamo un segno che il vento della storia sta cambiando.

La forza di un esercito si può infatti misurare anche dall’importanza delle forze messe in campo dall’avversario per affrontarlo. Il fatto che la sinistra italiana abbia scatenato un tale diluvio di fuoco sui difensori della famiglia mostra che li teme. La stessa imponenza della sua reazione testimonia la forza crescente del movimento pro famiglia.

Il feroce assalto della sinistra si è tradotto in un rinnovato vigore del movimento pro vita e pro famiglia. ¡Ladran, Sancho, señal que cabalgamos!, diceva Don Chisciotte a Sancio Panza: Abbaiano, Sancho, segno che stiamo cavalcando! Era questa la convinzione dei partecipanti alla Marcia per la Famiglia a conclusione del Congresso: diamo fastidio, quindi andiamo avanti!

La sinistra, dicevo, ha commesso un errore madornale. Non solo ha dato una gran bella visibilità al Congresso Mondiale delle Famiglie, ma ha anche sdoganato concetti che sarebbe stato meglio per essa tenere confinati.

Per esempio, ha trasformato lo slogan “Dio Patria Famiglia”, finora identificato con una certa destra, in uno dei lemmi del movimento pro famiglia. Allo stesso modo, insultando i partecipanti come “medievali”, ha suscitato un movimento di simpatia per il Medioevo. Durante la Marcia era frequente vedere cartelli, spesso portati da ragazzi giovanissimi, col lemma “Fiero di essere medievale!”, oppure “Medioevo, che bellezza!”. In questo modo, la difesa del Medioevo, cioè della Civiltà Cristiana medievale, si è trasformata in un cavallo di battaglia di tanti italiani.

E adesso?

Non tutti i discorsi al Congresso sono piaciuti. Troppe, per esempio, le difese della legge 194 sull’aborto. Troppe, anche, le dichiarazioni conciliatorie del tipo “non siamo contro nessuno”. Forse pensavano che, così facendo, avrebbero placato la ferocia della sinistra. Errore! Lo diceva già Churchill: Una persona conciliante è come uno che dà da mangiare a un coccodrillo perché spera che questo lo mangi per ultimo.

No, cari amici. Se qualche lezione dobbiamo trarre dalla campagna mediatica scatenata contro i difensori della vita e della famiglia è proprio che la sinistra non si placherà mai. È un errore pensare che, abbassando i toni, la sinistra cambierà la smorfia in un sorriso.

I principi non negoziabili vanno difesi, sì, con cortesia ed elevatezza, ma anche con molta fermezza.

Ci auguriamo che le forze politiche sappiano cogliere il cambiamento nel vento della storia.

 

Julio Loredo de Izcue

fonte: atfp.it

Emilia Romagna: rimandiamo la Sinistra a casa!

A Bergamo un ordine del giorno della Lega in favore delle giovani coppie sposate e per incentivare nuove nascite

A Bergamo un ordine del giorno della Lega in favore delle giovani coppie sposate e per incentivare nuove nascite

 

Abbiamo ricevuto, e volentieri pubblichiamo, un comunicato dal dott. Filippo Bianchi, consigliere della Lega in Consiglio comunale a Bergamo. Analoghi ordini del giorno sono stati presentati dalla Lega in diversi comuni italiani.

 

Cari amici,
vista la grave situazione in termini di nascite nella quale si trova la città di Bergamo, a dicembre scorso il nostro gruppo consiliare ha presentato un ordine del giorno che sarà discusso prossimamente in Consiglio comunale per impegnare, concretamente e costantemente, l’Amministrazione comunale a stanziare delle risorse (1 milione di euro all’anno) in favore delle giovani coppie per la prima casa e per incentivare nuove nascite; di seguito copia del testo.

ORDINE DEL GIORNO COLLEGATO AL BILANCIO DI PREVISIONE 2020-2022

I sottoscritti Consiglieri comunali,

PREMESSO CHE:

• nel quinquennio 2014-2018 nel Comune di Bergamo la popolazione residente ha procreato mediamente solo circa 885 figli all’anno a fronte di una media di decessi annui della popolazione residente, nello stesso periodo, di addirittura circa 1.385 persone;

CONSIDERATO CHE:

• conseguentemente il saldo tra il numero di persone nate ed il numero di persone morte nel Comune di Bergamo è negativo in media di circa 500 persone all’anno, sulla base dei dati del quinquennio 2014-2018
disponibili;
• al 31 dicembre 2018 nel Comune di Bergamo la popolazione residente in età scolare e prescolare era costituita da sole 15.123 persone sul totale della popolazione residente di 121.663 persone;
• la conseguenza di tale andamento contribuisce al lento ma progressivo e continuo aumento dell’invecchiamento della Società;
• lo stadio successivo alla vecchiaia di una società, come di un qualsiasi organismo vivente, è quello della morte;
• per invertire tale tendenza negativa è necessario attuare politiche forti, anche a livello locale, che favoriscano la costituzione di nuove famiglie;
• anche l’attuale Amministrazione comunale si è detta favorevole ad attuare misure a supporto della famiglia e della natalità;
• nella Parte I “Diritti e doveri dei cittadini” Titolo II “Rapporti etico-sociali” all’art. 29, la Costituzione italiana recita che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio…”;
• la gran parte delle giovani coppie deve procrastinare la costituzione della famiglia conseguentemente alle difficoltà economiche connesse all’acquisto e/o alla ristrutturazione e/o all’arredamento dell’abitazione principale e/o all’accesso al credito connessi;
• la prima casa rappresenta un importante pilastro che garantisce stabilità alla famiglia e costituisce nella mentalità diffusa il punto di partenza per la costituzione del nucleo familiare;
• delle politiche che agevolino concretamente l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredamento della prima casa nel Comune di Bergamo, rivolte alle giovani coppie sposate, agevolerebbero la costituzione di un maggior numero di famiglie, la formazione di un maggior numero di famiglie giovani e conseguentemente anche la nascita di più figli;
• tali misure possono anche scoraggiare l’emigrazione di cittadini dal Comune di Bergamo verso altri territori (nel solo 2018 sono emigrate dal Comune di Bergamo verso altri Comuni italiani o altri Paesi ben
4.148 persone) oltre a favorire anche altri benefici indiretti sul territorio;

INVITANO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

• a stanziare nel triennio 2020-2022 un milione di euro all’anno sotto forma di incentivi per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredamento di prime case rivolti alle giovani coppie sposate di età media inferiore a 30 anni, costituite da almeno un cittadino italiano e un residente da almeno 5 anni nel Comune di Bergamo in regola con i pagamenti dei tributi locali, da conferire sotto forma di prestiti a tasso zero che diverranno totalmente o parzialmente a fondo perduto in caso di generazione o adozione di figli nei successivi 10 anni: 33,3% a fondo perduto in caso di un figlio, 66,6% a fondo perduto in caso di due figli, 100% a fondo perduto in caso di tre figli.

Di seguito riporto un link dal quale è possibile consultare copia del documento presentato:
https://gallery.mailchimp.com/f1cc645924a5b904901163ed5/files/60698ca0-387c-4deb-8d92-f3aa74ef56f0/ODG_COLL._BILANCIO_FAMIGLIA_CASA_VITA.pdf


Cordialmente,

Filippo Bianchi

 

 

Redazione

23 gennaio 2020

fonte: ilnuovoarengario.it

Acies Ordinata | Monaco di Baviera - 18 gennaio 2020

Io, studente di Borgo San Lorenzo, di radici albanesi, voterò per Salvini

Io, studente di Borgo San Lorenzo, di radici albanesi, voterò per Salvini

Sono uno studente e frequento il Liceo Scientifico a Borgo San Lorenzo (FI), nel Mugello, nella “nostra” Toscana, e vorrei portare il mio contributo alla scelta del voto che si celebrerà sabato 26 maggio p.v. Sono nato nella provincia di Scutari diciotto anni fa da una famiglia che ha sempre mantenuto la Fede cattolica, nella quale sono stato battezzato ed educato: qui è stata facile la mia integrazione innanzi tutto per le comuni radici che legano la mia terra, l’Albania, all’Italia: la lotta del popolo albanese contro i musulmani che vide il nostro Eroe Nazionale Giorgio Castriota Scanderberg (1406 – 1468) unificare il Paese, difendere i valori morali del popolo, bloccando, per più di dieci anni, l’invasione dei turchi ottomani verso l’Europa, tanto da meritare, da papa Callisto III, gli appellativi di «Atleta di Cristo» e  di «Defensor Fidei» (Difensore della Fede)… per la cronaca, Scandeberg nel giugno del 1444 a Torniell mise in fuga l’esercito turco di 150.000 uomini provocando all’Islam la prima grande sconfitta, prima della gloriosa battaglia di Lepanto del 1571.

Dopo la battaglia di Torniell il Pontefice era intenzionato fare una “Crociata” contro i turchi, un progetto, purtroppo, mai realizzato per la morte di papa Pio II nell’agosto del 1464.

Inoltre, forse non tutti conoscono i legami tra l’Albania e l’Italia, nel glorioso Regno del Sud, allorché Scandemberg mosse il suo esercito in difesa di Ferdinando I di Napoli, figlio di Alfonso d’Aragona, meritandosi i feudi di Sant’Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo.

Un altro legame profondo che unisce le nostre radici è la comune lotta contro il Comunismo instauratosi in Albania nel 1944 e durato fino al 1986, che ha trasformato,  per  oltre un quarantennio, la nostra Patria in un immenso e tragico campo di concentramento: il cardinale Ernest Simoni, che è stato nel Gulag del Comunismo Albanese – dopo la fucilazione del suo Vescovo – per trent’anni, e che io ho avuto l’occasione di conoscere e incontrare proprio nel mio Mugello, è un “Confessore”, testimone della Fede, che ha narrato il suo Calvario in un libro di memorie, edito dalla San Paolo, e che, a leggerlo, mette davvero i brividi.

Dunque, mentre ho trovato (abbiamo trovato) qui, in Italia, nel paese dove abito, accoglienza e solidarietà da parte di bravi sacerdoti che hanno mantenuto la fede e da parte di tanti cittadini non “ideologicizzati”, non altrettanto è stato da parte di altri che, mentre a parole, dicono di voler aiutare gli “immigrati”, in realtà cercano di tagliare le radici e quindi il legame che unisce i nostri popoli, così che, l’uomo, senza radici, è pronto per essere “dominato” dal Mondialismo, in quanto per i “mercanti moderni di uomini” gli immigrati non sono che merce pronta allo “schiavismo” e numeri di voti da prendere e semmai “commercializzare”.

Alcuni episodi mi hanno fatto riflettere – ricordando i racconti dei miei genitori e, soprattutto, dei miei nonni – su quello che è successo nella mia patria e quello che sta succedendo qui, in Italia…

In Albania nel 1967, dopo due decenni di “ateizzazione” (mi raccontava la nonna che, a sera, in casa recitavano il rosario di nascosto, senza che neanche i vicini di casa lo sapessero, per paura di essere denunziati) il dittatore Enver Hoxha (1908 – 1985), che si rifaceva al Comunismo di Stalin, dichiarò l’ateimo di Stato e l’ordine di propagandarlo ovunque, inoltre  vietava «attività e propaganda fascista, antidemocratica, religiosa, guerrafondaia…» punendo i trasgressori con pene che andavano da tre a dieci anni (poi, regolarmente, venivano raddoppiate a fine pena)… naturalmente si doveva formarel’uomo nuovo del Comunismo, un uomo ateo, senza radici, senza valori. E il primo attacco il Comunismo lo portava sempre alla famiglia e alla religione: le chiese erano state chiuse e i preti imprigionati o fucilati.

Naturalmente quale era l’attività e la propaganda fascista, guerrafondaia, antidemocratica… lo decideva il Regime ateo di Hoxha… proprio come succede oggi da noi, dove si fanno leggi liberticide, in nome del politicamente corretto, che puniscono – anche con la galera –  i reati di opinione… legge Mancino, legge Siano etc. etc. In altre parole chi non è allineato con la “sinistra chic” è antipopolare, è un fascista, un guerrafondaio, un antidemocratico etc… chi poi è cattolico, fedele alla «Chiesa di Cristo» è un uomo del Medioevo (ma non sanno neanche cosa sia il Medioevo) o anche un “fascista”, perché loro vorrebbero la Chiesa come una sorta di Società filantropica… il sacro è superfluo, i Sacramenti anche, perfino i cimiteri vanno aboliti…

Ho domandato alla professoressa come mai le persone di “sinistra” sono per la pena di morte per l’innocente (l’aborto) e contro la pena di morte per il colpevole. Risposta: ma che discorsi fai? Non crederai mica di indottrinarmi, eh…

Ho chiesto del genocidio vandeano e mi è stato risposto che è «irrilevante»… e poi mi hanno anche detto: «Ma proprio tu che vieni da un altro Paese hai queste idee… ma i tuoi genitori lo sanno?».

A scuola basta parlare di famiglia e subito ti domandano: ma quale famiglia? E se gli rispondi per quella naturale ti dicono che sei «Antidemocratico», anche se, almeno per il momento, non ti danno la galera dai 3 ai 10 anni…

Vai a Messa la domenica? E allora ti dicono che sei un frustrato e ti portano a vedere – nell’ora di lezione – una commedia miserabile, una parodia blasfema de I Promessi sposi… mandandoti anche l’indottrinatore in classe a dirti che se non ti è piaciuta sei fuori del mondo e vai “rieducato”.

Naturalmente si deve votare o “fare il tifo” solo per i partiti della sinistra (ora anche certi cattolici, che chiamerei cattocomunisti, si sono allineati a questo andazzo) e se qualcuno dice che a lui piace Salvini viene ammonito: «Stai attento, codesto vuol dire Fascismo!»… e ti guardano come se ti volessero dire: “Attento perché se vinciamo noi ti ‘rieduchiamo’ e ti mandiamo nel Gulag”.

E se osi parlare di Crociate, di Lepanto, di “Radici cristiane” manca poco che chiamino il 118… per questo, alla faccia di loro, io sono stato a Civitella del Tronto al Convegno della Tradizione e mi sono sentito in Patria, a casa mia, tra persone che si vogliono bene, fratelli di una stessa Fede e con le stesse radici che sono profonde e non gelano.

Per questo io, a queste elezioni, voterò per un partito identitario – ho bisogno di identità altrimenti divento uno “sradicato” – e che mostri ai noi giovani alcuni ideali da seguire come la lotta alla droga, il vero flagello della nostra società. Tre anni fa i Carabinieri – loro sì che sono un punto di riferimento! – fecero un blitz all’interno della mia scuola e furono bloccati tantissimi giovani con la droga in tasca (non esistono droghe leggere) e – ahimè – anche alcuni che la spacciavano… un caso clamoroso… i Carabinieri avvertirono tutte le famiglie… gratitudine all’Arma dunque… macché partiti di sinistra: fecero fare due interpellanze in Parlamento perché i Carabinieri avevano “impaurito” i … bambini…

Oggi Salvini impersona quanto di meglio possa esserci nella politica, quel suo rivendicare le nostre radici cristiane, quel considerare la famiglia naturale, uomo, donna e figli, come la cellula fondamentale della società, quella sua battaglia contro la droga, la sua difesa della vita dalla nascita alla morte… fanno sì che rappresenti per noi giovani l’unico che difenda davvero la Civiltà Occidentale e Cattolica… contro lo strapotere di questa Europa che si è rifiutata di riconoscere le nostre radici cristiane e che si basa non sulla Fede e gli ideali, ma sulle banche e sullo sfruttamento… a cominciare dalla tratta dei migranti africani…

Certo, tutti i partiti son figli della Rivoluzione francese, ma è vero anche che se noi staremo a casa… gli altri (i “giacobini”) sceglieranno per noi; come molti preti non parlano più di «Chiesa di Cristo», ma di «Chiesa di Francesco», così cerchiamo di fermare, con il nostro voto, cattolico e identitario, quelli che non vorrebbero più che si “parlasse” di «Civiltà cristiana», ma di «Ateismo di Stato» e che aprirebbero subito i Gulag per mandarci i “dissidenti” e appronterebbero i plotoni di esecuzione per i fascisti, gli antidemocratici, i guerrafondai, i cattolici… o presunti tali, come hanno fatto per un quarantennio in Albania…

Daniel Vata

23 gennaio 2020

fonte: Europa Cristiana

E' l'ora della chiarezza e della coerenza!

E' l'ora della chiarezza e della coerenza!

 

Dove va la Conferenza episcopale tedesca? Quali saranno le conseguenze nella vita della Chiesa del “percorso sinodale” che il cardinale Reinhard Marx ha avviato nel duomo di Monaco di Baviera il 1° dicembre 2019?

Considerate le convinzioni ideologiche e le dichiarazioni pubbliche di molti vescovi tedeschi, non abbiamo dubbi a questo proposito: l’esito del percorso sinodale non può essere che la costituzione di una chiesa separata da Roma.

Questi vescovi ritengono che sia possibile trasformare la Chiesa dall’interno, contando sull’appoggio di papa Francesco. Essi confondono però gli atti non infallibili del Papa vivente, con il perenne Magistero pontificio. Vi sono materie, come la legge naturale, la sostanza dei Sacramenti, e la divina costituzione della Chiesa, su cui i vescovi e lo stesso Papa non hanno alcuna autorità. Infatti, il Papa «è soggetto al diritto divino e vincolato all’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua Chiesa» (Dichiarazione dei vescovi di Germania approvata da Pio IX il 4 marzo 1875, in Denz-H, 3114).

Chiediamo chiarezza a Papa Francesco. Egli non ignora le posizioni dei vescovi tedeschi né il loro obiettivo, che è quello di estendere alla Chiesa universale le decisioni “vincolanti” del loro “sinodo permanente”. Se egli condivide le loro deviazioni dottrinali abbia il coraggio di dirlo apertamente.

Chiediamo ai vescovi tedeschi di essere altrettanto coerenti nel seguire il percorso sinodale fino al suo logico traguardo, che è la costituzione di una nuova chiesa dal volto germanico-amazzonico, separata dalla Chiesa cattolica, apostolica, romana.

Chiediamo infine ai cattolici tedeschi di contribuire a questo processo di chiarificazione, cessando di pagare una tassa ecclesiastica che è iniqua sotto l’aspetto teologico, canonico e morale, e che costituisce la base finanziaria necessaria al compimento del percorso sinodale.

Siamo laici, provenienti da tutto il mondo, perché ciò che è in gioco è il futuro non solo della Chiesa tedesca, ma della Chiesa universale. E’ l’ora della chiarezza e della coerenza e chiediamo la fine delle dissimulazioni e degli inganni. Lo chiediamo, con il rosario in mano, in una città in cui, nel 1609, fu stipulata, in difesa della fede, una santa Lega tra gli Stati tedeschi cattolici. L’8 novembre 1620, 400 anni fa, nella battaglia della Montagna Bianca, le forze unite del Sacro Romano Impero e della Lega cattolica, guidata dal duca Massimiliano di Baviera, costituirono un’Acies ordinata che, al grido di “Santa Maria”, combatté e vinse l’esercito nemico.

Costituiamo anche noi un’Acies ordinata e chiediamo alla Regina degli Angeli e dei santi, in particolare a san Gaetano di Thiene, davanti alla cui chiesa siamo riuniti, di assisterci nella nostra pacifica difesa della fede e della civiltà cristiana.

Monaco di Baviera, 18 gennaio 2020
Festa della Cattedra di San Pietro a Roma

fonte: aciesordinata.org

Obbligo di uccidere: l’inganno dell’autodeterminazione sulla fine della Vita

Obbligo di uccidere: l’inganno dell’autodeterminazione sulla fine della Vita

 

Lo scorso 18 gennaio 2020 a Besana Brianza l’associazione Ora et Labora in difesa della Vita ha invitato Giacomo Rocchi, magistrato e consigliere presso la Corte Suprema di Cassazione a tenere una conferenza in tema di eutanasia, dal titolo: Obbligo di uccidere: l’inganno dell’autodeterminazione sulla fine della Vita.

 

Il relatore ha iniziato il suo intervento illustrando due casi emblematici nel dimostrare l’inganno sotteso all’autodeterminazione in materia di eutanasia.

Il primo riguarda Claudio de Manzano ucciso il 18 febbraio 2018 a Trieste.

Su questa vicenda disponiamo di informazioni certe, perché derivano da una denuncia della figlia e da diverse interviste pubbliche rilasciate dalla stessa.

Claudio de Manzano viene ricoverato all’ospedale di Gattinara per ischemia cerebrale, non è in stato vegetativo, ma è semiparalizzato, incapace di esprimersi e riconoscere i familiari. Condizioni abbastanza comuni nei pazienti anziani nella fase iniziale di un’ischemia.

La figlia, Giovanna de Manzano, avvocato, si fa nominare amministratrice di sostegno del padre.

La legge 219/2017 (sulle DAT) prevede che in caso di rappresentanza esclusiva da parte dell’amministratore di sostegno, quest’ultimo può rifiutare in nome e per conto del soggetto amministrato, qualunque terapia, anche salvavita.

Giovanna de Manzano si rivolge quindi all’ospedale di Gattinara, imponendo di sospendere al padre nutrizione e idratazione.

L’ospedale si rifiuta, sostenendo che idratazione e nutrizione sono terapie adeguate e necessarie nel caso in oggetto.

La de Manzano si rivolge quindi al giudice tutelare di Trieste, come prevede la legge, al fine di imporre all’ospedale l’esecuzione della sua richiesta.

Non ottiene che l’ospedale di Gattinara proceda alla soppressione del padre, ma le viene concesso di poterlo trasferire in altra struttura sanitaria.

Così avviene e Claudio de Manzano, che pure non aveva redatto alcuna DAT, viene ucciso.

Si può quindi concludere che è indifferente il fatto di aver firmato o meno una DAT, perché comunque il risultato è il medesimo: si viene ugualmente soppressi.

La decisione sulla vita del padre è stata completamente demandata alla figlia e non è stata necessaria neppure quell’istruttoria grottesca, volta ad accertare la volontà dell’interessato, come nel caso di Eluana Englaro, ormai più di 10 anni fa.

Se Giovanna de Manzano non avesse denunciato l’ospedale di Gattinara e non avesse rilasciato alcuna intervista, non avremmo saputo nulla di questa vicenda.

E’ quello che di fatto avviene nella maggioranza dei casi di eutanasia, già praticati nel nostro paese e di cui quindi siamo totalmente all’oscuro.

E’ significativo notare che in questa vicenda l’unico procedimento penale aperto per la morte procurata di Claudio de Manzano è a carico dei medici di Gattinara, che si sono rifiutati di sospendere nutrizione e idratazione, ritenendole cure appropriate e necessarie.

Mentre nessuna procedura è stata aperta a carico dei medici dell’altro ospedale, che lo hanno lasciato morire.

Molti sono convinti che la legge 219/2017 riguardi casi speciali ed estremamente drammatici, quali malati gravi e inguaribili che soffrono dolori insopportabili.

E’ una mera illusione.

L’esperienza di tutto il mondo dimostra che il riconoscimento del diritto al suicidio medicalmente assistito porta sempre all’uccisione di persone che non hanno chiesto di morire, senza o contro la loro volontà.

Quindi la legge non si rivolge solo ai malati terminali o a quelli oppressi da dolori insopportabili, ma riguarda direttamente e potenzialmente ognuno di noi.

E’ stata resa lecita l’uccisione di alcune categorie di persone che sono i classici obiettivi dei fautori dell’eutanasia: neonati, disabili psichici, depressi, anziani, soprattutto se poveri o in stato di demenza, malati gravi non in stato terminale.

Se sei anziano e se sei affetto da una malattia inguaribile, che rende, secondo l’altrui giudizio la tua vita non dignitosa, non hai scampo: che tu abbia sottoscritto o no la DAT, tuo figlio o il coniuge possono decidere che è giunto il momento che tu ti faccia da parte.

Per fugare ogni dubbio che il caso de Manzano costituisca un’eccezione, Giacomo Rocchi mostra un decreto del giudice tutelare di Roma del 23 settembre 2019. Per motivi di privacy il decreto non riporta i nomi delle persone coinvolte, ma soltanto i fatti: riguarda una persona in stato vegetativo, per cui l’amministratore di sostegno ha chiesto al giudice l’autorizzazione a sospendere idratazione e nutrizione.

Il giudice ha risposto che non deve provvedere in quanto l’amministratore di sostegno è pienamente abilitato a rifiutare per il suo amministrato le cure proposte.

Questo significa che a decidere della vita di una persona è sufficiente la volontà del solo amministratore di sostegno, generalmente una persona vicina all’interessato e perciò verosimilmente tutt’altro che aliena da interessi personali (ad esempio ereditari), senza necessità di disporre di alcun provvedimento giudiziario.

L’inganno dell’autodeterminazione ci illude di poter disporre della propria vita, mentre nel momento supremo sono altri a decidere per noi e secondo criteri che non sono i nostri.

Ad aggravare lo scenario dell’eutanasia in Italia, si è aggiunta la sentenza della Corte Costituzionale in favore di Marco Cappato nel processo per la morte di Fabiano Antoniani, meglio noto come dj Fabo, che ha depenalizzato l’articolo 580 sull’aiuto al suicidio, perché la possibilità di uccidere le persone è già contemplata nella legge 219/2017.

Infatti la legge sulle DAT sancisce esplicitamente che il paziente per qualsiasi motivo può rifiutare qualunque terapia anche salvavita e ogni forma di sostegno vitale.

I medici sono quindi obbligati a far morire il paziente, senza poter valutare la fondatezza di tali motivazioni.

E se adempiono la richiesta di provocare la morte, la legge stabilisce che siano esenti da ogni responsabilità civile e penale.

E’ la fine della professione medica per come l’abbiamo sempre conosciuta: ogni operatore sanitario diventa mero esecutore di volontà altrui.

Se il paziente ritiene che la miglior terapia per lui sia la morte, l’ospedale deve garantirgliela alla stregua di un qualsiasi trattamento sanitario.

In conclusione è utile esaminare brevemente alcune espressioni contenute nell’articolo 1 della legge 219/2017:

La presente legge […] tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione della persona […]

Il testo iniziale della legge parlava di tutela della vita e non prevedeva le parole dignità e autodeterminazione.

Nella prima stesura quindi la dignità era intrinseca alla vita; averla scorporata comporta il fatto che possano esistere vite con dignità e altre senza.

Il concetto di dignità è legato alla qualità di vita del soggetto. E’ quindi esperienziale e soggettivo, non filosofico.

Inoltre la dignità viene negata ai soggetti privi di autodeterminazione: per questi la concezione della dignità della vita coinciderà con la concezione che altri (gli amministratori di sostegno) hanno di loro.

La legge 219 unitamente alla sentenza della Corte Costituzionale ci hanno condotto a questo e dobbiamo aspettarci ulteriori peggioramenti in senso estensivo dei casi di eutanasia diretta, verso l’applicazione dell’eutanasia attiva.

E’ importante prendere coscienza e reagire a questo quadro fosco.

Se non vogliamo farlo per altri, facciamolo almeno per noi.

Ricordiamo in conclusione le parole che Benedetto XVI pronunciò durante l’Angelus del 1 febbraio 2019: “L’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo, la vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano. Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio”.

 

Wanda Massa, 21 gennaio 2020

 

 

Sul canale YouTube di Giorgio Celsi sono disponibili i video della conferenza.

https://www.youtube.com/watch?v=dwV8LRCbwV8

https://www.youtube.com/watch?v=DZ5Q5LxePAM

https://www.youtube.com/watch?v=Hyl9vqVoTAo

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Vescovi emiliani a Sinistra: ambiguità e registi occulti

Vescovi emiliani a Sinistra: ambiguità e registi occulti

I vescovi emiliani votano Pd, dicono il Resto del CarlinoRepubblica e compagnia cantante. Certo, ma anche no. Dipende. Dipende dall’assetto, dipende dal contesto e dipende financo dal testo che si prende a riferimento o che si propone. Sarebbe stato troppo bello buttarla in caciara: una spolveratina di sovranismo di qua, una manciata di populismo di là, e poi tanta Europa come se piovesse, clima e climatismo a profusione e migranti, accoglienza a sbafo.

E infatti così è stato fatto dell’Osservatorio regionale della CEER sulle tematiche politico-sociali “Giovanni Bersani” che ha prodotto un documento pesantemente sbilanciato sul governatore uscente Bonaccini dato che dai temi proposti l’indicazione pro Pd – o per lo meno anti Lega - è chiara. I giornali sono stati catturati da quel documento che pure è il frutto di un lavoro di un organismo di laici e vescovi in nome e per conto Cei.

Ma nessuno, nemmeno i membri dell’Osservatorio stesso sapevano che nel frattempo i vescovi stavano cuocendo in forno un’altra torta.

Santi prelati, nella loro munifica attenzione ai bisogni spirituali di tutti i fedeli elettori, hanno pensato anche a quelli che con certe uscite si sarebbero adombrati. E hanno così offerto una pluralità di posizioni e valutazioni da far impallidire l’arco costituzionale del vecchio pentapartito.

L’Europa? E’ casa nostra – e ci mancherebbe – ma di sovranismi e populismo neanche a parlarne. Non c’è l’ombra infatti di elementi riconducibili a questo o a quel partito nella nota che i vescovi dell’Emilia Romagna hanno diffuso lunedì dopo essersi trovati a Villa San Giacomo sotto l’egida dell’Arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi. Temi larghi e vasti, buoni un po’ per tutto: inclusione, povertà, persona, sussidiarietà. Parole da condire di volta in volta e da declinare, ma nel contesto proposto dai vescovi, tutto sommato sciape: né ambigue né pavide. I principi non negoziabili? Bè, quelli erano un pallido ricordo caffarriano da tempo. Diciamo un compitino che però può tenere buono qualche elettore che preferisce mettersi un cappotto un po’ più equidistante dalla militanza politica. O votare senza problemi a destra.

Per chi invece, tra gli elettori cattolici della Regione, vuole indossare un vestito più in vista, ma comunque nel solco tranquillo di una Regione che è ancora rossa, almeno fino al 26, ecco che allora si può scegliere di optare per il documento dell’Osservatorio. Come hanno fatto più o meno tutti i candidati d’area cattolica dem ieri quando hanno visto il favore che la Regione stava facendo loro. E via di post e di condivisioni nella bacheca elettorale: «Finalmente dai vescovi parole chiare», dice un candidato Pd di Parma. E ti credo.  

Ma niente è perduto.

Sul sito della Chiesa di Bologna ci sono tutti e due i documenti: ognuno scelga il suo. E se non dovesse bastare sono presentati anche i manifesti del Forum delle associazioni famigliari e quello di un raggruppamento di associazioni bolognesi, tra cui Acli, Sant’Egidio, Confcooperative, Azione Cattolica e Cdo. Anche qui ognuno può scegliere secondo i suoi gusti: l’una chiede il superamento dell’Isee, gli altri invece un innalzamento delle soglie; l’una parla addirittura di aborti da prevenire, gli altri nemmeno ne fanno cenno.

Però sui giornali oggi e fino al 26 resterà in vista quello della cosiddetta virata a Sinistra. La quale era nelle cose. Il documento elettorale dell’Osservatorio CEER condanna i sovranismi, apre al clima e all’Europa, con accenti che Zingaretti sposerebbe subito, sostanzialmente non fa alcun rilievo critico all’operato della Regione guidata da Bonaccini. Anzi dice espressamente che «è stata guidata bene». E allora, rivotateli.

E’ stato modificato rispetto ai suoi assunti iniziali. Lo aveva scritto in forma preparatoria, monsignor Mario Toso, vescovo di Faenza. Vi si contestava lo statalismo della Regione. E si parlava di politiche famigliari in un’ottica meno welfare centrica e più sussidiaria.

Ma Toso, dopo aver consegnato il testo, ha dovuto prendere atto che il controllo dell’Osservatorio era passato subito nelle mani di una coppia molto influente: quelle di Stefano e Vera Zamagni, docenti universitari a Bologna, il primo presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali e la seconda, docente anch’essa e sua moglie nella vita. Una coppia di marito e moglie alla guida di un organismo consultivo di peso a servizio dei vescovi?

Non è solo questa la stranezza che accompagna la presenza di Zamagni (in alto con Zuppi), dato che il docente universitario è anche autore del manifesto per i cattolici in politica che è considerato da più parti  un progetto fondativo di un partito cattolico benedetto dalla Cei. E adesso, sappiamo, anche molto in sintonia con le istanze Dem. Come volevasi dimostrare. Insomma: dietro questo endorsement per una visione un po' sinistra della politica in Emilia c'è la longa manus dell'uomo forte vaticano che ha diretto i lavori con la moglie al fianco. Nonostante le osservazioni contrarie di alcuni membri dell'Osservatorio. Puntualmente ignorate.  

Per loro c'è sempre il piano B dell'altro documento. Si consoleranno.

 

Andrea Zambrano, 15 gennaio 2020

fonte: lanuovabq.it

"O si sceglie il Vangelo o si sceglie Salvini" parola del "prete" Alex Zanotelli (ospite d'onore immigrazionista e tessitore di lodi del Forteto e di Fiesoli)

Quando andrete a votare non dimenticate gli scandali de “Il Forteto” e di Bibbiano

Quando andrete a votare non dimenticate gli scandali de “Il Forteto” e di Bibbiano

 

28 settembre 2019 ore 15 – 17: sto (ri)leggendo il libro di José Antonio Ureta: “Il Cambio di Paradigma di Papa Francesco: continuità o rottura nella missione della Chiesa?”  –  Due ore sotto il sole, in un magnifico pomeriggio settembrino, con il volto che brucia, in piazza Castel Sant’Angelo a tre passi da San Pietro, accanto a me una coppia di sposi sta recitando il S. Rosario, un giovanissimo sta almanaccando su “Le Confessioni” di Sant’Agostino… siamo in trecento provenienti da tutta Europa, e non solo, tutti schierati a scacchiera in una “Acies ordinata”, assorti nella preghiera o nella lettura, in silenzio, composti. Uomini e donne di cultura, professionisti, giovani e giovanissimi studenti, Docenti Universitari, fedeli devoti, Direttori di testate giornalistiche cattoliche, teologi e filosofi, scrittori (in prima fila  c’è proprio José Antonio Ureta, cileno, autore del best seller che sto rileggendo e che, al termine, mi scrive sul frontespizio questa bella dedica: “A Pucci Cipriani, con ammirazione per la sua militanza cattolica e controrivoluzionaria per oltre mezzo secolo – In Jesu et Maria -José A. Ureta”)

Di fronte Castel Sant’Angelo, la fortezza che tante volte nella sua storia ha difeso il Papato, è avvenuto il nostro raduno – preghiera, raduno di cattolici fedeli alla Tradizione che intendono formare un’unica Armata contro i nemici di Dio, quei nemici che sono penetrati all’interno della Chiesa e venerano gli idoli fin nel Santuario (ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem gentium constituta est” (Esorcismo di Leone XIII). 
Un’Armata che combatta, come in effetti sta combattendo, contro il “Fumo di 
Satana”, con la purezza della Dottrina, la chiarezza delle parole, la fermezza dell’esempio, pregando la Madonna di mantenerci in una “Acies Ordinata” (Cantico dei Cantici 6, 3; 6, 9), un esercito pronto a dare battaglia, con quella tranquillità che nasce dalla pace di Cristo che è nei nostri cuori e che vogliamo sia estesa al mondo intero.
Ecco, in quello stesso pomeriggio l’amico di vecchia data Filippo Bianchi, fiorentino residente a Bergamo, Consigliere Comunale della Lega di quel comune lombardo e fondatore dell’Associazione bergamasca “Caritas in Veritate”, proprietario del blog sessantottodellachiesa.it: che aveva in mente di organizzare, nella sua città, un Convegno sul tema “Da Barbiana a Bibbiano”, mi propose - Filippo Bianchi è un cattolico della Tradizione, persona seria e di cultura, non un ciarlatano che parla per sentito dire, offendendo, oltre tutto, grammatica e sintassi, uno che parla delle cose che conosce, ha letto  le carte della Commissione della Regione Toscana su “Il Forteto”, ha letto i miei scritti su don Milani e “Il Forteto”, conosce il sito de “Il Covile”, gli scritti su Barbiana e su don Milani di Rita Calderini, Roberto Dal Bosco, Enrico Nistri, Padre Tito S. Centi, Domenico Magrini, Sebastiano Vassalli, Roberto Berardi, etc… -  di partecipare al Convegno, come oratore, con una relazione su L’Attacco alla Famiglia: dal “Donmilanismo” allo scandalo del Forteto”, insieme ad altri oratori di vaglia, come l’Avvocato Jacopo Marzetti, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio e Commissario Governativo de “Il Forteto”,  con la relazione:“Dal Forteto a Bibbiano: le responsabilità delle Amministrazioni” e Francesco Borgonovo, Vice Direttore del quotidiano “La Verità”, che avrebbe presentato il suo libro (posso ora dirlo: eccezionale!) scritto, a quattro mani, con Antonio Rossitto: “Bibbiano : i fabbricanti di mostri” (Ed. Panorama – La Verità).
Avrebbe introdotto lo stesso dottor Filippo Bianchi e avrebbe moderato l’incontro un altro carissimo amico, Lorenzo Gasperini, laureato di fresco in filosofia all’Università Cattolica di Milano, Consigliere provinciale di Livorno della Lega e Dirigente giovanile di quel partito; la data per il Convegno era fissata per sabato 30 novembre 2019, alle ore 15,30, presso L’Auditorium Comunale San Sisto di Bergamo; il tutto promosso da un “cartello” di sigle di Movimenti molto attivi in  Lombardia  e in Italia: “Caritas in Veritate” – Bergamo; Movimento per la Vita della Val Cavallina; “Ora et Labora in difesa della vita”; Bibbiano: lo scandalo degli affidi”; con la collaborazione della “TFP” Tradizione – Famiglia – Proprietà; e della Comunione Tradizionale….
Come ciascuno noterà il Convegno fu organizzato da gruppi cattolici e non dalla Lega anche se alcuni componenti dei gruppi promotori del Convegno erano – e sono – membri della Lega.
Io accettai l’invito di buon grado e, nonostante le condizioni di salute e, nonostante, i miei nipoti e il cardiologo, mi consigliassero di prendere un periodo di assoluto riposo, parlai dell’iniziativa al mio amico, Consigliere Regionale Toscano della Lega e Portavoce dell’Opposizione, Jacopo Alberti e gli consegnai il libro di Francesco Borgonovo : “Bibbiano: i fabbricanti di mostri”; Jacopo Alberti ne fu entusiasta e decise di presentare il volume, chiedendo e ottenendo l’Auditorium della Regione Toscana, nel corso di un Convegno dal titolo: “Dal Forteto a Bibbiano” (lasciando da parte Barbiana) che avrebbe dovuto tenersi il 9 dicembre 2019, alle ore 16, chiamando, come oratori, il Senatore della Lega Simone Pillon (che, in un primo momento, aveva aderito anche al Convegno di Bergamo), Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, l’autore del libro Francesco Borgonovo e il Consigliere provinciale di Livorno Lorenzo Gasperini. Jacopo Alberti, sempre di squisita gentilezza, invitò il sottoscritto, insieme ad Ascanio Ruschi, a portare al Convegno fiorentino il saluto di “Controrivoluzione”  e della Comunione Tradizionale.
Quasi in contemporanea appaiono gli annunzi dei due Convegni e inizia il “martellamento” dei media: proibito parlare del Forteto, proibito parlare di Bibbiano e, soprattutto, proibito accostare questi due clamorosi e vergognosi scandali della Sinistra a Barbiana e al suo “guru”, il “prete rosso” don Lorenzo Milani, divenuto il simbolo e l’idolo della contestazione sessantottarda e del Comunismo in versione cinese… non c’è giornale, dalla “Nazione” al “Corriere della Sera”, da “Avvenire”  ai bollettini cattocomunisti, dal “Messaggero” a “Pax Christi” e alle “Acli Bergamo” e via contando, che non si sia stracciato le vesti per l’accostamento, oltraggioso, vergognoso e reazionario di Barbiana, con “Il Forteto” e Bibbiano etc. etc…. perfino il PD i cui membri, si sa, leggono giornalmente, insieme agli zibaldoni di Saviano e alle omelie di Eugenio Scalfari,  anche il “Galateo” di mons. Giovanni Della Casa, hanno voluto, civilmente, manifestare il loro dissenso da questi due Convegni  – pur così diversi e distinti (uno organizzato a Bergamo dai cattolici, l’altro organizzato, con argomenti e titolo diversi, dal Gruppo Consiliare della Lega della Regione Toscana) – salutando uno degli oratori, il Senatore Simone Pillon, con queste parole: “Partito Democratico del Lazio: Vaffanculo Pillon (…) si terrà un incontro organizzato da gruppi vicini alla Lega – con l’intervento …di Pillon “… insomma un bijou… ma questo è nulla. Il fatto più paradossale è che al coro delle prefiche, in difesa di Barbiana – Bibbiano, per un Convegno che si è tenuto in Lombardia, si siano mossi il Presidente della Regione Toscana e l’arcivescovo di…Firenze (ovverosia Betori, quello che ha “donato” il terreno della Curia agli islamici per costruire la moschea a Sesto) il quale ha asfaltato il collega bergamasco entrando a gamba tesa nei problemi della diocesi lombarda… tanto che il veterocomunista, Mario Lancisi, noto agit prop rosso, “pennarulo” per un noto quotidiano allineato al mondialismo massonico, una delle inconsolabili “vedove milaniane”, si è sentito in dovere di dare suggerimenti al pur sinistro vescovo di Bergamo, tirandogli le orecchie e mettendolo a confronto con quello fiorentino, più interventista e allineato al pensiero unico. Così scrive su facebook, lanciato, il Lancisi: 23 novembre 2019  “Oggi a Bergamo si tiene il famigerato convegno “Da Barbiana a Bibbiano”. Vergogna. C’è un vescovo a Bergamo? “….capito “compagnoski”? Possibile che a Bergamo non ci sia un Pastore – Imam come quello che abbiamo noi a Firenze che, a questi reazionari vergognosi, gliene canti quattro? Possibile che il pur “sinistro” vescovo di Bergamo, a differenza di Betori, in nome del leccaculismo imperante, non si uniformi, insieme a tutti gli altri sorci del sottosuolo cattocomunista, al pensiero unico del verbo massonico?
Insulti, articoli al fulmicotone, ingiurie, minacce “velate”, chiamata a raccolta di tutti gli agit trop….ecco l’azione di quelli che dicono di combattere “il linguaggio dell’odio” di Salvini e della Lega… E mentre i “figli della vedova”, all’interno delle Logge, preparano già “l’acqua tofana” per i nemici, i “nipotini di Stalin” si saldano con i “colleghi” dei centri sociali per abbattere quelli che loro, novelli tomisti, chiamano “gli ultracattolici”: è una delizia vedere vecchi “massoni storici” parlare di difesa dell’ortodossia cattolica e nostalgici delle BR (Brigate Rosse assassine) e dei Gulag, ergersi a paladini dell’ortodossia e a “guardie svizzere” di Bergoglio e compagni.
Insomma, in difesa del “donmilanismo”, del Forteto, di Bergoglio e di Bibbiano – parafrasando una vecchia marcia papalina, ecco cantare virilmente da parte di questi figuri “La gioventù cattolica (cattocomunista n.p.c) in cammino / la sua forza è lo spirito divino/ esempio di sempre nuovo ardore / ed ogni cuore è pronto al suo destino / votato al sacrificio ed all’amore….Bianco Padre che da Roma / ci sei meta, luce e guida / in ciascun di noi confida / su noi tutti puoi contar!”
E così Eugenio Giani, quello che, pur non avendo un millesimo dello stile e del cervello di Bargellini, vuol fare l’uomo di cultura scimmiottando il “Sindaco dell’alluvione”, ha organizzato una nuova marcia – binando quella che i nostalgici del Sessantotto fanno ogni anno da Vicchio al Pantheon del donmilanismo – a Barbiana: trentadue sigle e ventun partecipanti. Una vera e propria saldatura tra Sinistra (PD ex PCI – Italia Viva – Rifondaroli etc), Chiesa (ex) Cattolica Massoneria, insomma tutti uniti al grido di “Giù le mani da don Milani” come conferma l’articolo di Carlo Giorni del quotidiano travagliesco “Il Fatto Quotidiano” del 10 novembre 2019:
Il trenta novembre, infatti, a Bergamo si terrà un Convegno che ha per titolo: 'Da Barbiana a Bibbiano' ed è organizzato da associazioni cattoliche filoleghiste e reazionarie, come quella del mugellano Pucci Cipriani, denominata “Tradizione – Famiglia – Proprietà” (Evidentemente i compagni del “Fatto Quotidiano” mi hanno sbagliato, mettendomi un fiore all’occhiello, per il redivivo sudamericano Prof. Plinio Correa de Oliveira, fondatore della TFP, la grande organizzazione cattolica brasiliana n.p.c) secondo la quale sono i tre cardini del cattolicesimo sanfedista, che ama la Messa in latino e il vescovo scissionista Marcel Lefebvre e che vede don Milani, il prete rosso, come il fumo negli occhi. Cipriani ad esempio dirige la rivista “Controrivoluzione” (altro fiore all’occhiello n.p.c) organo ufficiale dell’ANTI 89 (riferimento alla Rivoluzione francese).
“Giù le mani da don Milani” è il grido di rabbia e di indignazione che accomuna sia il cardinale Giuseppe Betori che il Presidente della Regione Enrico Rossi e i Sindaci del Mugello, dove si trova Barbiana…”
Che il presidente della Regione Enrico Rossi e il cardinal Betori siano accomunati in un “unum sentire” politico – vedi ultime elezioni amministrative a Firenze – non ne dubitavamo. Del presidente Enrico Rossi, divenuto ormai una “sorpassata macchieta veterocomunista”, non ce ne curiamo…. vorremmo però, pur sommessamente, ricordare che tutti i gerarchi comunisti e della sinistra cattolica (cattocomunisti) e radicale sono passati attraverso il Forteto. Insomma politici di sinistra, “intellettuali à la page”, pezzi dello Stato (anche Magistrati) hanno esaltato l’esperienza de “Il Forteto”, dello schifoso lager dei pedofili rossi dove si violentavano i bambini, dove si cercava di distruggere financo il ricordo della “famiglia”, dove si picchiavano e si torturavano i ragazzi, bisognosi invece di affetto e di cure, dove le “vittime” raccontano di torture inflitte come nei lager nazisti e nei Gulag comunisti. E a dirlo non siamo noi ma la Commissione d’Inchiesta Regionale sul “Forteto”, presieduta dal PD Paolo Bambagioni:
 
“Insomma dal Forteto passavano tutti: chi per far la spesa, chi per stringere mani in campagna elettorale… la politica, a più livelli e con gradi differenti di coinvolgimento è sempre stata legata anche fisicamente a doppio filo col Forteto…il Forteto (era il) totem di certo comunitarismo di sinistra…portabandiera di quell’area cattolica che si richiamava all’esperienza di don Milani: e questo con Barbiana proprio di rimpetto alla tenuta del Forteto.” 
(CRF – Commissione Regionale Forteto – pag.51)
 
E allora come si debbono leggere gli alti lai del Cardinal Betori nei nostri confronti quando nella sua Diocesi ci sono alcune “cosine” che non vanno proprio bene? Gay pride, di preti e monache “cattolici” (sic), che parte dalla chiesa della Madonna della Tosse e sfila fin sotto la Curia, con in prima fila don Stinchi che, all’elevazione, invoca Maometto; eresie in seminario – in precedenza denunziate da molti seminaristi che ebbero l’ordine di “tacere” – da parte di professori apostati; i “matrimoni (si fa per dire!) pederastici” “celebrati” da don Michelangelo Santoro, il prete di “Libera” don Andrea Bigalli che dopo aver definito “infame” Salvini, lancia il grido di guerra: “Napalm su Salvini”… quel Salvini, brutto e cattivo, che osa mostrare in pubblico i segni della fede come ha chiosato l’abate olivetano di San Miniato, che oltre ad esibirsi, con il proprio partner, in danze del ventre arcobaleno, definisce “sconcio” il leader della Lega:
E’ una sconcezza – guaisce l’abate arcobaleno Bernardo Gianni – irrispettosa verso la fede, la Chiesa, la costituzione (sic) utilizzare quei simboli e la tradizione cattolica per dividere, è veramente sconcertante (…) si tende a smaltare di presunta religiosità un vuoto di ideali, di profezia, di senso della politica…”  
Tutta gente, questa, evidentemente in sintonia con il Cardinal Betori che, infatti, lascia perdere questo sudiciume e si scaglia contro i fautori bergamaschi (all’amico Filippo Bianchi, infaticabile e “indomabile”, organizzatore dell’evento…saranno fischiate più volte le orecchie”!) del Convegno che ha denunziato clamorosamente gli scandali del Forteto e di Bibbiano, andando a cercarne le “radici”.
Ammonisce Betori: “Rispetto è dovuto alla figura di don Milani (…) come ha detto a Barbiana Papa Francesco (…) non si può accettare che la sua figura sia strumentalizzata o peggio offesa, accostando l’esperienza di Barbiana a vicende neppure lontanamente accostabili… vicende inaccettabili come queste suscitano amarezza e dolore.”
Di grazia, allora secondo il Card. Betori, per il fatto che Bergoglio, dopo Veltroni e Bertinotti, sia andato a Barbiana a incensare il prete della contestazione, noi non potremmo mettere in evidenza le stesse radici di quella esperienza milaniana con il Forteto e Bibbiano? Noi abbiamo portato prove e argomentazioni…. allora non potremmo neanche criticare la Curia di Firenze per il vergognoso silenzio sul “Forteto”, quando il Vicario locale del Vescovo, il parroco di Vicchio, don Giuliano Landini, quello che celebra in pantaloncini corti - sarà per il suo comportamento che, ora, è stato promosso a Capo dell’Istituto per il Sostentamento del Clero in una “opulenta” parrocchia fiorentina? - ha taciuto vergognosamente di fronte a quello scandalo  schifoso di pedofilia e di torture fatto venire alla luce dall’allora  consigliere comunale di Alleanza Nazionale Caterina Coralli? Un comportamento scandaloso e vergognoso ancor più indegno e vergognoso per un “pastore”, per un prete cattolico, un comportamento stigmatizzato anche dall’On. Giovanni Donzelli e dal Presidente dell’Associazione vittime del “Forteto” Sergio Pietracito. Un silenzio “mafioso” (non riesco a trovare altro aggettivo) da parte del parroco indegno di Vicchio, che nascose in canonica il Sindaco comunista, inseguito dai giornalisti della RAI…Ebbene il card. Betori almeno un ammonimento (non dico un telegramma… ma sarebbe bastata una “cartolina” postale) poteva farlo al suo vicario foraneo… che non era certo “muto”, dimostrando il suo “scilinguagnolo” sciolto quando, invece di difendere il parroco di Ronta, reo di “tradizionalismo”, contestato e picchiato da un gruppo di cattocomunisti, ne intonò, solidale con la canaglia piazzaiola, il “De Profundis”.
Ricordo di essere sempre stato al fianco del mio vescovo nella difesa della Fede e ricordo, con affetto, la figura del grande Cardinale Ermenegildo Florit e del suo Vicario S.E. Mons. Giovanni Bianchi del quale ebbi il privilegio di goderne la stima e l’amicizia. E ricordo che quei due vescovi portarono, oltre alla croce pettorale, una ben più pesante croce sulle oro spalle: quella della contestazione sessantottarda dei preti “modernisti”… e ricordo il processo popolare intentato da don Milani a Mons. Bianchi, di fronte ai ragazzi della così detta Scuola di Barbiana, e ricordo – ahimè – anche il processo popolare intentato, all’interno della Curia, dalla teppa isolottiana, nei confronti del Card. Florit…
Eppure – a proposito di libertà di critica – se non erro il cardinal Betori, tempo fa, ebbe a definire – con lo scandalo dei fedeli – il cardinal Florit “inadeguato”, esaltando, invece, la figura di don Milani il quale, a sua volta, definiva Florit: “deficiente, indemoniato”.
Stupisce il “comunicatone” di Betori contro il Convegno di Bergamo, stupisce il suo silenzio sul “Forteto”…. anzi non stupisce il suo silenzio ma stupiscono le sue parole quando (in nome della critica e della libertà di pensiero?) ai funerali del defunto Card. Piovanelli, nella sua omelia – tra lo stupore e l’angoscia dei presenti – citò tra “i grandi cattolici fiorentini” anche Giampaolo Meucci che, come ognun sa, era il Presidente del Tribunale dei Minori di Firenze che – dopo la condanna del Fiesoli da parte del Tibunale di Firenze, Magistrati inquirenti Casini e Chelazzi – continuò a mandare “carne fresca” ai pedofili del Forteto… lo stesso Giampaolo Meucci, amico, sodale e confidente di don Lorenzo Milani, al quale il prete rosso di Barbiana scrive:
“Caro Gianni,
tre minuti dopo la tua partenza ho esaminato attentamente il bagaglio di idoli che mi hai infranto... della CISL mi hai insinuato il sospetto di infiltrazione nell’area del dollaro… Dell’ACLI massa di manovra ecclesiatica. Di Fanfani conformismo, di La Pira paternalismo, dell’ACI (Azione Cattolica Italiana, che allora, con Gedda, era davvero cattolica npc) merda, di Pio XII  merda, di De Gasperi, merda. Di “Adesso” (settimanale democristiano, n.p.c.) merda.
(Lettera di don Lorenzo Milani a Giampaolo Meucci da San Donato 21 – VI – 1952)
Forse per tutta questa “merda” (che, si dice, porti bene) il Card. Betori pensa sia meglio stendere un velo pietoso sul Forteto… e su Bibbiano?
Sarà per paura dei Tradizionalisti, dei “cattolici belva” (che a Firenze si ispirano, continuandone l’opera, a Papini, Giuliotti, Tito Casini, Neri Capponi etc) il fatto che il Card. Betori, furbescamente, onde evitare che si parli di queste cose, abbia dato la possibilità ai “falsi tradizionalisti” di creare una riserva indiana per chi si contenti di cappamagna, di pennacchi e trombette e di discorsi ferventi, fatti al chiuso, dopo di essersi accertati di essere “tra di noi”, oppure di notte; un Istituto che, “alla bisogna”, faccia anche da “Comunità di recupero” per i “malati di integralismo”, come i fedeli dei francescani dell’Immacolata o della Fraternità San Pio X… noi invece “parliamo dai tetti”, non siamo “papolatri”, e quindi siamo non “controllabili”.   
E come stupirsi, poi, se il Sindaco di Vicchio, certo Carlà Campa, che sembra un personaggio uscito da un libro polveroso trovato in una Loggia Massonica ottocentesca, definisce il Convegno di Bergamo: “vergognoso e ignobile”?
“Vergognoso e ignobile” a me, invece, pare l’atteggiamento del sindaco Carlà che, una volta eletto, dopo la sentenza definitiva di condanna del Fiesoli e di tutti gli altri “mostri”, per lo scandalo infinito e tragico del Forteto, ha nominato assessore l’ex sindaco vicchiese Alessandro Bolognesi che conferì alla setta dei pedofili del Forteto l’Onorificenza del “Giotto d’Oro” “per aver saputo collegare e mantenere saldamente viva una straordinaria vocazione solidaristica” e per essere la stessa setta pedofila rossa: “sicuro punto di riferimento per famiglie e istituzioni dello Stato per l’attuazione di programmi di recupero ed integrazione…”
Capito? Carlà Campa osa definire il nostro Convegno, fatto di argomentazioni: “vergognoso e ignobile”. 
L’On. Donzelli di FdI e il Consigliere regionale della Lega Jacopo Alberti chiesero le dimissioni del Sindaco di Vicchio per quest’azione davvero “vergognosa e ignobile”.
Ma il nostro sindaco marciatore Carà Campa è rimasto lì, al suo posto, con il sedere incollato alla seggiola…. quando vi dico io che è inutile polemizzare con i nipotini di Stalin e con i figli della vedova non ho torto.
E il Convegno di Firenze del nove dicembre, che avrebbe dovuto tenersi nell’Auditorium della Regione Toscana già concesso dal Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, ora candidato PD a Governatore della Regione Toscana?
Giani – nipotino di Stalin o, più probabilmente, figlio della vedova? – ha detto NIET… quel Convegno non s’ha da fare, in quanto, a parer suo, si sarebbe parlato di don Milani (e i mostri sacri non si toccano!)…. Insomma niente Convegno. L’Auditorium negato.
A nulla è valso, come già detto, che la conferenza di Firenze non avesse  a che vedere con Barbiana… ma il Convegno “Dal Forteto a Bibbiano” si è tenuto lo stesso il 9 dicembre alle ore 16,30 – salone pieno con oltre duecento persone – presso il Grand’Hotel “Mediterraneo” di Firenze, sul Lungarno del Tempio – dove, applauditissimi, presentati da Jacopo Alberti, dal sottoscritto e da Maurizio Filippini, hanno parlato il Senatore Simone Pillon, il Consigliere provinciale di Livorno Lorenzo Gasperini (la cui stupenda relazione verrà pubblicata sul prossimo numero di “Controrivoluzione” in uscita tra pochi giorni), il Giurista Ascanio Ruschi e il Vice Direttore de “La Verità” Francesco Borgonovo che, in maniera egregia ha presentato il suo splendido libro, scritto con Antonio Rossitto: “Bibbiano: i fabbricanti di mostri”  (Ed. La Verità – Panorama). Oltre sessanta copie vendute in pochi minuti!
Un successo che ha uguagliato quello del Convegno di Bergamo: un grazie ai due personaggi che hanno sostenuto il peso dell’organizzazione e non hanno mollato, di fronte ai latrati, agli abbaii, ai ricatti, alle nemmeno tanto nascoste minacce, di chi avrebbe voluto impedire lo svolgimento dei due convegni mettendoci il collare e la museruola: il Consigliere Comunale di Bergamo Filippo Bianchi e il Consigliere regionale di Firenze Jacopo Alberti.
E’ sempre noioso – per chi legge, oltre che per chi scrive – parlare di noi stessi ma “quando ci va ci vole”: ero incerto se farmi sostituire a Bergamo o se inviare una mia relazione – avevo subito due interventi al cuore il 15 novembre – e medici, nipoti e amici, mi pregavano di “stare riguardato”… il trenta novembre, con le ferite ancora aperte, sono andato a Bergamo: la soddisfazione per la grande riuscita del Convegno, la signorile e cameratesca ospitalità di Filippo Bianchi, il rivedere vecchi e cari amici: Riccardo Bevilacqua e Luigi Cortesi, la conoscenza di due eroi veri che si battono per la vita e che mi hanno onorato con la loro amicizia: Giorgio Celsi e la Principessa Gonzaga… e tanti altri… gli applausi, i molti nominativi che hanno richiesto gli “aggiornamenti” di “Soldati del Re”, il grande pubblico e, soprattutto, la S. Messa cattolica in rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti, a Seregno, la mattina del 10 dicembre, celebrata dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X don David Pagliarani, che io ricordo, ragazzo, servire la S. Messa nel Priorato di Rimini, sono stati la migliore medicina… la guarigione è stata pronta e perfetta.
E ringrazio il Signore che ha mantenuto in me la Fede cattolica e l’entusiasmo per il combattimento in difesa della Verità. Viva Cristo Re! Viva Maria!
Pucci Cipriani, 10 gennaio 2019
fonte: soldatidelre.it

Come Pechino perseguita i cristiani

Come Pechino perseguita i cristiani

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, un amico e collega ci ha inviato l’intervento svolto oggi alla Camera dei Deputati dall’On. Vito Comencini sulla persecuzione dei cristiani, e sulla situazione dei cristiani in Cina. Buona lettura.

§§§

 

Presidente, cari colleghi,

nel periodo che va dalla cosiddetta “Rivoluzione Francese” al 2000, ma in particolare in tutto il ventesimo secolo, sono state scatenate persecuzioni così feroci, vaste, anche di media e lunga durata e con una grande quantità di vittime, che le violenze subite dai cristiani nei primi 1700 di vita del Cristianesimo quasi quasi passano in sordina (Cf. Antonio Socci, “I nuovi perseguitati”, Piemme 2002, p. 28).

In 2 millenni sono stati uccisi ben 70 milioni di cristiani, ma il 65% di essi (circa 45 milioni e mezzo di battezzati) sono stati uccisi nel solo XX secolo.

Io, attraverso questo breve intervento sull’attuale regime comunista cinese, voglio soffermarmi solo su una situazione che mi preme raccontarvi, cercando di scongiurare quanto rilevato da Olga Mattera su Limes, il fatto che «l’opinione pubblica occidentale, proprio quella di “cultura” cristiana, non concede a questo dramma alcuna attenzione, se non in ambienti ristretti» (Olga Mattera, “Le persecuzioni anticristiane nel mondo”, in Limes, 1/2000, p. 79).

Se è vero che aumentano progressivamente la consapevolezza e le iniziative di denuncia, tuttavia la persecuzione anticristiana in Cina continua a diffondersi, assumendo forme diverse e trovando nuovi colpevoli.

Quello che viene praticato dai fondamentalisti islamici in altre parti del mondo (come in Medio Oriente, in Africa e in alcune zone dell’Asia) in Cina è praticato niente meno che dai funzionari dello Stato.

La Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” nel suo ultimo report sulla persecuzione anticristiana (Aiuto alla Chiesa che Soffre, “2017-2019 Perseguitati più che mai – Focus sulla persecuzione anticristiana”, https://acs-italia.org/wp-content/uploads/ACN-Perseguitati-piu%CC%80-che-mai_ITA_web.pdf) ha esaminato gli sviluppi più significativi nei 20 Paesi che destano maggiore preoccupazione a causa delle violazioni dei diritti umani subite dai cristiani.

Lo studio analizza il periodo che va dal luglio 2017 al mese di ottobre del 2019 e i dati che riguardano il “gigante asiatico” sono preoccupanti.

Nella Cina di Xi Jinping la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi. Questa normativa ha ulteriormente limitato la libertà di fede, delimitando molte attività religiose ai luoghi di culto registrati e introducendo ulteriori restrizioni (Cf. Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, “China revises regulation on religious affairs”, 7 settembre 2017, http://english.gov.cn/policies/latest_releases/2017/09/07/content_281475842719170.htm).

Il Partito Comunista ha, infatti, vietato gli insegnamenti religiosi “non autorizzati”, mentre gli sforzi per “sinicizzare” le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto, così come in alcune province del Paese continua la demolizione delle chiese e la rimozione delle croci, con le norme edilizie che vengono usate dal governo come dei pretesti per gli abbattimenti.

Nel mese di aprile del 2018, in attesa della pubblicazione di una nuova versione delle Sacre Scritture dei cristiani “compatibile” con la sinicizzazione e il socialismo, è stata vietata la vendita online della Bibbia (Cf. “Chinese state Protestants plan “socialist” Christianity”, in UCA News del 16 aprile 2018, https://www.ucanews.com/news/chinese-state-protestants-plan-socialistchristianity/82071, e “Bibles pulled from online stores as China increases control of religion”, in CNN, 5 aprile 2018, https://edition.cnn.com/2018/04/05/asia/china-bible-online-christianity-intl/index.html).

Il 21 marzo 2018 la supervisione degli affari religiosi è stata trasferita dall’Amministrazione statale per gli affari religiosi al Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito, un’agenzia del Partito comunista cinese.

Come è facile immaginare questo “sistema di credito sociale”, ideato per premiare i bravi cittadini e punire gli altri, è utilizzato per discriminare i cristiani (Cf. “Communist Party takes control of religious affairs”, in CSW, 22 marzo 2018, https://www.csw.org.uk/2018/03/22/news/3886/article.htm, e “China’s dystopian present: could ‘social scoring’ surveillance increase pressure on Christians?”, in Barnabus Fund, 27 novembre 2018, https://barnabasfund.org/en/news/chinas-dystopian-present-could-social-scoring-surveillance-increasepressure-on-christians).

In alcune regioni cinesi l’educazione è usata come uno strumento di condizionamento sociale: gli alunni hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui sono stati costretti ad affermare che avrebbero «promosso l’ateismo e si sarebbero opposti alla fede in Dio» (Piao Junying, “Students Forced to Sign Religion-Rejection Commitments”, in Bitter Winter, 2 febbraio 2019, https://bitterwinter.org/forced-to-sign-religion-rejection-commitments/).

In diverse zone della Cina i membri del clero (Per le memorie di persone che hanno provato sulla loro pelle le persecuzioni anticristiane di un potere accecato dall’ideologia comunista vedi Gerolamo Fazzini, “Il libro rosso dei martiri cinesi”, Edizioni San Paolo 2006) sono ancora  soggetti ad arresti arbitrari. Nel mese di novembre del 2018, per esempio, il vescovo Peter Shao Zhumin di Wenzhou è stato arrestato per la quinta volta in due anni ed è stato trattenuto in isolamento e soggetto ad indottrinamento all’ideologia comunista per circa due settimane. Lo stesso vescovo, nel maggio del 2017, dopo essere stato sequestrato dai funzionari del governo, era stato detenuto per 7 mesi (Bernardo Cervellera, “Wenzhou’s bishop Shao Zhumin taken by police”, in Asia News, 9 novembre 2019, http://www.asianews.it/news-en/Wenzhous-bishop-Shao-Zhumin-taken-by-police-45439.html).

Naturalmente vengono perseguitati i vescovi della Chiesa “sotterranea” nominati dal Papa, la vera Chiesa Cattolica, non quelli dell’Associazione patriottica cattolica cinese, all’interno della quale i vescovi vengono scelte dalle autorità comuniste.

Nonostante il discutibile accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Cina, datato settembre 2018, la situazione della Chiesa cattolica continua ad essere complessa. Spesso i vescovi della Chiesa sotterranea sono formalmente sostituiti nei loro uffici dai vescovi dell’Associazione patriottica cattolica cinese.

A dispetto di questi accordi, agenti statali hanno distrutto dei santuari mariani nello Shanxi e nel Guizhou (“China-Vatican accord followed by the destruction of two shrines in Shanxi and Guizhou (videos)”, in Asia News, 25 ottobre 2019, http://www.asianews.it/news-en/China-Vatican-accord-followed-by-the-destruction-of-two-shrines-in-Shanxi-and-Guizhou-%28videos%29-45306.html).

Lo scorso mese di marzo 2019 nella città di Guangzhou, funzionari pubblici hanno introdotto premi in denaro per coloro che forniscono informazioni in merito a chiese sotterranee e altri luoghi di culto “non ufficiali”. Chi procura informazioni utili riceve in cambio 100 yuan (l’equivalente di 12 euro e 85 centesimi), che possono diventare ben 10 mila yuan, circa due mesi di stipendio medio, per chi aiuta il governo ad identificare ed arrestare ministri e membri di gruppi religiosi non graditi al regime (“Chinese Govt offers financial reward for turning in Christians”, in Christian institute, 2 aprile 2019, https://www.christian.org.uk/news/chinese-govt-offers-financialreward-for-turning-in-christians/?e050419).

Inutile ricordare i continui fermi di polizia a cui sono sottoposti i cristiani, alcuni dei quali vengono anche picchiati selvaggiamente durante gli arresti.

Parafrasando il professor Ernesto Galli della Loggia dovremmo chiederci: «come mai la nostra cultura ha scarsa consapevolezza e memoria di questi fenomeni?». Dobbiamo arrivare ai livelli di persecuzione anticristiana come quella praticata dai “Boxers” all’inizio del ventesimo secolo (trentamila esecuzioni di cristiani in solo due mesi, Cf. Massimo Astrua, “Perseguiteranno anche voi. I martiri cristiani del XX secolo”, Mimep Docete, p. 195)  per svegliarci? Dobbiamo ritornare ai livelli di crudeltà espressi dal famigerato Mao Tse-Tung e dalla sua persecuzione contro i cristiani per fare qualcosa? (Cf. Jean-Louis Margolin, “Cina: una lunga marcia nella notte”, pp. 433-512, in Aa. Vv., “Il libro nero del comunismo, crimini, terrore, repressione”, Oscar Storia Mondadori Milano 2000).

Un incalcolabile numero di cinesi cristiani rischiano ogni giorno la libertà o la loro stessa vita per la loro fedeltà a Cristo e alla vera Chiesa. Come sappiamo bene, dalla discriminazione ideologica si passa velocemente a quella legale per arrivare progressivamente a quella fisica, anche attraverso i laogai, i campi di lavoro forzato cinesi, i nuovi lager del 2020, che avremo modo di conoscere realmente quando qualcuno ne descriverà le caratteristiche, come ha fatto Solgenizin per i gulag sovietici o quando in Italia sarà superata la censura progressista sulla storiografia e la pubblicistica che ha limitato pesantemente la possibilità di far conoscere storie di persecuzioni e martiri tra i fedeli cristiani cinesi, arrivando alla “demitizzazione” di Mao, responsabile di crimini pari, o addirittura superiori, a quelli di Stalin e Hitler (ben 80 milioni di morti nel cosiddetto “Grande balzo in avanti” dal 1958 al 1961).

Last but not least, un altro problema che emerge, è quelle delle fughe da vari territori per motivi religiosi. Garantire il diritto delle minoranze religiose ad abitare la propria patria potrebbe assicurare un contenimento delle migrazioni forzate, riducendo al tempo stesso la tensione sociale che affligge le nazioni che ricevono migranti nel proprio territorio, come l’Italia. I cristiani perseguitati cinesi, esprimono il desiderio di restare in patria e chiedono un aiuto per non essere costretti ad emigrare. Aiutiamoli! Non nascondiamo la testa sotto la sabbia!

Qui il video ad una parte dell’intervento dell’onorevole Comencini sulla persecuzione dei cristiani in Cina: https://www.youtube.com/channel/UC8QWwfeCqsy59kNbXXmalvA.

 

Marco Tosatti, 10 gennaio 2020

fonte: https://www.marcotosatti.com/2020/01/08/vito-comencini-come-pechino-perseguita-i-cristiani/

L'onorevole Vito Comencini (Lega) sulla persecuzione dei cristiani in Cina

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Per la lettura dell'articolo si rimanda al sito laverita.info

Sinodo Panamazzonico o Sinodo di Pistoia?

Chissà se è per timore dei cardinali Brandmüller, Müller e Burke oppure per non dare ragione al vescovo Athanasius Schneider che il Vaticano ha ritenuto prudente evitare la presenza della statua della Pachamama nella Messa di chiusura dell’Assemblea speciale del Sinodo per la Regione Panamazzonica. Chissà se è per lo stesso motivo che gli scandalosi riferimenti panteistici dell‘Instrumentum laboris, con le loro lodi alle religioni pagane come strumenti alternativi di salvezza, sono stati diplomaticamente limati nel Documento finale.

Tuttavia, uno dei proiettili della vera e propria bomba a grappolo di fabbricazione tedesca che è stato il recente Sinodo ha portato, nel Documento Finale, una carica esplosiva maggiore di quella dei suoi documenti preparatori. Mi riferisco all’ambita rivoluzione ecclesiologica, corrispondente ai sogni  dorati di Leonardo Boff ed espressi nel suo libro “Ecclesiogenesi: le comunità di base reinventano la Chiesa”[1].

Nel Capitolo V del Documento Finale del Sinodo, “Nuovi cammini di Conversione Sinodale”, si dice che “questo Sinodo cioffre l’occasione di riflettere su come strutturare le chiese locali in ogni regione e paese” (n ° 91) , poiché “la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa” (n ° 88), che “caratterizza la Chiesa del Vaticano II,  intesa come Popolo di Dio, nell’uguaglianza e nella comune dignità di fronte alla diversità dei ministeri, carismi e servizi” (N ° 87). Per “superare il clericalismo” (n ° 88), la sinodalità impone uno stile di comunione ecclesiale “caratterizza(to) per il rispetto della dignità e dell’uguaglianza di tutti i battezzati e le battezzate, la complementarità dei carismi e dei ministeri” ( N. 91). 

Riconoscendo che “le forme organizzative per l’esercizio della sinodalità possono essere diverse”, il documento insiste sul fatto che devono stabilire una sincronia tra la comunione e la partecipazione, tra la corresponsabilità e la ministerialità di tutti, prestando particolare attenzione all’effettiva partecipazione dei laici (n° 92). Oltre ad “assemblee e consigli pastorali in tutti i settori ecclesiali”, esistono già “gruppi di coordinamento” e “ministeri affidati ai laici”, ed è necessario “rafforzare ed espandere gli spazi per la partecipazione dei laici, sia nella consultazione che nella presa di decisioni, nella vita e nella missione della Chiesa” (n ° 94). Con la sola riserva che “si conferiscano ministeri a uomini e donne in modo equo” (n ° 95).

Le misure pratiche per attuare tale espansione sono di vasta portata. 

Una di queste consiste nell’affidare “l’esercizio della cura pastorale” delle comunità in cui non esiste un sacerdote residente a “a una persona non investita del carattere sacerdotale, che sia membro della comunità stessa”. Per evitare “personalismi” deve essere “un incarico a rotazione”, che non impedisce che venga raccomandato al vescovo di istituirlo “con un mandato ufficiale attraverso un atto rituale”. Per salvare le apparenze, si più avanti si dice “resterà sempre il sacerdote, con la potestà e la facoltà di parroco, a essere il responsabile della comunità” (n ° 96).

Visto che “la madre terra ha un volto femminile”, e che le donne  devono poter «contribuire con la loro sensibilità alla sinodalità ecclesiale»  (n. 101), un’altra misura, ancor più rivoluzionaria, richiesta è la creazione di un “ministero istituito di donne dirigenti di comunità” e la possibilità di “ricevere i ministeri del lettorato e dell’accolitato, tra gli altri che possono essere svolti» (n. 102). Quest’ultimo a titolo provvisorio, giacché si chiede pure di continuare a studiare la possibilità di un diaconato femminile (n. 103).

Infine, in nome della diversità delle discipline nella Chiesa, si propone di “ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità…potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile”, per “la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti”  (n ° 111).

Quest’ultimo suggerimento coincide con il sacerdozio low cost e limitato a una comunità proposta dal vescovo emerito di Aliwal (Sudafrica), mons. Fritz Löbinger. Ma tutte le proposte precedenti si adattano come un anello al dito all’ecclesiologia dell’ex frate liberazionista Leonardo Boff. È quanto vedremo di seguito.

Si noti che, nel Documento finale, c’è un silenzio assoluto sulla differenza ontologica esistente tra il sacerdozio ministeriale dei clerici ordinati e il sacerdozio universale dei fedeli e, ancor più, sul fatto che il primo deriva, mediante l’imposizione delle mani, dal sacerdozio di Cristo, a  Cui chi lo riceve rimane ontologicamente configurato. Al contrario, si insiste su “una Chiesa che è tutta ministeriale” (n ° 93), sulla “diversità dei ministeri, carismi e servizi” (n ° 87), sulla “ministerialità di tutti” (n ° 92), sulla necessaria “complementarità dei carismi e dei ministeri” (n ° 91) e sulla necessità di “superare il clericalismo” (n ° 90).

Questa concezione “sinodale” della Chiesa del Documento Finale coincide, in sostanza, con la “reinvenzione della Chiesa” dalle sue basi agognata da Leonardo Boff. Per l’ex frate sanzionato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, la prassi delle Comunità Ecclesiali di Base (CEB) ha superato una Chiesa pensata “secondo l’asse Cristo-Chiesa, all’interno di una visione giuridica”, secondo cui “Cristo trasmette tutto il potere ai Dodici e questi ai loro successori”, dividendo la comunità “tra governanti e governati, celebranti e assistenti, produttori e consumatori di sacramenti”[2].  Al contrario, le CEB sottolineano la realtà fondamentale: “la presenza attiva del Risorto e del suo Spirito all’interno dell’intera comunità umana”. Il che porta a “concepire la Chiesa più dalla base che dal vertice; è accettare la corresponsabilità di tutti nell’edificazione della Chiesa e non solo di alcuni appartenenti all’istituzione clericale”[3]. Pertanto, all’interno delle CEB, “prevale la circolazione dei ruoli di coordinamento e animazione, essendo il potere in funzione della comunità e non di una persona; ciò che viene respinto non è il potere stesso, ma il suo monopolio, che implica l’espropriazione a beneficio di una élite”[4]. Il risultato è che “l’intera comunità è ministeriale, non solo alcuni membri”[5]. Rappresentate graficamente, si ottengono le seguenti immagini dell’ecclesiologia tradizionale (a sinistra) e dell’ecclesiologia delle CEB (a destra):

 

 

 

 

In questi grafici schematici Boff  vuole indicare che nella sua concezione della Chiesa “la realtà Popolo di Dio emerge come l’istanza prima mentre l’organizzazione come la seconda. Il potere di Cristo (exousia) non risiede solo in alcuni membri bensì nella totalità del Popolo di Dio”. Questo potere “si diversifica a seconda delle funzioni specifiche ma non esclude nessuno”, giacché “il dato dominante è la fondamentale uguaglianza di tutti” e solo in un secondo momento “emergono differenze e gerarchie”[6]. Sorege, ad esempio, “un  carisma specifico con la funzione di essere il principio di unità fra tutti i carismi”, però “è un carisma che non sta fuori, bensì dentro la comunità, non sopra la comunità, ma per il bene  della comunità”[7]. Rappresentato graficamente, risulta il seguente schema, con cui viene evidenziato il fatto che “tutti i servizi sorgono dentro la comunità e per la comunità”[8].

 

 

Come noto, nello scambio di corrispondenza fra il teologo brasiliano della liberazione e la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora prefetto cardinale Ratzinger lo accusò di proporre “nuovi modelli di Chiesa in cui il potere sia concepito senza privilegi teologici, come mero servizio articolato secondo le necessità del popolo, della comunità”, mentre “la dottrina tradizionale della Chiesa al riguardo, chiaramente confermata anche dal Concilio Vaticano II, suppone, fra le altre cose, due verità fondamentali: 1) la costituzione della Chiesa è gerarchica per istituzione divina; 2) esiste nella Chiesa un ministero gerarchico legato specialmente ed esclusivamente al sacramento dell’Ordine”[9].

Già in precedenza, e a proposito di un piano pastorale dell’arcidiocesi di Kinshasa che istituì i cosiddetti bakambi, ovvero laici responsabili dell’esercizio della cura pastorale di una comunità, sotto la responsabilità teorica di un sacerdote con la funzione di parroco (un qualcosa di più moderato di quanto proposto dal Documento Finale del Sinodo, poiché a Kinshasa si trattava di un incarico permanente e riservato agli uomini, mentre secondo la proposta sinodale si tratterebbe di un ministero rotativo e aperto equitativamente alle donne), in un’udienza a un gruppo di vescovi zairesi in visita ad limina, papa Giovanni Paolo II dichiarò:

“Bisogna scartare vigorosamente l’idea che di fronte al ministeri e ai sacramenti, tutti i membri delle comunità cristiane abbiano le medesime responsabilità e gli stessi problemi. Dall’epoca apostolica, la Chiesa appare strutturata; accanto ai fedeli, vi sono gli ‘apostoli’, i ‘viri apostolici’, con i loro successori i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi. (…) Se determinati modi di comprendere il ‘sensus fidelium’ ricordato dal Concilio Vaticano II sono stati abusivi, è successo così anche per il sacerdozio comune dei fedeli. (…) Ben presto alcuni teologi hanno preteso di ‘rimodellare’ i ministeri. Ma, chi non lo vede? Un ministro designato dalla comunità, o come talvolta si dice dalla ‘base’, non può essere il legittimo collaboratore dei Vescovi e dei sacerdoti. Non si ricollega alla venerabile tradizione apostolica che da noi ai Dodici poi al Signore caratterizza la persistenza storica dell’imposizione delle mani per la comunicazione dello Spirito di Cristo”[10].

Alcuni anni più tardi, l’Istruzione su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti, firmata dai cardinali responsabili di otto dicasteri romani, ribadì l’insegnamento tradizionale secondo cui “l’esercizio da parte del ministro ordinato del munus docendisanctificandi et regendi costituisce la sostanza del ministero pastorale” e che “non è il compito a costituire il ministero, bensì l’ordinazione sacramentale” [11]. E, nelle sue disposizioni pratiche, dispose che “non è lecito, pertanto, che i fedeli non ordinati assumano, per esempio, la denominazione di ‘pastore’, di ‘cappellano’, di ‘coordinatore’, ‘moderatore’ o altre denominazioni che potrebbero, comunque, confondere il loro ruolo con quello del pastore, che è unicamente il Vescovo e il presbitero”[12].

L’immersione del sacerdozio nel mare dei “ministeri” laicali e la parallela declericalizzazione dei ministri ordinati a causa dell’elevazione all’ordine sacerdotale di uomini sposati che esercitano una professione, proposte dal Sinodo, rappresentano un passo avanti colossale per demolire la struttura gerarchica della Chiesa.

In definitiva, la “sinodalità” che propone il Documento Finale può avere come fondamento teologico solo la dottrina formulata dal cosiddetto “Conciliabolo di Pistoia” e condannata come eretica da Pio VI. In particolare, la tesi secondo cui Gesù Cristo non ha trasmesso il suo triplice potere sacerdotale, magisteriale e pastorale direttamente agli Apostoli ma all’insieme della Chiesa  e che, pertanto, è nel seno delle comunità che sorgono i carismi e i ministeri dei quali esse hanno bisogno ed è da queste quindi che i ministri ricevono il potere per esercitarli[13]. O altrimenti la versione aggiornata dell’ ex-francescano condannato dalla Santa Sede.

Poiché ci troviamo nel pontificato delle riabilitazioni, forse Papa Francesco, in un prossimo concistoro, potrebbe ricompensare Leonardo Boff con la porpora cardinalizia.

 

José Antonio Ureta, 30 ottobre 2019

 

FonteEdward Pentin, 30-10-19


 

Note

[1] Versione in spagnolo della  Editrice Sal Terrae, Santander, 1984.

[2] P. 38.

[3] P. 39.

[4] P. 65.

[5] P. 66.

[6] P. 40-41.

[7] P. 43.

[8] P. 44.

[9] Cfr. L. Boff, Igreja: carisma e poder, Editora Ática, São Paulo, edizione del 1994 che include i documenti della polemico con il Vaticano, pp. 274-275.

[10] https://bit.ly/2q1WfRo

[11] N° 2, https://bit.ly/2JA2nqX

[12] Art. 1 § 3.

[13] La tesi di Pistoia venne condannata da Papa Pio VI con la bolla Auctorem Fidei, con queste parole: “La proposizione la quale stabilisce che ‘la potestà fu data da Dio alla Chiesa per comunicarsi ai Pastori, che sono i suoi ministri per la salute delle anime’; così intesa, che dalla Comunità dei fedeli derivi nei pastori la potestà del ministero e del governo ecclesiastico, è eretica” (cf. Denz./Hün. 2602).

 

fonte panamazonsynodwatch.info

Di Bibbiano non si deve parlare...

"Da Barbiana a Bibbiano": Sinistra, media e sacerdoti del Cattocomunismo uniti contro la verità

"Da Barbiana a Bibbiano": Sinistra, media e sacerdoti del Cattocomunismo uniti contro la verità
La conferenza di Bergamo "Da Barbiana a Bibbiano" ha rappresentato un punto di partenza e di svolta per comprendere non solo i casi Bibbiano e Forteto ma anche per indagare la loro origine che affonda nella gnosi e nel donmilanismo, personificati da personaggi come il condannato a 14 anni e 10 mesi per violenze sessuali su minori, nonché guru del Forteto, bandiera di Barbiana e della Sinistra, Rodolfo Fiesoli. Tuttavia le realtà organizzatrici Caritas in Veritate Bergamo, Ora et Labora in Difesa della Vita, Bibbiano lo scandalo degli affidi, Movimento per la Vita della Val Cavallina, Tradizione Famiglia Proprietà, Comunione Tradizionale e Noi per la Famiglia Lombardia denunciano come questa conferenza, sin da prima del suo svolgimento, sia stata oggetto di un incredibile bombardamento mediatico, atto ad insabbiare le vicende che hanno colpito i bambini e le famiglie in Emilia Romagna ed in Toscana, operato da politici di sinistra, cattocomunisti e media schierati come il Corriere della Sera, autore di innumerevoli articoli faziosi ed infanganti che non hanno dato spazio alle realtà organizzatrici ma piuttosto solo grande risalto ai contestatori ed agli accusatori provenienti dal mondo "progressista".
Le animucce della contestazione, a priori, hanno addirittura organizzato un incontro "in risposta alle menzogne" (che, per assurdo, non sarebbero neppure potute essere ancora pronunziate), lo stesso giorno alla stessa ora, all'interno della chiesa cattolica (?) di Longuelo del parroco di sinistra noto anche per per aver recentemente affidato, assieme ad altri parroci di Bergamo, gli esercizi spirituali ad una "pastora" protestante di Molte Fedi e per aver dato vita ad una orribile mostra di "arte" contemporanea in chiesa, mostra contestata su siti di informazione e non gradita alla maggior parte del clero e dei cittadini locali. Secondo il Corriere ed il parroco in questione anche le critiche piovute su questa orribile mostra non dipenderebbero dal dubbio gusto delle opere e dalla loro collocazione, ma piuttosto da coloro che il 30 novembre parlavano "di Bibbiano" (bergamo.corriere.it) , ci sarebbe da farsi una bella risata se di mezzo non vi fossero le vite distrutte di molti bambini e di intere famiglie che gli "uomini del dialogo" continuano ad ignorare e calpestare. 
Filippo Bianchi, 10 dicembre 2019

Annuncio di Pucci Cipriani della conferenza "Dal Forteto a Bibbiano" del 9 dicembre 2019 a Firenze

Don Ciotti pubblicava i libri di Foti, ora difende la macchina degli affidi

Don Ciotti pubblicava i libri di Foti, ora difende la macchina degli affidi

Per la lettura dell'articolo si rimanda al sito laverita.info

Intervento di Lorenzo Gasperini alla conferenza "Da Barbiana a Bibbiano" del 30 novembre 2019 a Bergamo

Intervento di Lorenzo Gasperini alla conferenza "Da Barbiana a Bibbiano" del 30 novembre 2019 a Bergamo

DALLA NEGAZIONE DELL’ORDINE NATURALE ALL’ABERRAZIONE DEL FORTETO: IL FILO ROSSO DELLA SINISTRA

Qualche tempo fa, di fronte all’esplodere del caso Bibbiano, ho chiesto al Sindaco del mio Comune, un Sindaco del PD: “Ma come mai ogni volta che assistiamo all’emergere di uno scandalo che riguarda gli affidi dei bambini, programmaticamente c’è di mezzo il PD? Voglio dire, di farabutti ce ne saranno sia a sinistra che a destra, come mai statisticamente c’è questo sbilanciamento?”.
La risposta è stata grosso modo questa: “Me lo sono chiesto anche io, e mi sono risposto che essendo la propensione ad occuparsi di servizi sociali più incisiva nel mondo culturale della sinistra, ed essendo quindi la sinistra l’area prevalente di provenienza degli assistenti sociali, è chiaro che è sia frequente che una criminalità specifica di questo genere di mestiere si ricolleghi ad un ambito politico ben preciso”.
Per il mio Sindaco quindi, la connessione tra sinistra e scandali coinvolgenti bambini è del tutto derivata e indiretta. Se gli assistenti sociali fossero prevalentemente elettori del centrodestra (e non è detto che non lo siano, non ho letto studi politologici su questo), gli scandali riguarderebbero più frequentemente il mondo del centrodestra? Chissà nei Comuni amministrati dal centrodestra -mi chiedo- come facciano gli assistenti sociali di sinistra a portare avanti le loro porcherie, o viceversa. O forse per ottenere il peggio serve la combo assistenti di sinistra+amministratori di sinistra? In tal caso, ci avrebbero fornito un’altra buona ragione, molto pragmatica, per non votare a sinistra, ossia avere amministratori di centrodestra che facciano da watch-dogs agli assistenti in quanto elettori dell’altra fazione.
E invece no, la risposta del mio Sindaco non è corretta.
Ecco, la posizione che vorrei sostenere è che non sia così. Che la ragione sia invece un’altra. Ci tengo a premettere che ritengo ovvio che ci siano persone di sinistra che niente hanno a che vedere con queste aberrazioni, riguardo alla propria responsabilità personale.
Ma credo che al pensiero della sinistra, coerentemente sviluppato, sia connaturale la negazione dell’ordine naturale e la legittimazione dell’aberrazione.
Shakespeare ne “La tempesta” scrive “Nell’ultimo fine l’errore scorda le premesse”. E’ una buona sintesi poetica di quel che in filosofia si chiama “eterogenesi dei fini”.  
Un esempio su tutti è come il comunismo, collettivista, negatore della persona e della sua dimensione propria, nemico del capitalismo, sia finito per diventare l’incubatore, in tutta Europa, delle forze politiche di maggior supporto al capitalismo stesso, alla sua cultura individualistica  e borghese, ai desiderata del capitale, al punto che Del Noce ha potuto parlare, negli anni ’70, di “consenso comunista all’ordine tecnocratico neocapitalistico”.

Ecco che cos’è l’eterogenesi dei fini, ovvero la necessaria storia delle idee che prescinde dalle intenzioni e dalla coscienza delle stesse. Che poi come ci ha insegnato il Curato d’Ars, “la strada che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni”.

Ma allora, come rispondere -in modo diverso dal mio Sindaco- a quella domanda sul perché del ricorrere frequente del nesso sinistra-abusi?

Ritengo che la risposta sia da cercare nella componente gnostica della sinistra, nella sua dimensione intrinsecamente rivoluzionaria. Su marxismo e gnosi non avanzo teorie azzardate ma mi rifaccio allo studio di autorevoli figure come Voegelin ed Emanuele Samek Lodovici.

Da sempre la sinistra si presenta come forza negatrice dell’ordine costituito, con una rappresentazione di sé che non si limita alla funzione critica dell’esistente sociale (cosa che sarebbe in verità non nuova e non bisognosa della “sinistra” per essere “inventata”), ma alla sovversione vera e propria dell’assetto naturale e tradizionale della realtà. La sinistra è sinistra antropologica, non è una visione diversa della ripartizione dei beni economici o delle relazioni tra Stati.

Sin dal XVII secolo, secolo del “parto” della sinistra, del suo iniziare a camminare sulle proprie gambe sul palcoscenico della storia, periodo terminale dell’incubazione della “sinistra metafisica”, che affonda le proprie radici nel XIV secolo e nella teologia nominalista, così come poi nel protestantesimo di Lutero che è tappa fondamentale della “rivolta contro il padre”, questa “sinistra” si presenta eminentemente come alfiere della ragione e della volontà dell’uomo.
L’idea di fondo, oltre la negazione del dato rivelato e della dimensione propriamente spirituale della persona e della società umana, è che il punto di partenza non sia l’obbedienza ad una norma estrinseca che è misura della verità e della bontà delle cose, degli atti umani come della società umana, ma che il punto di partenza sia invece da situare nella volontà creatrice dell’uomo (ecco il “contratto” del giusrazionalismo, si pensi ad Hobbes e, più tardi, a Rousseau) o nelle norme a priori della sua ragione (e troveremo, più tardi, in Kant, la realizzazione plastica di una filosofia improntata a questo principio).

Per non farla troppo lunga sul razionalismo e il conseguente Illuminismo, possiamo vedere come la sinistra, in tutte le sue “tappe”, si sia sempre presentata come forza della sovversione, della dissoluzione, della negazione dell’ordine naturale. Non più la natura della società umana al centro, non più l’ordine voluto da Dio, ma gli assiomi della ragione e l’arbitrio della volontà.
Il marxismo come filosofia ateistica e del misconoscimento di tutti i valori tradizionali e trascendenti, il ’68 come negazione del patriarcato ovvero della funzione del padre nella società, l’aborto. Oggi il gender, il suicidio assistito, l’utero in affitto, le adozioni omosessuali ossia la negazione dell’ordine per il quale un bambino deve avere un papà e una mamma e non essere impedito a questa ricca iniziazione all’esperienza della vita nella paternità e nella maternità così come egli è carnalmente generato da un papà e da una mamma.

Da sempre la sinistra consiste nella negazione dell’ordine, nella negazione della verità, nella negazione dell’universale, nella negazione di tutto ciò che implica “eteronomia”, ovvero che vincola l’autonomia dell’uomo perché pone ad esso una norma: l’uomo può fare e disfare, nell’uso buono o cattivo del libero arbitrio, ma non può fare e disfare nulla della verità. L’uomo può uccidere, ma non può in nulla modificare il comandamento “Non uccidere”. Alla sinistra questa “impotenza” dell’uomo non piace, questo ordine posto dal Creatore nella natura stesse delle cose appare come una catena di schiavitù.

La libertà, per questo genere di soggetti che nella storia si ripresentano sempre, come “demòni che risorgono di secolo in secolo” per dirla con le parole di un grande Generale dell’Esercito Cattolico Reale di Vandea, consiste nella vecchia promessa: “Sarete come Dio!”. E’ ciò che dice il serpente alla prima coppia nel Paradiso terrestre (“Paradiso” che in iranico significa: “giardino cinto da mura”, a proposito dell’importanza dei muri che servono per proteggere la bellezza: ditelo a quello dei “porti aperti”…).
Per essere come Dio occorre farsi creatori della realtà e dell’assiologia, occorre mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male, ossia divenire artefici e costruttori di ciò che è bene e di ciò che è male.

La libertà dell’uomo è che l’uomo sia Dio.

Fuor di analogia biblica: l’uomo è davvero libero nel poter produrre un bambino come vuole e quando vuole, grazie alla potenza del proprio spirito prolungata nella tecnica, l’uomo è davvero libero nel poter decidere della propria vita e della propria morte quando vuole, nel poter amare chi vuole e come vuole (anche i bambini?), nel poter essere padre e madre come vuole indipendentemente dalla propria determinazione fisica e sessuale, che secondo Judith Butler, donna filosofo del gender, non è altro che una mera “differenza di superficie dei corpi”.

Credete che questa lettura sia una forzatura bigotta e reazionaria?
Ascoltiamo allora la controparte. Prendiamone l’esponente più autorevole. Diamo la parola ai nostri avversari.

Mario Mieli è stato il più famoso attivista italiano LGBT, è morto suicida nel 1983, a lui è intitolata la più importante realtà associativa LGBT d’Italia, il “Circolo di Cultura Omosessuale MARIO MIELI”, di Roma, che ha avuto l’”onore” di organizzare il Gay Pride mondiale nella nostra Capitale.
Nel suo testo cardine, edito da Feltrinelli, Mieli scrive:

“Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l'Edipo, o il futuro Edipo, bensì l'essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto» “

Elementi di critica omosessuale, pag. 62

 

Come vedete, si parla di “società repressiva eterosessuale”, in opposizione alla “pederastia […] freccia di libidine scagliata verso il feto”. Prima il Papato, poi la Monarchia, poi gli industriali, i padroni, i capitalisti, poi il padre, oggi la società repressiva eterosessuale. La sinistra da sempre individua un elemento della società tradizionale come nemico e lavora per la sua rimozione: perché l’uomo regni indisturbata, arbitro dei suoi capricci. Libero esame, libera lotta, libero sesso, libero aborto, libero Vendola!

Ecco dove arriva a coerenza la forza sovversiva della sinistra, e questo movimento dell’idea è indipendente dalle intenzioni di un Voltaire, di un Marx o di un Gramsci.

Questo movimento ideale si chiama gnosi, ossia:

1.      Negazione dell’ordine buono della natura: nessun Dio buono ha messo alcun ordine intrinseco valoriale nelle cose e l’uomo è padrone assoluto nella sua volontà di darsi e dare una norma come egli la preferisce e crea;

2.      Necessità di rompere questo ordine attraverso la pratica rivoluzionaria, che può essere pratica politica violenta o pratica sessuale più disordinata possibile così da “consumare” tutte le possibilità di questo ordine e dar vita al nuovo ordine, l’ordine nuovo della libertà;

3.      Conoscenza superiore che salva l’uomo già mentre vive in questo ordine, portando la coscienza alla consapevolezza del regno della libertà che è negazione di un qualsiasi significato dell’ordine presente;

Ora, dietro fatti come quelli del Forteto e quelli di Bibbiano, vediamo sempre l’ombra di questa ideologia della sovversione dell’ordine naturale. L’odio per questo ordine e la negazione sistematica di questo ordine.
Che oggi si riassume nelle parole “LOVE IS LOVE”, l’amore è amore, che è un modo per legittimare qualsiasi disordine nel nome di qualsiasi voglia, istinto, inclinazione che viene appositamente chiamata “amore”, quando in realtà l’amore è l’adesione della volontà al bene di un ente, di una persona, al suo fine naturale e soprannaturale per poter essere “amore di amicizia” e non “amore di concupiscenza”, per utilizzare una nota distinzione del Dottore Angelico, Tommaso d’Aquino.

Veniamo a qualche spunto prettamente esemplificativo del caso Bibbiano: Federica Anghinolfi, paladina omosex, è stata una delle prime persone sottoposte a misure cautelati: secondo la Procura è uno dei vertici del perverso sistema di affidamento che aveva portato anche all’arresto di un Sindaco del PD.

Federica Anghiari, che dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza è la Responsabile dei Servizi Sociali, è nota da anni per le sue battaglie per l’adozione omosessuale.
Non solo: nonostante in questo Paese il legislatore non abbia mai aperto le porte alla cosiddetta “genitoritalità gay”, pare che la Anghiari abbia già ottenuto nel tempo dal Tribunale dei Minori l’affido di alcuni bambini a coppie uomo-uomo o donna-donna. Una vera rivoluzionaria! Seguaci di Mario Mieli di tutto il mondo, unitevi!

Quel che emerge oggi è una realtà fatta di alterazione dei disegni dei minori con l’aggiunta di dettagli sessuali in modo da giustificare con presunti “problemi” la necessità di togliere quei bambini ai propri genitori.
Tra i reati contestati ai vari soggetti coinvolti ci sono frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Tutte pratiche vietate dalla legge (sia morale che umana) ma che il bene superiore della rivoluzione evidentemente esige che siano messe in atto. Per la dittatura dell’arcobalenato!

Che non vi siano solo elementi meramente economici e di speculazione in questa vicenda, a differenza di quanto accentuato dai media, ma specificamente culturali, emerge anche dalle carte processuali.
Il Giudice per le Indagine Preliminari (GIP) scrive degli indagati: “La loro percezione della realtà, della propria funzione, è totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali”. L’obiettivo ideologico pareva qui essere quello di destrutturare l’idea supposta come artificiale di una naturalità della “famiglia”, riformare profondamente la percezione dei bambini, farne degli “uomini nuovi”, liberi dalle gabbie edipiche della “società repressiva eterosessuale”.

E’ su questi obiettivi ideologici che si evidenzia il nesso tra sinistra come forza della sovversione dell’ordine naturale e scandali coinvolgenti minori.
Nello specifico questa volta vedremo cosa riuscirà a provare la Magistratura circa Bibbiano, mentre in casi tristemente noti come quello del Forteto luce è già stata fatta.

Ma è importante comprendere quale sia l’humus culturale ed ideologico che rende possibile l’organizzazione sistematica e collettiva di imprese di questo tipo.

E’, ancora una volta, il vecchio serpente della gnosi. “Sarete come Dio”.

Ecco come e perché la negazione dell’ordine della natura, intrinseco all’ideologia delle sinistre, che nega la differenza tra maschio e femmina, che nega un criterio eteronomo sull’inizio della vita e sulla sua fine, che vuole liberare l’uomo da ogni vincolo valoriale impostogli dalla natura ossia da Dio, non possa che portare, negli episodi di massima coerenza, alla tragicità di un Forteto o di esperienze simili.

Spero di aver potuto aiutare un dibattito sereno e verace perché l’ordine della natura sia nuovamente riconosciuto nella sua normatività e perché, rimosse le aberrazioni del progressismo, Dio possa tornare a regnare sulla società umana con la diretta collaborazione degli uomini e non solo per mezzo della Sua Provvidenza e della Sua Giustizia.

Ci assista la Madonna del Rosario! W Maria!

 

Lorenzo Gasperini

3 dicembre 2019

Don Maurizio Rota: "anche Monica Cirinnà ha un padre e una madre!"

Orrori liturgici

La prova della connessione don Milani - Forteto è ancora esibita sul sito giovaniemissione.it!

La prova della connessione don Milani - Forteto è ancora esibita sul sito giovaniemissione.it!

 

Sul sito internet giovaniemissione.it è ancora pubblicata la testimonianza nella quale si afferma che anche il fondatore del Forteto Rodolfo Fiesoli, condannato dalla Cassazione a 14 anni e 10 mesi per maltrattamenti e violenze sessuali su minori anche disabili, sia stato raggiunto dalla parola di don Milani ed ancora oggi la testimoni, di seguito ne riportiamo un estratto.

"Le catechesi si sono integrate con le testimonianze degli ex-alunni di San Donato e Barbiana con cui abbiamo conosciuto il Don Lorenzo educatore, di don Pollini che ha raccontato del Don Milani sacerdote e di Michele Gesualdi che… che con difficoltà e “gelo” iniziale ha dato voce a Lorenzo Milani, proprio in quelle stanze in cui lui ha vissuto più come figlio che alunno del Priore.

Queste persone e tra loro anche Nanni il falegname di Barbiana e Rodolfo fondatore del Forteto (cooperativa e onlus presente a Vicchio) sono state raggiunte in diverso modo dalla parola di Don Milani e diversamente ancora oggi la testimoniano.

Da tutti loro viene presentata come un ricordo, un importante arco di tempo del loro passato. Un’esperienza forte, significativa a cui saranno per sempre grati ma che non riescono ad attualizzare.

Lo stesso Michele Gesualdi è combattuto quando deve raccontare del suo passato, sembra volerlo seppellire, dimenticare….MA quando lo lascia parlare, ecco comparire la figura complessa, poliedrica, tormentata, inquietante del Priore che responsabilizza e fa pensare."

 

Gino Lanfranchi, 29 novembre 2019

Mons. Bux: “il movimento della Tradizione cattolica è inarrestabile”

Mons. Bux: “il movimento della Tradizione cattolica è inarrestabile”

Lasagne  di pollo in Vaticano ? Il consigliere di Ratzinger,  Monsignor Nicola Bux, noto teologo barese, non ha dubbi e dice, in questa intervista che ci ha concesso, che sono i musulmani a doversi convertire ed aggiornarsi.  E non fa sconti.

Monsignor Bux, secondo alcuni organi di stampa Bari presto potrebbe diventare una della capitali italiane del cattolicesimo tradizionale. Che ne pensa?

 

“Non so a cosa alluda che la possa far diventare tale. Constato sempre più, nei viaggi in Italia e all’estero, che il movimento della tradizione cattolica è inarrestabile, dappertutto, nei piccoli e nei grandi centri.I fedeli – intendo coloro che conoscono la verità cattolica e quindi sanno distinguerla dall’errore e dall’eresia – si accorgono che il ‘pasto’ della cosiddetta pastorale è una polpetta avvelenata e reagiscono, riunendosi e ricorrendo alla tradizione cattolica conservata nel Catechismo e nella Liturgia, in specie quella che Benedetto XVI ha liberalizzato. Invece, la teologia della liberazione o la sua versione indigenista, come abbiamo visto dai recenti atti compiuti in Vaticano – accentua il relativismo religioso,– si veda la Dichiarazione di Abu Dhabi –  svuota la fede, fa fuggire verso le sette e porta all’idolatria; ma chi conosce l’insegnamento cattolico reagisce,seguendo “coloro che custodiscono la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli”(Canone Romano), ossia la sacra Tradizione: questa, come dice il concilio Vaticano II, è una delle due fonti della Rivelazione, e ad essa ha attinto anche la redazione della Sacra Scrittura; da queste due fonti ispirate, i veri cattolici traggono le norme della vita morale. Se le chiese si svuotano, e i matrimoni civili e le convivenze aumentano, come documentano le statistiche, vuol dire che i vescovi e il clero non si occupano con le parole e i comportamenti, di catechizzare il popolo, ma sono affaccendati nell’agenda sociale, dietro i migranti, la legalità, il clima ecc., nonostante la maggioranza di cattolici l’abbia bocciata, in quanto la prima fame da soddisfare nell’uomo è quella di Dio. La Chiesa sembra diventata una succursale delle agenzie dell’Onu, interessate al relativismo di ogni tipo, alle quali piace che la Chiesa non annunci più Gesù Cristo, ma un “Dio unico” – mentre il Dio rivelato da Gesù è uno e trino – e invece si interessi di ambiente e culture indigene.”

 

 Ci sono iniziative in vista?

“Dicevo che dappertutto, nei grandi e nei piccoli centri, nascono aggregazioni momentanee o stabili, che richiedono catechesi e insegnamenti cattolici, adorazione al Santissimo Sacramento, sacre liturgie degne di tal nome, perché celebrate davanti al Protagonista che è Gesù Cristo, e non davanti al prete che col microfono in mano guida l’assemblea come un conduttore televisivo. C’è bisogno di silenzio e di adorazione, per poter dare ragione della fede davanti al mondo, con dolcezza, rispetto e buona coscienza, come chiede l’apostolo Pietro. Si sta accentuando la persecuzione dentro e fuori la Chiesa; pertanto i cattolici devono difendere la fede e la ragione, e affinare così il giudizio, cioè esaminare ogni cosa e trattenere ciò che vale. Gesù Cristo per questo è venuto nel mondo, lo ha detto egli stesso: “è per un giudizio che sono venuto nel mondo, perché coloro che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv,9,39). Suggerirei ai vescovi di prendere sul serio l’intervista data dal cardinal Ruini. Se amano il dialogo e il confronto, promuovano un pubblico dibattito e si confrontino con tutti i cattolici e non solo con una parte, peraltro sempre meno rilevante, perché accodata al pensiero di sinistra e radicale”.

 

 E’ giusto parlare di tradizionalismo oppure ogni cattolico degno di tal nome deve essere difensore della tradizione?

“Gli -ismi, si sa, sono peggiorativi e buttano, come si suole dire, il bambino con l’acqua sporca. Tradizione viene dal latino e indica movimento:tradere;essa trasmette in modo arricchito e sempre nuovo quanto riceviamo dai padri. La tradizione è tutt’altro che mera conservazione. Lo dimostra il boom della cucina con le ricette tradizionali, e tanti altri ambiti. Allora, perché l’antica liturgia, all’improvviso, dovrebbe essere considerata dannosa e addirittura proibita, se ha formato generazioni di santi? Semmai dovrebbero i vescovi interrogarsi, come mai dopo tanti anni di nuova liturgia, questa non attrae più e la gente abbandona la Chiesa. I giovani sono sempre di meno nelle chiese, invece aumentano nella liturgia tradizionale, che non hanno mai conosciuta, e, per assurdo, c’è chi li accusa di essere nostalgici. Bisogna sapientemente tramandare e innovare, cose nuove e cose antiche, ma, chi ha assaggiato il vino vecchio, constata che questo è buono. Lo afferma il Signore nel vangelo di Luca(5,37). “

 

 La tradizione è utile?

“La tradizione è parte della natura dell’uomo: noi siamo quello che abbiamo ricevuto, sia come dna sia come capacità; poi vi aggiungiamo del nostro. La Chiesa non avrebbe superato duemila anni di storia, se fosse andata dietro le mode; il modernismo è il veleno che sotto diverse versioni cerca di inquinarla, ma bisogna resistere, non conformandosi alla mentalità del tempo presente, come dice l’Apostolo ai Romani(12,2). Questo significa saper vagliare e trattenere ciò che vale(1 Ts 5,21).Si deve riprendere la missione al popolo, formarlo nella dottrina cristiana affinché rinasca la vita morale”.

 

 Che cosa pensa del fatto che alla giornata mondiale dei poveri il Papa (ma accade ormai dovunque) abbia fato servire a tutti, inclusi italiani, lasagne senza carne di maiale?

 

“Evidentemente si è dimenticato che Gesù Cristo – come dice il vangelo di Matteo(cfr 7,1-23) – ha dichiarato puri tutti gli alimenti. Vogliamo tornare indietro rispetto a Cristo? Sono i musulmani che si devono aggiornare e convertire. Ne conosco, specie in Medioriente, che hanno studiato da noi e biasimano questo arretramento dell’Occidente e di certi cattolici.” 

 

 Questa scelta è inquadrabile come ha detto da Socci, in una sottomissione e comunque lancia questo segnale?

“Tutto ciò che va contro il vangelo è una apostasia,cioè un allontanamento, di conseguenza una sottomissione, che ha come esito la confusione ulteriore dei cristiani labili, che non conoscono bene i vangeli e si accodano pedissequamente ad ogni moda. E’un tradimento di Gesù Cristo. Per fortuna c’è sempre la reazione di tanti che ragionano, perché, disse Chesterton, in chiesa ci è chiesto di toglierci il cappello, non la testa”.

 

 Non le pare irrispettosa verso gli italiani e magari che il buon senso richiedeva due tipi di sughi, con e senza maiale?

“Questo è un affare che non riguarda la Chiesa. E’ importante invece rilevare che la Tradizione il è un movimento che cresce irreversibilmente, perché asseconda la vera natura umana; bisogna dare tempo, a quelle parti ancora anestetizzate del corpo ecclesiale, di risvegliarsi. Ci vuole pazienza e resistenza, che poi sono aspetti della virtù della fortezza, una virtù cardinale.Fa riflettere quanto ha scritto mons. Carlo Maria Viganò: se il Papa non conferma i fratelli nella fede e non diffonde la fede cattolica con la missione verso tutti popoli, che Cristo ha ordinato a Pietro, si pone un grande problema di cui i Cardinali e i Vescovi per primi devono farsi carico.Però, c’è da ricordare la premessa che Gesù ha posto a Pietro: “tu, una volta convertito, conferma nella fede…”(Lc 22,32).Ci vuole prima la conversione a Gesù Cristo, distogliendo l’attenzione dal mondo e dalle sue mode temporanee. Invece, molti pastori sono voltati ancora da questa parte, come narcotizzati. Ma i fedeli laici e tanti sacerdoti cattolici li sveglieranno”.

Bruno Volpe

25 novembre 2019

fonte lafedequotidiana.it

Save the date! 23 maggio 2020: decima Marcia per la Vita!

Save the date! 23 maggio 2020: decima Marcia per la Vita!
La Marcia per Vita è giunta al suo decimo anno!

Dal lontano 2011, quando iniziammo a marciare a Desenzano sul Garda, fino ad oggi, ci siamo incontrati nove volte per difendere la vita e la Marcia, che dal 2012 si svolge a Roma, da nazionale è divenuta un evento internazionale.

Quella del 23 maggio 2020 sarà dunque la decima Marcia per la Vita.  Questo anniversario premia i nostri sforzi di dieci anni e fin da adesso ci stiamo rimboccando le maniche per esprimere ancora, con tutta la nostra forza, la voce di un popolo che vuole difendere la vita umana innocente, dal concepimento alla morte naturale.

Contiamo sulla tua presenza, anche se questo comporta, un impegno. Nessuna battaglia però si vince senza sacrifici.

E noi combattiamo per vincere!

Vittoria significa per noi l'abrogazione dell'iniqua legge 194, che ha fatto, dal giorno della sua approvazione, il 22 maggio 1978, oltre sei milioni di vittime.

Questa vittoria è possibile solo con l'aiuto di Dio, ma la nostra volontà è necessaria ed è per questo che ti rivolgo con fiducia il mio appello.

Aiutaci a combattere e a vincere la nostra battaglia in difesa della vita!

Ti aspettiamo a Roma il 23 maggio, ma intanto abbiamo bisogno del tuo aiuto per diffondere il più possibile questo messaggio, per aiutarci a costruire una cultura della vitaper organizzare, assieme a noi la prossima Marcia.


Virginia Coda Nunziante

Presidente della Marcia per la Vita
22 novembre 2019

On. Vito Comencini (Lega) in Parlamento: "...a Lepanto fu salvata l'Europa e la Civiltà cristiana... mentre si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria si recitava il Santo Rosario..."

Da Barbiana a Bibbiano: comunicato stampa di Pucci Cipriani

Da Barbiana a Bibbiano: comunicato stampa di Pucci Cipriani

L'annunzio della mia presenza al Convegno di Bergamo del 30 novembre: "Da Barbiana a Bibbiano" e il titolo della mia relazione: "L'attacco alla famiglia, dal 'donmilanismo' al Forteto" hanno fatto insorgere le truppe cammellate dei nipotini di Stalin e dei "Figli della vedova", mentre i "pennaruli", aedi del cattocomunismo, stracciandosi le vesti, hanno consumato fiumi d'inchiostro per gridare allo scandalo.

A questa gente preferisco non rispondere se non con le argomentazioni: nulla di nuovo sarà da me detto che già non sia stato ampiamente scritto e confermato da don Milani stesso (Lettera a Giorgio Pecorini "Amo talmente i miei parrocch..." per tacere il resto...), dal giornalista di "Repubblica" Sebastiano Vassalli in più articoli pubblicati anche in un libro "milaniano", dallo scrittore di sinistra Walter Siti, da personalità della cultura e della Chiesa come il teologo domenicano Padre Tito S. Centi, i professori Mons. Luigi Stefani, Rita Calderini e Domenico Magrini e giornalisti come Pier Luigi Tossani (con la sua esaustiva biografia on line su don Milani), Alcide Cotturone ed Enrico Nistri, e soprattutto, da un prestigiosissimo sito "Il Covile", diretto da Stefano Borselli, dove su don Milani e i collegamenti e le affinità con "Il Forteto" c'è addirittura un intero "volume" di prove.

Io non intendo rispondere agli insulti del PD e dei suoi tirapiedi, ovvero agli insulti di coloro che, in via di estinzione, cercano, almeno, di salvare i loro idoli, come fecero con la mummia di Lenin i comunisti dell'URSS. Resto fedele alla Verità e ai miei vescovi di cara e venerata memoria che condannarono don Milani  e il "donmilanismo": il cardinale Elia Dalla Costa, Mons. Giovanni Bianchi (che subì un "processo popolare" a Barbiana di fronte ai ragazzi di don Milani) e l'arcivescovo Cardinale Ermenegildo Florit. Tutti e tre portarono sulle loro spalle la pesante croce della contestazione sessantottarda e cattocomunista dei "preti rossi" fiorentini.

In particolare l'arcivescovo di Firenze S.E. il Cardinal Florit "sequestrato" e oltraggiato in Curia dalla teppa isolottiana di don Mazzi, svillaneggiato e delegittimato da un suo successore, amaramente riferisce il suo ultimo colloquio con don Milani: "È stata una conversazione concitata di oltre un'ora. Momenti angosciosi. È (don Milani npc) un dialettico affetto da mania di persecuzione. Non preoccupazione di santità fondata sull'umiltà, ma pseudo santità puntata verso la canonizzazione di se stesso. Egocentrismo pazzo, tipo orgoglioso e squilibrato."

Insomma mi trovo benissimo in questa compagnia, conscio di seguire la dottrina e i dogmi perenni della Chiesa santificati dai Martiri e dai Confessori della Fede, non le idee peregrine dei predicatori di odio "canonizzati" a Barbiana da Walter Veltroni e dal Segretario di Rifondazione Comunista Bertinotti.

 

Pucci Cipriani, 24 novembre 2019

Conferenza a Firenze "Sinodo panamazzonico, un primo bilancio"

Conferenza a Firenze "Sinodo panamazzonico, un primo bilancio"

Giovedì 21 novembre, presso il Centro visite del Comune di Firenze, ha avuto luogo la conferenza “Sinodo Panamazzonico, un primo bilancio” organizzata da Famiglia, Tradizione, Proprietà e da Comunione TradizionaleSono intervenuti il consigliere comunale di Firenze Andrea Asciuti, Ascanio Ruschi, giurista e condirettore di Soldati del Re, Julio Loredo de Izcue, presidente dell'associazione Tradizione, Famiglia, Proprietà e Filippo Bianchi, consigliere comunale di Bergamo. Ha moderato Pucci Cipriani, direttore di Controrivoluzione e di Soldati del Re. Titolo delle due relazioni centrali "Sinodo panamazzonico o Concilio Vaticano III?" e "Si scrive Green, si legge Rosso". La TFP segue da vicino da quaranta anni le vicende che hanno condotto la Chiesa dinanzi a questo ultimo bivio di portata universale ed il presidente Julio Loredo de Izcue ha sottolineato, tra le altre cose, quanto la falsa teologia della liberazione di stampo marxista di Leonardo Boff degli anni Settanta sia riemersa con questo pontificato, prima preparando il terreno attraverso la lettera enciclica ecologista radicale Laudato Sì e poi con questo Sinodo, finanziato dalla Germania, che sostituisce la S. Trinità con l'idolatria della terra. Non di rado infatti in questi ultimi mesi abbiamo sentito parlare di Reno che sfocia nel Tevere, questa volta passando addirittura anche per il Rio delle Amazzoni... In defitiva il tribalismo rappresenta la realizzazione dell'utopia marxista che punta a questo modello primitivo, senza proprietà privata e di assoluto egualitarismo, attraverso l'Ecologismo, oggi tanto in voga. Come ci fa notare il consigliere Filippo Bianchi infatti, il tema dell'ambiente viene oggi strumentalizzato per motivazioni politiche da movimenti come Fridays for Future di Greta Thumberg che fanno riferimento alla sinistra progressista mondialista. Tali strumentalizzazioni non hanno niente a che fare con la reale salute dell'ambiente, piuttosto attraverso il catastrofismo che si serve di menzogne, vogliono manipolare la Società ed attaccare gli avversari politici, come ad esempio il presidente del Brasile Bolsonaro. Infatti, benché si voglia mettere in cattiva luce il Brasile a tutti costi, gli incendi che hanno interessato l'Amazzonia brasiliana in questo perido sono inferiori a quelli che si sono verificati negli anni precedenti e sono anche inferiori a quelli che si verificano attualmente in altri stati sudamericani e africani, ma l'obiettivo da colpire è Bolsonaro e pertanto l'Amazzonia, viene venduta come polmone del pianeta anche se, essendo una foresta vecchia non in crescita, non genera ossigeno (tutte le foreste della terra assieme inoltre generano solo circa il 10% dell'ossigeno mondiale) mentre i polmoni della terra sono costituiti dagli oceani, che generano addirittura circa l'80% dell'ossigeno globale benché nessuno lo dica. Inoltre quella odierna sta divenendo una Chiesa che ha smesso di evangelizzare l'indio precristiano, il quale vuole abbandonare il suo status e le sue terribili usanze come l'infanticidio ed il cannibalismo rituale, contrariamente a quento desiderano gli antropologi e la Chiesa sudamericana, che lo vogliono utilizzare come modello in antitesi alla società occidentale. Il rischio, fa notare Pucci Cipriani, è quello che, come a suo tempo seguirono "lo spirito del Concilio Vaticano II" oggi giustifichino qualsiasi abuso con lo scudo de "lo spirito del Sinodo panamazzonico". Quella odierna è una Chiesa che nasconde il volto di Cristo con una maschera amazzonica dal volto di strega, ma quello che i cattolici, e soprattutto Nostro Signore, vogliono è una Chiesa in cui il primato rimanga il Cristo e piuttosto una Amazzonia dal volto cattolico. Non sono mancati inoltre fin da subito i complimenti al consigliere Andrea Asciuti per l'Ordine del giorno con il quale il suo Gruppo consiliare ha richiesto all'Amministrazione di Firenze la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Come ha fatto notare anche Don Roberto Donati con la sua lettera pubblicata da Soldati del Rel’idea che lo Stato debba essere indifferente in tema di religione, fa parte delle vetuste teorie cattolico-liberali già puntualmente condannate in modo esplicito dal Magistero della Chiesa e, per le medesime ragioni, l’argomento utilizzato dal candiato sindaco perdente del Centrodestra per prendere le distanze dalla Lega, il democristiano liberale Ubaldo Bocci, è incompatibile con il Magistero della Chiesa.

Gino Lanfranchi, 23 novembre 2019

Censura di Sinistra per chi critichi Barbiana

Si parla di Bibbiano, panico in Toscana

Si parla di Bibbiano, panico in Toscana
Il governatore Enrico Rossi e l'arcivescovo Giuseppe Betori attaccano il convegno in programma a Bergamo in cui si affronterà pure la vicenda del Forteto: «Insulto a don Milani». Intanto Alfonso Bonafede annuncia una inchiesta amministrativa in Emilia.

Ormai è un riflesso condizionato. Ogni volta che qualcuno prova a esprimere un pensiero anche solo leggermente differente dal loro, i progressisti italiani reagiscono invocando la censura, gettando discredito e tirando in ballo l'odio. Convegni, presentazioni di libri, dibattiti: nulla viene risparmiato. Succede così che, per l'ennesima volta, un momento di discussione dedicato a temi importanti diventi il bersaglio di una campagna di mistificazione. In questo caso hanno fatto le cose in grande, tirando in ballo persino un vescovo e un governatore di Regione.

Spieghiamo. Il 30 novembre, a Bergamo, si terrà un convegno intitolato «Da Barbiana a Bibbiano». Tra i partecipanti ci saranno il giornalista Pucci Cipriani, il garante per l'infanzia e l'adolescenza del Lazio, Jacopo Marzetti, e Francesco Borgonovo, vicedirettore della Verità. Il titolo dell'evento è piuttosto chiaro. Barbiana è il paese simbolo di don Lorenzo Milani, mentre Bibbiano è l'epicentro dell'inchiesta «Angeli e demoni». Il filo rosso che lega queste due realtà è ovviamente quello dell'ideologia.

Non appena la locandina è stata diffusa sui social network, si è scatenato il pandemonio. È intervenuto addirittura il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze: «Non si può accettare», ha detto, «che la figura di don Lorenzo Milani, servitore esemplare del Vangelo e testimone di Cristo, sia strumentalizzata o peggio offesa, accostando l'esperienza di Barbiana a vicende neppure lontanamente accostabili. Si tratta dell'ennesima distorsione e travisamento che da varie e diverse parti, in maniera ricorrente nel corso dei decenni, è stata fatta e continua ad essere fatta del pensiero e dell'azione di questo nostro sacerdote. Vicende inaccettabili come questa suscitano amarezza e dolore per il ricordo di don Milani, per la diocesi, e per tutti coloro che lo hanno conosciuto».

A stretto giro anche Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, si è fatto sentire. Assieme ai sindaci del Mugello, ha organizzato una marcia a Barbiana.

Domenica il governatore e gli altri amministratori si sono presentati nel paese di don Milani per difenderne il buon nome dagli attacchi dei perfidi destrorsi: «L'esperienza di Barbiana è così alta che non può essere infangata. Tutti devono rispettarla e attingere ad essa, come ad una fonte, per riflettere sul presente e sul futuro, proprio e della propria comunità. A me pare che mai come oggi tutti noi siamo chiamati in causa, personalmente, per un impegno di solidarietà verso chi ha bisogno, senza distinzioni di appartenenza nazionali, etniche o di classe», ha detto Rossi. Messaggi di sdegno sono giunti anche dall'associazione Pax Christi e dal Pd.

Luca Lotti ha diffuso un durissimo comunicato stampa contro Simone Pillon, senatore leghista che avrebbe dovuto intervenire al convegno: «Pillon ha superato ogni limite di decenza», ha scritto Lotti. «È inaccettabile che la figura di don Milani venga strumentalizzata per miseri scopi di propaganda politica». Pure il garante Marzetti ha subito pressioni, aggravate dal fatto che egli ricopre un incarico istituzionale.

La levata di scudi, tuttavia, è semplicemente grottesca. Tanto per cominciare, non si capisce per quale motivo un senatore e un garante dell'infanzia non possano liberamente partecipare a un momento di discussione riguardante vicende in cui i minori sono vittime. Soprattutto, però, il convegno non c'è ancora stato, dunque nessuno ha potuto proferire insulti contro don Milani. Non solo: nella locandina del convegno si cita Barbiana come luogo simbolico del «donmilanismo», una tendenza culturale che merita di essere seriamente indagata. Perché è proprio dall'area «donmilanista» che provenivano alcuni fondatori del Forteto, la comunità degli orrori gestita dal padre padrone Rodolfo Fiesoli, a cui - pochi giorni fa - la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 10 mesi di carcere per maltrattamenti e violenza sessuale anche su minori.

A parlare esplicitamente del legame fra alcuni discepoli di don Milani e il Forteto sono stati, non più tardi del giugno scorso, i soci della sede di Bologna del Centro formazione e ricerca don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana. Costoro hanno dato le dimissioni e chiuso la sede bolognese del centro. «Abbiamo appreso», hanno scritto i bolognesi, «che un socio fondatore della nostra associazione di Vicchio, Edoardo Martinelli, è stato anche fondatore del Forteto, poi fuoriuscito, che da anni sapeva delle violenze che ivi venivano commesse». E hanno aggiunto: «I documenti raccolti hanno messo in evidenza la piena commistione tra la vicenda Forteto e Barbiana attraverso l'abuso distorto del pensiero di don Milani, ma anche attraverso l'inerzia di coloro che, consapevoli da anni, avrebbero potuto e dovuto intraprendere una battaglia in difesa dei più deboli».

C'è di più. I bolognesi hanno ricordato che «un noto esponente della nostra associazione di Vicchio, Manrico Velcha, in rete definito segretario generale, ha per anni partecipato al cda della Istituzione Centro di documentazione don Milani del Comune di Vicchio a fianco del pregiudicato per reati di violenza sessuale, atti di libidine violenti e continuati ai danni di minori disabili Rodolfo Fiesoli, partecipazione protrattasi fino al giorno dell'arresto di Fiesoli, 20 dicembre 2011».

Diteci: per quale motivo, a maggior ragione dopo denunce come quella che abbiamo appena riportato, non si dovrebbe parlare dei rapporti fra alcuni seguaci di Milani e il Forteto? I politici toscani, invece di invocare la mordacchia, dovrebbero piuttosto chiedere scusa a nome dei loro predecessori progressisti, che hanno sempre sostenuto e finanziato il Forteto nonostante denunce e condanne per reati ignobili. Lo stesso discorso vale per Bibbiano. Per quale motivo non se ne dovrebbe parlare a Bergamo o in Toscana o in qualunque altra zona d'Italia?

Proprio ieri il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha fatto sapere di avere disposto un'inchiesta amministrativa da parte dell'ispettorato del ministero della Giustizia al tribunale per i minorenni di Bologna. In estate Bonafede aveva prima inviato gli ispettori al tribunale di Bologna, poi aveva creato una squadra speciale per investigare sul sistema di gestione dei minori.

«Sin dall'inizio ho chiarito che la protezione dei bambini è una priorità», ha detto il ministro, «e su questo fronte andremo fino in fondo. La prossima settimana presenteremo i dati sul monitoraggio degli affidi effettuato dalla squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori. È la prima volta che si è in grado di fornire un quadro di dati chiaro, omogeneo e su base nazionale».

Avere dati chiari sarebbe già un enorme passo avanti. E il fatto che si indaghi ancora sui casi emiliani significa che Bibbiano non è stata «un raffreddore», come ha dichiarato il capo della commissione tecnica istituita dalla Regione Emilia Romagna. Il problema è che l'intero universo culturale progressista continua a fare muro. Non vuole che di Bibbiano, del Forteto e dei danni prodotti dall'ideologia si parli. Ecco perché in ogni dove i convegni vengono boicottati o censurati, ecco perché la mistificazione è potente e quotidiana. Hanno paura della verità.

 

Riccardo Torrescura, 23 novembre 2019

fonte La Verità

Bibbiano – censura per chi critichi Barbiana

Bibbiano – censura per chi critichi Barbiana

Di Bibbiano non si deve parlare: nonostante l’estrema gravità dei fatti contestati, la Sinistra, in altri casi forcaiola per molto meno, improvvisamente diviene ipergarantista e reclama anzi il bavaglio per chiunque osi anche solo interrogarsi ed approfondire l’inquietante argomento, ricercandone le cause per scongiurarne in futuro gli effetti.

È la sorte occorsa al lodevole convegno, organizzato per il prossimo 30 novembre a Bergamo presso l’Auditorium San Sisto sul tema «Da Barbiana a Bibbiano», divenuto oggetto di un «incredibile attacco mediatico», nonché di un assurdo «tentativo di linciaggio (non solo morale)», come denunciato dai promotori ovvero dalle associazioni Caritas in Veritate BergamoOra et Labora in difesa della VitaMovimento per la Vita della Val Cavallina Bibbiano lo scandalo degli affidi, con la collaborazione di Tradizione Famiglia Proprietà e di Comunione Tradizionale.

Assolutamente di livello i relatori: già dai titoli si capisce come essi si propongano di analizzare ogni dettaglio, ogni indizio, ogni passaggio che dall’esperienza di don Milani conduca all’inchiesta «Angeli e Demoni» ed al dramma vissuto nel Reggiano. Così Pucci Cipriani, che è direttore della rivista Controrivoluzione e che da cinquant’anni studia i casi Barbiana e Forteto, parlerà di «Attacco alla Famiglia: dal “donmilanismo” allo scandalo del Forteto»; Jacopo Marzetti, avvocato, commissario straordinario del Forteto e garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, su «Dal Forteto a Bibbiano: le responsabilità delle Amministrazioni»; Francesco Borgonovo, vicedirettore del quotidiano La Verità ed autore del libro i fabbricanti di mostri, interverrà invece sul tema «Bibbiano: i fabbricanti di mostri». Al tavolo, moderati dal consigliere provinciale di Livorno, Lorenzo Gasperini, si alternerà insomma gente competente e preparata, non i primi che passano o funzionari dell’apparatčik, facilmente liquidabili…

«Lo scopo dell’iniziativa – ci spiega il consigliere comunale di Bergamo, Filippo Bianchi, che introdurrà i lavori – è quello di ripercorrere quella linea rossa, che conduce allo scandalo arcobaleno di Bibbiano, passando dalla catastrofe cattocomunista del Forteto, che senza il sistema Barbiana non avrebbe mai avuto luogo. Una tragica e degenerante evoluzione di un bagaglio culturale, che vuole sovvertire la società e l’ordine naturale con la complicità delle amministrazioni, dell’apparato giudiziario e di vari organi istituzionali».

Che un legame vi sia sono i fatti ad evidenziarlo: dalla casa di don Milani nella toscana Barbiana, in provincia di Vicchio, provengono alcuni tra i fondatori del Forteto, comunità e cooperativa agricola del terrore nel Mugello; tra questi, Rodolfo Fiesoli, cui proprio recentemente la quarta sezione penale della Cassazione ha confermato una condanna definitiva a 14 anni e 10 mesi di carcere per maltrattamenti e violenza sessuale su minori nella cornice di un processo, che ha coinvolto altri 22 suoi collaboratori, tra cui una delle madri affidatarie, Daniela Tardani, condannata a 6 anni e 4 mesi. Per questo «da una rapida disamina dei fatti, l’accostamento di Barbiana a realtà come il Forteto è non solo assolutamente legittimo, ma piuttosto doveroso», prosegue Bianchi.

Sentenza rispetto alla quale il commissario del Forteto, Marzetti, ha evidenziato, ora, la necessità, anzi l’urgenza di capire «perché siano successi tali fatti, ma soprattutto per quale motivo per quarant’anni si sia supportato un sistema del genere. Oltre agli autori dei reati, chi altri risponderà per tale scempio?».

Ed ancora i fatti indussero anche i soci della sede di Bologna del Centro formazione e ricerca «Don Lorenzo Milani» e scuola di Barbiana a dimettersi e chiuder bottega, dopo aver descritto i collegamenti sussistenti tra alcuni discepoli del sacerdote ed il Forteto, dopo aver chiarito, ad esempio, come Edoardo Martinelli, socio fondatore dell’associazione di Vicchio e fondatore del Forteto, poi fuoriuscito, sapesse da anni delle violenze che vi venivano commesse. I documenti provano non solo le gravi responsabilità di molti ed anzi di un intero sistema, una macchina infernale votata a demolire il concetto stesso di famiglia naturale in nome di un’ossessiva voglia di istituzionalizzazione, bensì anche il silenzio complice ed altrettanto colpevole di troppi, compresi quegli enti, che avrebbero dovuto viceversa vigilare e non l’hanno fatto, erogando anzi contributi a pioggia, senza mai porsi domande.

In una pubblicazione dal titolo La contraddizione virtuosa. Il problema educativo, don Milani e il Forteto si afferma di voler tracciare «un parallelismo tra l’esperienza educativa di don Lorenzo Milani e l’esperienza di solidarietà e accoglienza della comunità del Forteto». Insomma, spiega Bianchi, proprio «loro hanno accostato don Milani a Forteto, ma adesso gli altri non possono neppure parlare di “sistema Barbiana”, perché fare questo significherebbe metterli davanti alle proprie responsabilità a livello mediatico, il che avrebbe un impatto devastante in termini di perdita di consenso per il Pd, soprattutto in Toscana».

Stupisce e addolora, pertanto, l’immediato, incredibile anatema giunto tristemente sull’iniziativa dall’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, da alcuni Sindaci dei territori del Mugello verso chi, di fronte a bambini abusati ed oggetto di gravissime pressioni psicologiche, si proponga con questo convegno solo di capire, come dovrebbe essere doveroso per tutti fare. Che gli attacchi giungano dal senatore Pd, Dario Parrini, dal consigliere regionale Pd della Toscana, Paolo Bambagioni, o dal Pd del Lazio o da altri, guarda caso, dello stesso partito (con la grancassa di social e media, come il Tg3, il Corriere della SeraIl Fatto Quotidiano, il Corriere Fiorentino o l’articolo apoditticamente fazioso e zeppo di insulti incredibilmente pubblicato sul sito delle Acli di Bergamo…), addolora ma non stupisce. Addolora, poiché è evidente comunque come una battaglia prima di tutto morale venga sacrificata alle logiche strumentali e ideologiche di bottega ovvero di partito. Ma che anche chi riveste l’autorità morale ecclesiastica o la responsabilità istituzionale si presti allo stesso gioco, amareggia e sconforta, poiché segno quanto meno di una superficialità davvero fuori luogo, vista la posta in gioco.

«Il fatto che il nome di Barbiana, passando per la vicenda del Forteto, sia stato accostato al nome di Bibbiano – commenta Bianchi – ha mandato su tutte le furie gli omologati al pensiero unico, che, prima di ascoltare le fedeli ricostruzioni dei fatti che verranno esposte, hanno innescato la “macchina del fango”, tentando di censurare la libertà di informazione e di pensiero. Ci sono state vere e proprie rappresaglie, condotte inizialmente da politici di sinistra e poi da ambienti cattocomunisti, che vogliono fregiarsi di essere i difensori del sacerdote rosso don Milani, per impedire che alcune informazioni, che potessero screditare il donmilanismo, venissero divulgate». Secondo Bianchi, «ennesima dimostrazione che la sinistra non vuole che venga fatta luce e chiarezza su tutto questo è riscontrabile proprio nel fatto che il governatore della Toscana uscente, Enrico Rossi, assieme al presidente del Consiglio della Regione Toscana, Eugenio Giani, si siano addirittura recati a Barbiana assieme alla Cgil ed a varie altre sigle (in realtà, una manciata di persone, erano quasi più le sigle aderenti) “in riparazione” alla conferenza organizzata il 30 novembre».

«Io non intendo rispondere agli insulti del Pd e dei suoi tirapiedi – ci dice uno dei relatori, Pucci Cipriani – ovvero agli insulti di coloro che, in via di estinzione, cercano almeno di salvare i loro idoli, come fecero con la mummia di Lenin i comunisti dell’Urss. Resto fedele alla Verità e ai miei Vescovi di cara e venerata memoria, che condannarono don Milani e il “donmilanismo”: il card. Elia Dalla Costa, mons. Giovanni Bianchi (che subì un “processo popolare” a Barbiana di fronte ai ragazzi di don Milani) e l’arcivescovo card. Ermenegildo Florit. Tutti e tre portarono sulle loro spalle la pesante croce della contestazione sessantottarda e cattocomunista dei “preti rossi” fiorentini».

E la posta in gioco è alta: spezzare l’orribile catena che per cinquant’anni ha comportato violenze su minori, rovinato centinaia di giovani vite e distrutto intere famiglie. Risuonano ancora, anche in rete, agghiaccianti, terribilmente crude, le parole scritte da don Lorenzo Milani in una lettera inviata a Giorgio Pecorini, pubblicata sull’opera omnia del sacerdote toscano, e che corre l’obbligo di riportare (chiedendo scusa ai lettori) per capire esattamente di cosa si stia parlando: «Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? – scrive don Milani – E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)… E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Come si può, di fronte ad espressioni di questo tipo, pretendere di «interpretare», di «contestualizzare», come vorrebbero le Sinistre? Ma chi vogliamo prendere in giro, strillando e censurando chi viceversa intenda far chiarezza?

 

Mauro Faverzani, 20 novembre 2019

fonte corrispondenzaromana.it

C.M. Viganò: “Così la Neo-Religione mondiale avrà il suo tempio. Con l’approvazione del papa”

C.M. Viganò: “Così la Neo-Religione mondiale avrà il suo tempio. Con l’approvazione del papa”

Cari amici di Duc in altum, ho ricevuto da monsignor Carlo Maria Viganò un articolo che volentieri vi propongo. Riguarda il progetto dell’Abrahamic Family House, struttura che ad Abu Dhabi ospiterà una sinagoga, una moschea e una chiesa. “Nel giardino di Abu Dhabi – scrive Viganò – sta per sorgere il Tempio della Neo-Religione sincretica mondiale con i suoi dogmi anticristici. Nemmeno il più speranzoso dei massoni avrebbe immaginato tanto!”

A.M.V.

***

«Ai Venerabili Fratelli … che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica sulla difesa della Verità rivelata da Gesù Cristo, salute e Apostolica Benedizione. Forse in passato non è mai accaduto che il cuore delle creature umane fosse preso come oggi da un così vivo desiderio di fraternità… Facilmente si comprende… come siano molti coloro che bramano vedere sempre più unite tra di loro le varie nazioni, a ciò portate da questa fratellanza universale.»

Ad esprimersi così è il Sommo Pontefice Pio XI nell’esordio della sua enciclica Mortalium animos del lontano 1928, firmata proprio il giorno dell’Epifania, quando la Chiesa fa memoria di tre sapienti Magi venuti d’Oriente, capofila di un’interminabile carovana processionale guidata da un fulgido astro apparso nel firmamento, quando sulla terra faceva il suo ingresso il Figlio di Dio venuto nella carne, Unico Salvatore, centro del cosmo e della Storia.

Novantun anni più tardi, lo scorso venerdì 15 novembre 2019 – come riferito da Vaticannews – papa Bergoglio ha ricevuto in udienza il Grande Imam Ahmed Al-Tayeb, accompagnato da varie personalità e rappresentanti dell’Università di Al-Azhar e del Comitato Superiore, tutti animati dalla volontà di dare forma e concretezza ai contenuti del Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la Convivenza comune, siglato lo scorso mese d’agosto sulla scia della storica Dichiarazione Emiratina, firmata dal pontefice e dall’Imam durante l’Anno della Fratellanza.

A proposito del Documento sopra menzionato, sua eccellenza Mohamed Khalifa Al Mubarak, quale rappresentante degli Emirati Arabi Uniti, aveva precedentemente dichiarato (Vaticannews, 21 settembre 2019) che “in un mondo in cui tante sono le cose che dividono, gli Emirati sono impegnati a unire. Come un faro luminoso, vogliono portare la luce in un mondo buio, portando alla luce questo Documento, il più importante firmato in questi ultimi tempi”; come a dire che “l’Orientale Lumen” venuto a visitarci dall’alto come Sole che sorge (Lc 1, 7-8) è oramai eclissato da un nuovo “Faro Luminoso”.

I colloqui dell’incontro vaticano sono stati cordiali, con parole e gesti espressivi di un’ormai consolidata amicizia: ricordiamo che si tratta del sesto incontro tra il Pontefice e il Grande Imam. Il calore latinoamericano ha avuto così la meglio sul lungo e rigido “gelo” intercorso tra la Sede Apostolica e quella della massima istanza dell’islam sunnita. L’incontro ha tra l’altro offerto l’opportunità di presentare al pontefice un singolare progetto di cui è possibile farsi un’idea plastica attraverso planimetrie e le ricostruzioni 3D.

Sir David Adjaye Obe è l’ideatore di questo progetto architettonico, che sorgerà nell’opulenta e stravagante Abu Dhabi. Si tratta della Casa della Famiglia Abramitica, sorta di Nuova Tenda della Fratellanza Universale evocatrice di quell’altra Tenda dell’Accoglienza in cui l’Antico Patriarca ospitò tre misteriosi Angeli (cf Gn 18), prefigurazione del Dio Trinitario pienamente rivelato alla legittima posterità abramitica, per mezzo della fede in Gesù Cristo.

Abrahamic Family House è dunque il nome di questa struttura che ospiterà al suo interno una sinagoga, una moschea e una chiesa, dedicata naturalmente al Poverello.

Il progetto di sir David prevede che i tre diversi luoghi di culto siano uniti tra loro da fondamenta uniche e inseriti all’interno di un giardino, evocatore di un Nuovo Eden, riedizione in chiave gnostica e massonica del paradiso della Prima Creazione.

Come è stato spiegato a papa Bergoglio, questa “struttura … servirà come luogo di culto individuale, ma anche per il dialogo e lo scambio interreligioso. È infatti previsto anche un quarto edificio, sede del Centro Studi e Ricerca sulla Fratellanza Umana, il cui obiettivo, che si desume dal documento di Abu Dhabi, sarà quello di “far conoscere le tre religioni”. In questa stessa sede avranno anche luogo le cerimonie di consegna del Premio Fratellanza Umana.

L’edificazione della Casa della Famiglia Abramitica appare come un’impresa babelica, architettata dai nemici di Dio, della Chiesa cattolica e dell’unica vera religione capace di salvare l’uomo e l’intero creato dalla distruzione, tanto presente quanto eterna e definitiva. Le fondamenta di questa “Casa”, destinate a cedere e a crollare, sorgono là dove, per mano degli stessi costruttori, sta per essere incredibilmente rimossa l’Unica Pietra d’Angolo: Gesù Cristo, Salvatore e Signore, su cui si erge la Casa di Dio. “Pertanto – ammonisce l’Apostolo Paolo – ciascuno stia attento a come costruisce. Nessuno infatti può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.” (1Cor 3, 10)

Nel giardino di Abu Dhabi sta per sorgere il Tempio della Neo-Religione sincretica mondiale con i suoi dogmi anticristici. Nemmeno il più speranzoso dei massoni avrebbe immaginato tanto!

Papa Bergoglio procede così a un’ulteriore attuazione dell’apostasia di Abu Dhabi, frutto del neo-modernismo panteista e agnostico che tiranneggia la Chiesa Romana, germinato dal documento conciliare Nostra aetate. Siamo costretti a riconoscerlo: i frutti avvelenati della “primavera conciliare” sono sotto gli occhi di chiunque non si lasci più accecare dalla Menzogna imperante.

Pio XI ci aveva ammonito e messo in guardia. Ma gli insegnamenti che hanno preceduto il Vaticano II sono stati gettati alle ortiche, come intolleranti e obsoleti. Il confronto tra il Magistero preconciliare e i nuovi insegnamenti di Nostra aetate e Dignitatis humanae – per citare solo quelli – manifestano una terribile discontinuità, di cui bisogna prendere atto e che urge quanto prima emendare. Deo adiuvante

Ascoltiamo le parole del Sommo Pontefice Pio XI, quando i Papi usavano parlare la lingua della Verità, cesellata con il fuoco nel diamante. «Sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera Religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla Religione rivelata da Dio … La mistica Sposa di Cristo nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi, secondo le parole di Cipriano: “Non può adulterarsi la Sposa di Cristo: è incorrotta e pudica. Conosce una casa sola e custodisce con casto pudore la santità di un solo talamo.”» (Mortalium animos)

«Oggi più che mai … la Chiesa ha bisogno di dottrine forti e coerenti. In mezzo alla dissoluzione … i compromessi diventano sempre più sterili, e ciascuno di essi si porta via un brandello della verità … Mostratevi dunque … quali in fondo siete, cattolici convinti…! C’è una grazia legata alla confessione piena e intera della fede. Questa confessione, ci dice l’Apostolo, è la salvezza di coloro che la compiono, e l’esperienza mostra che essa è anche la salvezza di coloro che la intendono.» (dom Prosper-Louis-Pascal Guéranger, Il senso cristiano della Storia).

Il Pontefice Emerito Benedetto XVI ha rotto nuovamente il suo silenzio rendendo pubblica la sua accorata implorazione per la Chiesa in quest’ora così travagliata della sua storia: «Anche oggi la nostra fede è minacciata da mutamenti riduttivi a cui le mode mondane la vorrebbero sottoporre per sottrarle la sua grandezza. Signore, aiutaci in questo nostro tempo ad essere e a rimanere veri cattolici – a vivere e a morire nella grandezza della Tua verità e nella Tua divinità. Donaci sempre vescovi coraggiosi che ci guidino all’unità nella fede e coi santi di tutti i tempi e ci mostrino come agire in modo adeguato al servizio della riconciliazione, cui il nostro episcopato è chiamato in modo speciale. Signore Gesù Cristo, abbi pietà di noi!»

Arcivescovo Carlo Maria Viganò, 19 novembre 2019

fonte aldomariavalli.it

Il maestro Gaparro sostiene la conferenza «Da Barbiana a Bibbiano»

Il maestro Gaparro sostiene la conferenza «Da Barbiana a Bibbiano»

 

 

Ottimo l'accostamento di Barbiana, Forteto e Bibbiano.

Vi sostengo nella battaglia.

In Corde Jesu!

 

Giovanni Gasparro, 13 novembre 2019

Lettera di Ascanio Ruschi a Pucci Cipriani

«Caro Pucci,

dopo la nostra ultima chiacchierata dell’altro giorno, ho a lungo riflettuto sulla situazione politica italiana, ed in particolare sul ruolo dei partiti di “destra” (se ancora si puo’ usare questa espressione) nell’attuale contesto politico. Mi riferisco al ruolo svolto, in primis, dalla Lega e poi da Fratelli d’Italia (perché di altre formazioni mi pare irrilevante parlare).

Purtroppo debbo constatare per l’ennesima volta che, almeno in Italia, aspirare a un movimento politico saldamente ispirato ai valori cattolici e alla Tradizione sia di difficile realizzazione. Con conseguente gaudio delle sinistre e, specialmente, dei radicalisti forzitalioti.

Ma un povero cristiano, che senza troppe pretese voglia votare un partito che porti avanti la difesa dei principi cristiani, dei principi irrinunciabili ormai poco di moda, a chi si deve rivolgere? Alla Lega che ha scaricato con immediatezza e senza ripensamenti il candidato sindaco di Pontedera, il collega Brini, reo di aver affermato nella conferenza stampa di presentazione della lista, di non avere gay in famiglia (è forse un reato?). Oppure a Fratelli d’Italia, che appoggia il finanziamento a Radio Radicale (vedi le dichiarazioni della deputata di FdI Paola Frassinetti dell’altro giorno).

Senza voler fare dietrologie e processi anticipati, la discesa in campo della figlia di Verdini, a fianco di Matteo nazionale, mi preoccupa e non poco, soprattutto alla luce dell’influenza nefasta che altre donne (qualcuno ha detto Tulliani o Pascale?) nel recente passato hanno avuto sui politici che – maledetta ingenuità – avevamo creduto, sia pur per un attimo, portatori sani di sani valori.

Certo è indubitabile il sostegno alla famiglia naturale di Lega e FdI, come ampiamente dimostrato dal supporto al Congresso delle Famiglie di Verona di questi giorni, però suonano veramente sinistre le parole di Salvini e di altri rappresentanti della Lega di non voler rimettere in discussione i c.d. diritti civili. Insomma, indietro non si torna…

Caro Pucci non so veramente che pensare, perché la sfiducia è grande…

Ascanio»

 

Ascanio Ruschi, 13 novembre 2019

fonte europacristiana.com

Sinistra e Chiesa unite per censurare il caso Bibbiano

Un nuovo convegno sui fatti di Bibbiano scatena gli animi dei toscani. Il cardinale Giuseppe Betori e il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, uniti nella battaglia per la censura.

Bambini abusati, schiacciati da pressioni psicologiche, plagiati da pensieri umani figli di ideologie esasperate. Dagli scandali del Forteto toscano ai Diavoli della bassa modenese, fino alla più recente inchiesta guidiziara sui bambini di Bibbiano. A distanza di vent’anni le une dalle altre, ripercorrendo queste storie si compongono gli orrori di 50 anni di violenze sui minori che hanno rovinato centinaia di vite e distrutto intere famiglie.

Ma parlarne è quasi un reato. Dirlo è offensivo e legare vicende che hanno alla base un dato comune, nonché l’ideologia, per qualcuno è strumentalizzazione. Per i progressisti uomini della sinistra la soluzione sarebbe tacere davanti a tanto squallore. Lo avevano fatto intendere agli inizi delle indagini sui "demoni" di Bibbiano, fingendosi, a comodo, garantisti e gridando all'unisono "no alle strumentalizzazioni. Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso". Che importa denunciare gli abusi, le violenze psicologiche sui minori affinchè non si ripetano, in nome di un dovere morale che serva ad accendere i riflettori su un tema che forse, visti i fatti, meriterebbe alcune riflessioni? A loro, niente. L’importante è silenziare le questioni, sopratutto quelle in cui, in qualche modo, i sinistri sono coinvolti, anche solo perchè condividono le stesse ideologie, o hanno creduto in metodi che si sono verificati pericolosi.

É successo di nuovo. Che qualcuno abbia cercato di censurare un momento di confronto e, questa volta, la squadra che si è schierata contro la libera espressione di un pensiero è numerosa e ben assortita. Succede che, il 30 novembre, a Bergamo, si terrà un convegno, Da Barbiana a Bibbiano. Tra gli ospiti, il giornalista Pucci Cipriani, il garante per l'infanzia e l'adolescenza del Lazio, Jacopo Marzetti, e Francesco Borgonovo, vicedirettore della Verità. Il tema è quello dell’abuso dei minori e il titolo fa intuire il focus. Barbiana è, infatti, una località in provincia di Vicchio, il paese in Toscana, casa del celebre don Lorenzo Milani. Bibbiano, il paese nel reggiano finito al centro delle cronache con l'inchiesta "Angeli e demoni". Un evento per continuare a parlare di storie che mai riusciranno ad essere seppellite e che hanno ancora bisogno di essere tinte della verità più pura, almeno finché la giustizia non farà il suo corso. Ma c'è chi non è d’accordo. Insorgono i garantisti sui social e, a questo giro, dice la sua persino il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. "Non si può accettare che la figura di don Lorenzo Milani, servitore esemplare del Vangelo e testimone di Cristo, sia strumentalizzata", ha dichiarato. Ci risiamo. Con la stessa filastrocca. Strumentalizzazione sembra essere diventata la parola d’ordine. "Si tratta dell' ennesima distorsione e travisamento che da varie e diverse parti, in maniera ricorrente nel corso dei decenni, è stata fatta e continua ad essere fatta del pensiero e dell' azione di questo nostro sacerdote - ha proseguito Betori - vicende inaccettabili come questa suscitano amarezza e dolore per il ricordo di don Milani, per la diocesi, e per tutti coloro che lo hanno conosciuto".

Eppure ci sono episodi che di amarezza e dolore ne hanno sicuramente causato di più. Che nel titolo della locandina del convegno venga accostata Barbiana ai più recenti fatti di Bibbiano dipende da un fatto semplice e chiaro. È proprio dalla "scuola di don Milani" che provenivano alcuni tra i fondatori del Forteto, la comunità degli orrori gestita da Rodolfo Fiesoli, tornato ad occupare le pagine di cronaca pochi giorni fa quando la Cassazione ha confermato la sua condanna a 14 anni e 10 mesi di carcere per maltrattamenti e violenza sessuale su minori.

A dirlo è chi non avrebbe mai voluto farlo e a cui questa consapevolezza ha provocato sì, sofferenze e tanto, dolore. La “denuncia” è partita da alcuni soci della sede di Bologna del Centro formazione e ricerca "don Lorenzo Milani" e scuola di Barbiana che hanno spiegato del legame fra alcuni discepoli di don Milani e il Forteto. Motivo per cui, hanno poi deciso di dimettersi e tirare giù la saracinesca della sede bolognese del centro. "Un socio fondatore della nostra associazione di Vicchio, Edoardo Martinelli, è stato anche fondatore del Forteto, poi fuoriuscito, che da anni sapeva delle violenze che ivi venivano commesse", hanno spiegato i soci di Bologna. Che poi hanno aggiunto, senza mezze parole, che "i documenti raccolti hanno messo in evidenza la piena commistione tra la vicenda Forteto e Barbiana attraverso l'abuso distorto del pensiero di don Milani, ma anche attraverso l'inerzia di coloro che, consapevoli da anni, avrebbero potuto e dovuto intraprendere una battaglia in difesa dei più deboli". Come se non bastasse tra i fatti ricordano che "un noto esponente della nostra associazione di Vicchio, Manrico Velcha, in rete definito segretario generale, ha per anni partecipato al cda della Istituzione Centro di documentazione don Milani del Comune di Vicchio a fianco del pregiudicato per reati di violenza sessuale, atti di libidine violenti e continuati ai danni di minori disabili Rodolfo Fiesoli, partecipazione protrattasi fino al giorno dell'arresto di Fiesoli, 20 dicembre 2011". Evidentemente si parla di una esasperazione malata, di un utilizzo improprio di un ideologia per compiere atti disumani. Ma infatti, dato che il convegno ancora non si è tenuto, con ogni probabilità nessuno avrebbe partecipare con l’intento di voler infangare il nome di don Milani. Una strana interpretazione di un titolo volto a collegare due vicende purtroppo legate da un filo rosso. Una cosa però è certa: i rapporti tra alcuni seguaci di don Milani e i protagonisti della vicende del Forteto meritano di essere chiariti. Senza censura. Senza che questo possa offendere nessuno che, piuttosto, dovrebbe essere sconcertato dalle ultime denunce.

E invece, a farsi sentire è stato anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Con lui, anche il sindaco del Mugello, che ha aderito persino ad una marcia a Barbiana. Una trasferta speciale per salvaguardare il nome di don Milani che Rossi ha annunciato persino sulla sua pagina Facebook dove, peraltro, non gli è passato di mente di dedicare due parole alla notizia della condanna del mostro del Forteto. Così, giusto per dire. Della gita ha invece scritto: "L'esperienza di Barbiana è così alta che non può essere infangata. Tutti devono rispettarla e attingere ad essa, come ad una fonte, per riflettere sul presente e sul futuro, proprio e della propria comunità. A me pare che mai come oggi tutti noi siamo chiamati in causa, personalmente, per un impegno di solidarietà verso chi ha bisogno, senza distinzioni di appartenenza nazionali, etniche o di classe". D'accordo anche Luca Lotti che ha invece diffuso un comunicato contro il leghista Simone Pillon. Anche lui, tra i partecipanti al convegno. "Pillon ha superato ogni limite di decenza", ha scritto Lotti. Per poi arrivare puntuale al ritornello: "È inaccettabile che la figura di don Milani venga strumentalizzata per miseri scopi di propaganda politica".

Tutti adirati per la paura che si associ il nome di don Milani alle storie scandalose sui bambini. Nessuno che proferisce due parole per condannare la condotta disattenta (ci si augura) di chi, prima di loro, ha appoggiato e, ancor peggio, finanziato il Forteto nonostante le denunce e le condanne per reati che fanno accapponare la pelle. Per Bibbiano in fondo, è stato lo stesso.

Forse però, qualcuno dovrebbe rendersi conto che è arrivato il momento di mettere da parte la propria tanto amata concezione del mondo progressista e ammettere che condannare i danni di un’ideologia smisurata non ha niente a che vedere con la strumentalizzazione politica. Che difendere le vittime condannando i colpevoli non ha niente a che vedere con la volontà di infangare gli innocenti.

L'insurrezione ingiustificata per ostacolare convegni, eventi, spazi di discussione su Bibbiano, sul Forteto, su Veleno, è una censura contro la ricerca della verità. Perché? Fa paura a qualcuno?

 

 12 novembre 2019 

fonte ilgiornale.it

 

Dal «Donmilanismo» allo scandalo del Forteto. La Lega della provincia di Firenze e la Lega del Mugello sostengono Pucci Cipriani

Dal «Donmilanismo» allo scandalo del Forteto. La Lega della provincia di Firenze e la Lega del Mugello sostengono Pucci Cipriani

 "Pucci Cipriani è un intellettuale di grande spessore che porta lustro alla Lega nel Mugello, in provincia di Firenze ed anche in tutto il Paese, la sua opera di difesa dei valori cristiani della nostra società, ed il suo lavoro hanno riscosso l'apprezzamento per il loro valore anche tra moltissimi intellettuali che hanno visioni differenti dalle sue. Riteniamo assurdo che talune testate giornalistiche ed amministratori locali, tra cui dei sindaci, si offendano per il fatto che si sia battuto per la verità sul Forteto quando oggettivamente si tratta di una delle cose più indegne avvenute in Toscana".

Alessandro Scipioni, Segretario provinciale della Lega di Firenze

Bruno Nigro, Segretario della Lega del Mugello

La Lega della provincia di Firenze e del Mugello difendono Pucci Cipriani, che parteciperà al convegno di Bergamo "Da Barbiana a Bibbiano" del 30 novembre, con un intervento dal tema: "L'attacco alla famiglia: dal «Donmilanismo» allo scandalo del Forteto".

 

 

12 novembre 2019

fonte: okmugello

Tristi eredità orgogliosamente milaniane: Il Forteto e don Santoro

Tutto quanto ho finora esposto sulle pur lontane vicende di don Milani (e, appena accennate, quelle di La Pira), ha avuto effetti rilevanti, che perdurano ancora oggi.

 

L’ideologia barricadera del priore di Barbiana ha avuto innumerevoli estimatori ed epigoni. Don Milani è stato ed è tuttora una bandiera della sinistra e del cattolicesimo democratico. E’ anche attraverso la sua figura che la sinistra ha strumentalmente e abilmente costruito, negli anni, il mito di una chiesa di lotta vicina ai poveri e al popolo, contrapposta alla chiesa istituzionale retriva, chiusa in sé stessa e conservatrice. Il pensiero milaniano lasciava, d’altronde, ampi spazi a questo genere di manovra.

Possiamo affermare che il mito milaniano ha contribuito culturalmente alla lunga supremazia politica, ormai da decenni, della sinistra a Firenze e in Toscana. Ciò ha comportato il sempre più profondo radicamento nella società delle deleterie tendenze ateo-razionaliste di stampo radicale in campo etico, che della moderna sinistra sono tipiche. Mentre dal punto di vista socio-politico la sinistra si è strutturata in un solido sistema di oligarchia politico-economica, comprimendo in modo sistematico, prima culturalmente e poi politicamente, gli spazi di sussidiarietà e di libertà. E’ prevalentemente nell’area del cattolicesimo democratico che si sono politicamente collocati gli allievi e i simpatizzanti di don Milani, e anche quelli di Giorgio La Pira. Matteo Renzi, attuale segretario del PD, partito politico erede storico del PCI, il giorno successivo alla sua elezione alla carica di sindaco di Firenze, trovandosi emblematicamente successore nel ruolo istituzionale che già fu dell’uomo politico di Pozzallo, è proprio sulla sua tomba che è andato a pregare, nella Basilica di San Marco. Gesto assolutamente legittimo, ma anche significativo quanto a collegamenti culturali, poiché Renzi ha scelto di accomunarsi alla linea del pensiero politico di La Pira, che come abbiamo già visto al capitolo precedente, era sbagliata. Da parte sua l’attuale sindaco di Firenze, Dario Nardella, già vicesindaco con Renzi per il suo stesso PD, ad agosto 2016 ha “sposato”, per la prima volta a Firenze, una coppia omosessuale.

D’altronde, il PD di Renzi e Nardella è lo stesso che, al tempo del Governo Letta, con provvedimenti come il già approvato decreto filiazione, e i reiterati tentativi di introdurre il diritto di cittadinanza secondo ius soli, la promozione dell’identità di genere e il disegno di legge contro l’omofobia, sta impegnandosi per demolire le basi antropologiche della nostra civiltà. Lo dicevo qui, dove accennavo anche alla visione keynesiana dell’economia espressa dal PD, per cui ci si illude e soprattutto si illude il popolo, facendogli credere che la crisi verrà superata facendo mega-sprechi sistematici di denaro pubblico, assistenzialismo e sussidi di Stato, invece di guardare in faccia la realtà. Tale posizione si traduce, ad esempio, nella vicenda degli F-35, e soprattutto – mi si consenta, dal momento che dopotutto siamo nel blog La filosofia della TAV! – nell’ostinazione di seguitare a voler gettare dalla finestra, senza alcun costrutto, quantità industriali di denaro pubblico in imprese fallimentari in partenza come quella dell’inutile autostrada-doppione BREBEMI e i progetti malsani di Alta velocità ferroviaria, ai quali vi sarebbero state fior di alternative più economiche e razionali, da ogni punto di vista. Io stesso mi impegno su questo fronte da ormai quasi vent’anni, con l’Associazione di volontariato fiorentina Idra, della quale è presidente il mio amico prof. Girolamo Dell’Olio. Purtroppo, di fronte ai poteri forti che esprimono implacabilmente i propri interessi da posizioni istituzionali di forza, le pur elementari ragioni di buon senso dei cittadini non hanno voce. Proprio in questo tempo le cose con la TAV a Firenze non stanno andando bene per niente, come potete leggere qui, e mi dispiace assai veder sacrificata inutilmente la mia città.

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Per par condicio, osservo qui  e qui che anche l’opposizione di centro-destra si associa spesso e volentieri ai suddetti disegni, in forza della sua essenza liberale, che come abbiamo visto col Toniolo, proviene dalla medesima matrice ideologica materialista e rivoluzionaria di quella della sinistra.

Dalla manovra di infiltrazione del cattolicesimo democratico nella società, non è rimasto indenne il tessuto ecclesiale della comunità cristiana fiorentina. Anch’esso ne è stato infatti permeato, a vari livelli. Ciò è avvenuto anche tramite l’azione della cosiddetta area arcobaleno, contigua alla sinistra e assai influente nella formazione giovanile.

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la Marcia di Barbiana

Importante l’utilizzo del mito milaniano, da parte della sinistra, anche nella dimensione educativa, che abbiamo già detto essere strategica. Ogni anno, nel mese di maggio, la sinistra organizza nel toscano Mugello, in nome di don Milani, la c.d. Marcia di Barbiana, a difesa privilegiata della scuola di Stato, che in tanta parte è stata colonizzata dalla sinistra medesima. Tale iniziativa è in non esplicita ma sostanziale contrapposizione alla scuola paritaria non statale. Classica la surrettizia e sistematica identificazione, operata dalla sinistra, della scuola di Stato con la scuola pubblica. Mentre la scuola paritaria non statale, pur essendo in realtà anch’essa pubblica, viene sistematicamente bollata da quella parte politica come la scuola privata, la scuola dei ricchidownload (40)Nei tempi d’oro, fra coloro che stavano alla testa della Marcia vi era Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità-lager Il Forteto, alla quale si è accennato in precedenza.

E’ ora il momento di approfondire i collegamenti culturali del Forteto col donmilanismo. Lo facciamo per la penna di Nicoletta Tiliacos sul Foglioin un articolo del 3 novembre 2013 che vado a citare integralmente:

La storia degli abusi del Forteto e dei cattivi scolari di don Milani

Molti elementi, alcuni incredibili, rendono unica la storia degli abusi consumati per decenni nella comunità e cooperativa agricola del Forteto di Vicchio, nel Mugello. Luogo che dal 1977 accoglie bambini e adulti in difficoltà e che si è rivelato una sorta di inferno dei vivi, come ora risulta anche dalla relazione – votata all’unanimità nello scorso gennaio – della commissione d’inchiesta istituita dalla Regione Toscana, oltre che dal nuovo processo tuttora in corso a carico del suo responsabile, il settantunenne Rodolfo Fiesoli, di Prato (in carcere dal 2011) e di ventidue suoi collaboratori.

Unica e incredibile è la cecità di chi doveva garantire l’affidabilità del Forteto. Stiamo parlando di giudici del tribunale dei minori, di assistenti sociali, di Asl, di amministrazioni locali, regione compresa, che in trentacinque anni hanno elargito fondi alla comunità di Fiesoli, dello stesso mondo delle coop. Ma anche di politici, giornalisti, sociologi, educatori e circoli cattolici progressisti che hanno avallato il mito del Forteto. Santificato in una messe di pubblicazioni, tra cui alcuni saggi editi dal Mulino. Nel 2003 c’era stato “La strada stretta: storia del Forteto”, del ricercatore Nicola Casanova, con prefazione dello storico Franco Cardini, mentre nel 2008 è uscito “La contraddizione virtuosa. Il problema educativo, Don Milani e il Forteto”, sempre a cura di Casanova e di Giuseppe Fornari. Nella pagina di presentazione della Fondazione del Forteto, si dice che il volume traccia “un parallelismo tra l’esperienza educativa di don Lorenzo Milani e l’esperienza di solidarietà e accoglienza della comunità del Forteto: in entrambi i casi l’attenzione per i dimenticati, per gli ultimi, si è rivelata la più grande forza in grado di conferire dignità e significato all’essere umano”. Parole che spiegano perché il Forteto abbia goduto, per tanto tempo e nonostante tutto, di un’illimitata apertura di credito presso l’intellighenzia progressista italiana, laica e cattolica. Molto si deve proprio alla sua aura di depositario dell’eredità educativa e antiautoritaria di don Lorenzo Milani, cioè dell’animatore della scuola di Barbiana (siamo sempre nel Mugello) e celebrato autore di “Lettera a una professoressa”.

Quell’apertura di credito, in modo ingiustificabile, non ha vacillato nemmeno dopo che Fiesoli, nel 1979, subì una condanna a due anni di carcere per atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti (sentenza passata in giudicato nel 1985). Il giudizio faceva seguito al lavoro di indagine dell’allora magistrato inquirente Carlo Casini – futuro fondatore del Movimento per la vita – e del suo collega Gabriele Chelazzi, poi sostituto procuratore all’Antimafia, morto nel 2003. Nel 1978, i due magistrati avevano acquisito le testimonianze di persone passate per il Forteto che avevano subìto abusi e avevano assistito a violenze su bambini e adulti. Era l’iniziazione alla quale Fiesoli sottoponeva i suoi ospiti, teorizzandone il valore “liberatorio”.

Il guru del Forteto, che all’epoca negò tutto, uscì dal carcere nel giugno del 1979. “E proprio in quelle stesse ore – ha scritto lo scorso 20 ottobre il quotidiano la Nazione – il tribunale dei minorenni allora guidato da Giampaolo Meucci gli affida un bambino down, un segnale chiarissimo di quale parte avrebbe tenuto quell’istituzione in quel momento e negli anni successivi”. Meucci, ricorda il vaticanista Sandro Magister sul suo blog Settimo Cielo, era “grande amico di don Milani” e continuava a ritenere il Forteto una comunità “accogliente e idonea” (alla vicenda Magister ha dedicato diversi articoli, tra cui l’utile cronologia: “Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto”). Ma accanto a Fiesoli si sarebbe schierata anche la rivista cattolica progressista Testimonianze, fondata dal sacerdote fiorentino Ernesto Balducci.

Solo due settimane fa, è tornato alla luce, dopo una lunga e misteriosa sparizione, il fascicolo processuale del 1978 con le testimonianze raccolte da Casini e Chelazzi. La Nazione cita, tra le altre, quella di una coppia di Prato: “E’ successo due o tre volte che nel corso delle riunioni egli (Fiesoli, ndr) si sia tirato giù i pantaloni e le mutande, prendendosi in mano il membro e mostrandolo, secondo lui doveva essere un gesto disinibitorio”. E’ l’inizio, prosegue il quotidiano, “di un racconto choc fatto di divieti ad avere rapporti sessuali fra coniugi, di richieste di rapporti omosessuali, di riunioni collettive per guardarsi reciprocamente i genitali, di parolacce, di insulti, di inviti a picchiare i propri genitori. E qui torna anche l’altro lato emerso nell’inchiesta di oggi: ‘Tra le cose che secondo il Fiesoli bisognava fare c’era rompere con la famiglia. A me disse che non sarei stata libera da mia madre finché non l’avessi picchiata’”.
Per capire che cosa siano quelle che al Forteto erano dette “famiglie funzionali”, leggiamo anche ciò che scrive Armando Ermini sul blog fiorentino Il Covile, diretto da Stefano Borselli, che negli anni ha sempre seguito con attenzione la vicenda: “Se c’è una cosa chiara fin da subito, è l’odio totale per la famiglia nutrito dai leader della comunità del Forteto. Si faceva in modo che i ragazzi affidati non avessero più alcun contatto con la famiglia d’origine, si faceva loro credere di essere stati abbandonati nel più completo disinteresse, si incentivava in loro ogni tipo di rancore e di rivalsa affinché ogni ponte col passato fosse tagliato… le coppie affidatarie erano in realtà composte da estranei privi di legami affettivi fra di loro. E anche quando nella comunità ne nasceva uno, vi era l’assoluto divieto di costruire qualsiasi simulacro di vita di coppia. I rapporti eterosessuali erano osteggiati in ogni modo, e fra maschi e femmine esisteva una separazione assoluta. La così detta ‘famiglia funzionale’, geniale invenzione di Rodolfo Fiesoli, poteva significare qualsiasi cosa ma non aveva nulla a che fare con la famiglia naturale e nemmeno con un suo qualsiasi surrogato”. Ma allora, si chiede Ermini, “perché i giudici deliberavano di affidare i bambini alle ‘non coppie’ del Forteto? Perché i servizi sociali indicavano come affidabili queste ‘non coppie’? Perché per giornalisti, scrittori, sindacalisti, politici, preti, il sistema Forteto era additato come esempio? Perché la Regione Toscana lo favoriva in ogni modo? La risposta, credo, può essere una sola… quantomeno era condivisa la concezione secondo la quale la famiglia naturale era il problema, un luogo di oppressione destinato ad essere soppiantato da altre forme di aggregazione fra individui, o comunque un istituto da modificare in profondità nel suo significato tradizionale”. Senza l’ideologia che l’ha originata, nutrita e protetta – quella della famiglia nemica, da disintegrare e neutralizzare – la vicenda del Forteto non si capirebbe (in Francia quell’ideologia nel frattempo è diventata, con il ministro Peillon, la missione della scuola). Il suo presupposto, leggiamo nella relazione della Regione Toscana sul Forteto, è che “la coppia e la famiglia comunemente intese rappresentano luogo di egoismo e ipocrisia inadeguato all’educazione dei giovani ai valori di uguaglianza, altruismo e solidarietà. Solo disaggregando l’unità familiare, secondo quanto asserito da Fiesoli… ci può essere il perseguimento di tali valori”.

Dettaglio: Stefano Borselli, direttore del Covileconferma che lo scolopio padre Ernesto Balducci, a suo tempo anche fiancheggiatore di don Milani nella battaglia per l’obiezione di coscienza, che al capitolo 3 abbiamo visto svolgersi sul crinale dell’ideologia, “è uno di quelli che raccolgono le firme per Fiesoli”. Nonostante ciò, anche il padre Balducci è stato indicato dall’Arcivescovo Betori come un altro dei significativi “testimoni ecclesiali del novecento” . Quindi, purtroppo, ancora cattivi maestri.

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don Alessandro Santoro

Tra le conseguenze infelici del pensiero milaniano, riprendo ora il caso della deriva ideologica in cui è caduto un sacerdote della mia Diocesi di Firenze, don Alessandro Santoro.

Mi risulta che Don Santoro sia a tutt’oggi cappellano presso la Comunità delle Piagge, una zona certamente di periferia esistenziale di Firenze. In sintesi, in quel contesto pur non facile, anche don Santoro, richiamandosi al pensiero milaniano, ha fatto la scelta fatale di condurre la sua pastorale nelle note linee della lotta di classe.

Ciò ha anche comportato, nel tempo, l’avvicinamento della Comunità al pensiero della sinistra più oltranzista, quello della lista Tsipras, una corrente della sinistra radicale. Sul sito web de “L’altracittà”, emanazione della Comunità delle Piagge, si legge, qui,  che il candidato nella lista Tsipras sostenuto dalla Comunità medesima alle elezioni europee del 2014 è stato Francesco Gesualdi, già allievo di don Milani alla scuola di Barbiana, come il già citato fratello Michele, presidente della Fondazione.

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In linea con l’ideologia radicale a cui si ispira, il 29 marzo 2009 don Santoro si esprime pubblicamente in favore dell’eutanasia che era già stata praticata a Eluana Englaro. Dolce morte si fa per dire, in realtà Eluana è stata lasciata morire di fame e di sete. Di questa vicenda ha ben parlato don Juliàn Carròn, che come è noto è presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione.

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don Santoro con Giuseppe Englaro

Comunque, l’occasione per don Santoro di inserirsi nel dibattito è quella del conferimento della cittadinanza onoraria fiorentina al padre di Eluana, Giuseppe Englaro. Don Santoro e Giuseppe Englaro si incontrano pubblicamente. La redazione fiorentina di Repubblica.it  riferisce le parole dei due, nella circostanza:

Santoro, di fronte ad Englaro pronuncia la pubblica confessione di un prete che si sente smarrito: «Dopo questo baccanale osceno (si riferisce all’azione di coloro che hanno cercato di impedire l’eliminazione di Eluana, NdR) si può solo chiedere perdono come fece il figliol prodigo nella parabola raccontata da Gesù», dice nel silenzio perfetto della sala in cui sono sedute decine di persone. «Sono profondamente disturbato da questa ostentata onniscienza della Chiesa in cui non riesco più a riconoscermi. Di quel cristianesimo non so che farmene, il Vangelo di fronte alla vita usa solo la parola amore, che significa avvicinarsi all´altro e al suo mistero per riconoscersi. Nel mio vescovo questo amore non l´ho visto».
Englaro quasi non ci crede: «Ero un randagio che abbaiava alla luna, per tanto tempo nessuno mi ha voluto dare ascolto. E ora arrivo qui, a Firenze, e mi sento dire quelle parole semplici e dirette che sembrava impossibile poter udire»

Repubblica riferisce che

Tantissime persone vicino ad Englaro, anche molto giovani. Alle dieci di mattina è già affollata la casetta in cui ogni domenica si riunisce la comunità dell’Isolotto per celebrare la sua “messa laica” col pane fatto in casa al posto dell’ostia e le preghiere scritte a mano sui fogli di carta al posto del breviario.

Sempre più determinato sulla medesima linea, il 25 ottobre 2009 il cappellano delle Piagge celebra, in nome della libertà e dell’amore insindacabile, un simulacro di matrimonio fra un uomo e un altro uomo, transessuale. Così si esprime (ancora riferito da Repubblica)  il cappellano alle Piagge, nel giorno dell’evento, che ha luogo dopo ben due anni di insistenza da parte sua, nonostante le diffide dell’Arcivescovo Antonelli prima, e dell’Arcivescovo Betori poi:

«Sandra e Fortunato, così come il sottoscritto, sono consapevoli che, quando l’atto sacramentale di oggi arriverà in diocesi, verrà annullato, ma non sarà annullato per noi, per questa comunità, agli occhi di Dio». Lo ha detto don Alessandro Santoro, prima di impartire la benedizione finale del matrimonio di Sandra Alvino, nata uomo ora donna, e Fortunato Talotta. Santoro ha voluto chiudere la lunga celebrazione con una canzone di Fabrizio De Andrè, «Smisurata preghiera», quasi per fare proprie le parole del cantautore «in direzione ostinata e contraria». Un modo per dire di essere consapevole che anche per lui, quasi certamente, ci saranno delle conseguenze. «Ma io, da sempre, ho obbedito fino in fondo a questa comunità, così come obbedirò – ha aggiunto riferendosi alla curia ed al vescovo Giuseppe Betori – da domani a qualunque cosa sarà decisa». Quindi, rivolgendosi alla sua comunità, ha aggiunto: «non permetterò a nessuno di fare niente che sia in senso contrario a ciò che verrà deciso». Poi, prima di salutare gli sposi ai quali la comunità ha preparato un rinfresco, ha detto: «ora ho bisogno di rimanere da solo».

Il cappellano Don Santoro obbedisce alla comunità, della quale è responsabile religioso? Grave errore di concetto. Dovrebbe, casomai, essere il contrario. Comunque leggiamo qui, sul sito del Gruppo Kairòs, Cristiani omosessuali di Firenze, che la location dell’evento, anche se non entusiasmante, può andare:

(…) La piccola chiesa delle Piagge non ha nulla dell’opulenza delle chiese tradizionali. Nessun affresco, nessun pulpito, nulla di materialmente prezioso.

Solo un crocifisso di legno, poi il resto è tutto un accozzaglia allegra di cartelloni, manifesti e disegni. Tolta l’ostentazione, resta l’essenza della fede praticata. Nessun filtro e le parole di don Santoro, dall’amaro sapore di un saluto, arrivano dirette.

Tutti piangono, anche chi è lì solo per curiosità o di passaggio non riesce a trattenersi.

A leggere Rep.it, non pare vi sia, nella comunità, grande interesse per l’aula sacra e per la liturgia. Per essere pertinenti al tema milaniano che stiamo trattando, don Santoro, nella circostanza, dice che

La Chiesa ha già deciso: «Il matrimonio è nullo – spiega – ha il potere per dichiararlo, ma è una decisione sbagliata» e cita don Lorenzo Milani: «Si è veramente obbedienti solo quando si ha il coraggio della franchezza e dell’accoglienza. E la realtà è che voi siete una coppia di credenti che vive nella chiesa e questo il Dio della vita benedice e accarezza» …

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il para-matrimonio fra un uomo e un transessuale “celebrato” da don Santoro

Massimo rispetto e vicinanza per le persone di Kairòs, ma non sfugge, dopo il lungo excursus attraverso i capitoli precedenti, la tragica distorsione di stampo milaniano, per la quale la pretesa vicinanza ai poveri, agli ultimi e agli scartati si traduce in insegnamenti e in atti ispirati ad un’antropologia ideologicamente distorta e drammaticamente fallace. Tale cattivo magistero è, in prima istanza, evidentemente assai nocivo proprio alle anime e al corpo di quei malcapitati poveri che si dice di voler amare e difendere.

Dopo queste iniziative, l’Arcivescovo Betori giustamente il 1 novembre 2009 rimuove don Santoro dalla guida della comunità, la quale non la prende bene. Ci sono delle proteste davanti all’Arcivescovado, e i manifestanti incontrano Betori di persona. Arriva il sostituto di don Santoro, nella figura mediatrice dell’anziano don Renzo Rossi. Rep.it riferisce che il popolo formula alcune intenzioni di preghiera:

L´assenza di don Alessandro è una croce da portare in spalla fuori e dentro il prefabbricato che segna il confine tra i campi e le case popolari. E´ la prima messa di Renzo Rossi al centro sociale, avamposto missionario di una chiesa con le luci al neon, le seggiole di plastica e i libri del doposcuola intorno. «Nel nome del Padre…» nella stanza sono in 150-200: «Prego perché il vostro dolore diventi speranza» spiega don Renzo, 84 anni, navigatore di tante periferie che qui però tradisce disagio: «Mi trovo in imbarazzo» e promette che chiarirà più avanti perché ha accettato l’incarico. Viene letto un messaggio di Betori e prima una preghiera della comunità di base: «Caro vescovo se sarai così indulgente da togliere a don Santoro la punizione impartitagli, pregherò: pregherò per tutti i preti pedofili che scandalizzano i piccoli delle nostre comunità (…), pregherò per i preti rimasti in silenzio davanti all´ingiustizia subita alle Piagge…». A Rossi rimproverano di non aver incontrato i bambini prima della messa e di non partecipare stasera alla nuova fiaccolata in piazza Duomo.

Preti pedofili?… Dell’outing pedofilo di don Milani nessuno si preoccupa, men che meno si scandalizza. Anzi, oggi egli è addirittura divenuto un “testimone del nuovo umanesimo della Chiesa italiana”. Qualcosa non torna. 

Il congedo di don Santoro avviene nel più classico stile milaniano. Ne riferisce il Corriere Fiorentino:

GRANDE COMMOZIONE – Molta la commozione tra i presenti fra cui rom, immigrati, non credenti. Anche don Santoro si è interrotto più volte nei suoi lunghi interventi. «Vado via perché obbedisco a quello che il vescovo mi chiede anche se non so il motivo preciso per cui obbedisco, ma lo farò – ha detto il prete delle Piagge – Lo farò. Se sono estromesso io, non voglio che venga estromessa la mia realtà, cioè voi». «Preferisco farmi da parte un attimo piuttosto che trascinare 15 anni di storia con voi contro un gigante invincibile», ha aggiunto riferendosi alle gerarchie ecclesiastiche. «Posso ancora celebrare messa ma non ho più un popolo: è di questo che sono stato privato». Don Santoro ancora non sa dove andrà «ma il vescovo mi ha chiesto di andare in una comunità religiosa per rivedere la mia vita e per un periodo di riflessione – dice – Venerdì prossimo lascerò la casa. Il vescovo mi ha detto di fargli proposte, ci parlerò in settimana, poi vedremo quanto durerà l’esilio».

L’ultima messa di don Santoro

DON SANTORO E IL VESCOVO – Don Santoro poi, ha raccontato una parte del dialogo fra lui e il vescovo monsignor Betori quando gli ha comunicato di averlo sollevato dall’incarico: «A lui chiesi: sono in un limbo? E il vescovo mi ha risposto: “Bravo, è la risposta, hai detto bene, te sei e rimani in un limbo fin quando non imparerai a non dare scandalo della Chiesa all’opinione pubblica”». «Il problema è – ha proseguito il sacerdote con tono ironico – che non imparerò mai, sicché non so quanto durerà questo limbo». In un altro momento della messa don Santoro, parlando della sua rimozione, ha anche detto di «essere e sentirsi umiliato profondamente, di essere devastato dall’umiliazione». Don Santoro affiderà la casa ad un ragazzo rom di 19 anni, Enrico, da lui definito il futuro «portabandiera delle Piagge».

LASCERA’ TUTTE LE CARICHE – Ha anche ricordato a tutti che dovrà lasciare le sue cariche sociali legate alle iniziative della comunità delle Piagge: i corsi di alfabetizzazione, quelli di recupero scolastico, il prestito dei libri, il microcredito, la cooperativa, le attività per il lavoro. «Coloro che alle Piagge continueranno a lottare e vivere non dovranno farsi fare più del male dalle istituzioni – ha anche detto don Santoro – non dovranno dargli soddisfazioni». «Il mio vescovo, questo sindaco, i sindaci e chi pretende di fare politica – ha detto ancora – mettono all’ultimo posto la cosa più importante: vedere la folla». La messa – don Santoro è stato affiancato da un parroco di Agliana (Pistoia), don Paolo Tofani – a tratti si è distaccata dalla liturgia ufficiale per dare spazio alle riflessioni del sacerdote e ai partecipanti che volevano esprimere loro preghiere. Tra questi anche Sandra Alvino, che ha tentato di interrompere don Santoro mentre stava per pronunciare l’omelia al Vangelo. «Voglio parlare – è intervenuta Alvino – visto che so che pensate che Alessandro se ne deve andare per colpa mia».

Nozze in chiesa per l’ex trans

SANDRA ALVINO – Ma don Santoro e altri l’hanno richiamata; più tardi, prima della comunione, la donna nata uomo ha potuto parlare insieme agli altri: «Io e Alessandro siamo due persone con ideali: io combatto per l’identità di genere, don Alessandro ha fatto qualcosa che rimarrà nella storia». Don Santoro ha anche ricordato che sono 15 anni esatti dal suo arrivo alle Piagge. Ci arrivò, chiedendo di essere destinato ad una realtà di frontiera, l’1 novembre 1994. Ma domenica prossima alle Piagge dirà messa don Renzo Rossi, 84 anni, incaricato di sostituirlo dalla curia. Don Rossi – su cui don Santoro non ha espresso commenti – è, a sua volta, prete degli operai, dei poveri, dei diseredati, non solo a Firenze ma anche in Sudamerica. «Sulla figura di don Rossi non abbiamo nulla da eccepire – ha detto il portavoce della comunità delle Piagge, Cristiano Lucchi – ma secondo noi non doveva accettare di venire al posto di don Santoro. Faremo riunioni per stabilire come rapportarsi con lui, ancora non abbiamo deciso. Di sicuro non useremo la violenza che la curia ha usato verso di noi». Per tutta la giornata è proseguita la raccolta di firme per un appello da inviare alle autorità ecclesiastiche affinché rivedano la decisione di trasferire don Santoro.

Ho riportato questo lungo resoconto, per evidenziare come i moduli della ribellione milaniana, tutt’altro che “obbedientissima”, anzi istituzionalizzata, vengono oggi ri-agiti incessantemente da don Santoro, in una tragica coazione a ripetere. Colui che si sente umiliato è, in realtà, colui che – permettendosi perfino il sarcasmo! – umilia il suo vescovo, col quale dovrebbe, normalmente, essere piuttosto in relazione filiale. Ma, anche oggi come una volta, è chiaro che siamo alla ribellione contro il padre e alla sua eliminazione. La storia si ripete, e ancora una volta, a distanza di cinquant’anni, la Chiesa fiorentina non riesce a far capire a un suo sacerdote e al popolo che egli ha deviato, dove e perché essi sono in errore.

Con una grande differenza: al loro tempo, Dalla Costa e Florit avevano compreso perfettamente dove don Milani stava sbagliando, e logicamente avevano anche provato a spiegarglielo. E’ successo, però, che oltre a non essere don Milani psichicamente in grado di recepire la giusta correzione, il clima che si respirava in quegli anni, nella società e nella Chiesa, era già quello del pervasivo tsunami materialista e modernista che stava avanzando. Ciò accadeva a fronte di una passata tradizione che però la società consumistica che abbiamo visto in azione nel capitolo 7, aveva già sottilmente prima contaminato e poi svuotato. download (2)La comunità cristiana, se non con poche eccezioni, non riusciva già più a trasmettere in modo efficace il senso religioso alle nuove generazioni. Non riusciva più a farlo, evidentemente, perché essa stessa non riusciva a viverlo efficacemente in prima persona. Attorno a Dalla Costa e a Florit, culturalmente, c’era già il vuoto. Quel vuoto nel quale, poi, si sono ritrovati anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Oggi se ne vedono gli effetti. 

E’ ben diverso, oggi, l’approccio di tanta gerarchia cattolica. La quale, spiace dirlo ma non si può tacere, non prova nemmen più a spiegare agli erranti gli errori pastorali e antropologici, bensì, paradossalmente, al contrario, indica il manifesto errante don Milani come modello da portare a esempio a tutto il popolo!… E’ inquietante vedere, ora, persino il Regnante Pontefice coinvolto in questa infausta prassi.

In altre parole, come potrebbe l’Arcivescovo Betori rimettere in carreggiata don Santoro, se egli stesso Pastore della Diocesi persiste a perseguire il modello milaniano, palesemente fallimentare?… Non viene messo in sospetto, l’Arcivescovo, dalla contraddizione oggettiva per la quale sia lui che l’errante don Santoro stanno seguendo il medesimo fallace mito milaniano, trascinando nell’errore tutto un popolo?  Se don Santoro segue don Milani, è evidente che il Vescovo deve trovare un modello alternativo. Se invece anche il Vescovo resta associato all’infausto modello milaniano, e seguita a condividerlo con il ribelle don Santoro, è chiaro che il meccanismo perverso continuerà ad autoalimentarsi indefinitamente, e non ne verremo mai fuori.

Andiamo ora a vedere l’istruttivo epilogo della storia infinita di don Santoro.

Dopo un semestre di ritiro, riflessione e preghiera, don Santoro si pente di quanto ha fatto, promette di comportarsi bene, e l’Arcivescovo Betori lo reinsedia nel suo ministero alle Piagge. Siamo all’aprile del 2010. Questa, già di per sé, credo sia una prassi del tutto inusuale. Non mi risulta che, in qualunque istituzione religiosa o civile che sia, un sottoposto che è stato giustamente trasferito da un incarico per motivi disciplinari, venga poi reinsediato nel medesimo luogo dal quale era stato allontanato. Comunque, a questo punto, accade il prevedibile. Cioè, don Santoro ricomincia a fare quello che faceva prima. D’altronde, l’aveva detto: “non imparerò mai”.

Quindi, nel marzo 2012, leggiamo sul Tirreno che egli dice “Sono un prete e qualcosa mi manca: avere un figlio. Sono per il celibato facoltativo. Avere una propria famiglia non sarebbe una limitazione”.

Nell’ottobre 2012, scrive qui Libero quotidiano.it, il cappellano delle Piagge dà la comunione ai gay, e annuncia un film su Chiesa e omosessuali. Di certo, nel film non ci sarà don Milani. O magari sì?… A questo punto, il don Milani di oggi, pienamente riabilitato dalla Chiesa-gerarchia da lui spregiata, potrebbe far comodo per promuovere la causa omosessuale, che ha più sostenitori di quanto si pensi, anche nell’ambito della stessa Chiesa cattolica, come ben spiega qui una figura che su questo tema spinoso ha fatto diversi studi, il padre Ariel Levi di Gualdo. Ai gay, comunque, il cappellano delle Piagge apre anche i corsi prematrimoniali per fidanzati. 

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il padre Ariel Levi di Gualdo

Nell’ottobre 2015, Firenze Today ci informa che “Don Alessandro Santoro da tempo spera che nella Chiesa venga accolta la comunità lgbt. Cosa che è già stata fatta nella sua parrocchia di Piagge: “Dio vuole che ognuno viva la propria identità liberamente, anche quella sessuale”. 

L’ultima notizia, risalente al marzo 2016, la riporta Rep.it, informandoci che alla lavanda dei piedi del Giovedì Santo, ci sarà all’altare anche una coppia omosessuale, padri di due figlie. Dice Rep.it che è “Freddo il commento della Curia”. Il che è semplicemente stupefacente. Invece di commentare, la Curia avrebbe dovuto agire. E’ infatti particolarmente doloroso che il popolo delle Piagge, oltre a vivere in un contesto sociale svantaggiato rispetto ad altri, debba anche, pur inconsapevolmente, subire la ferita (in questo caso la parola è appropriata) di trovarsi sotto la guida deviata di un pastore soggetto a gravi problemi legati alla psiche, e in preda a pericolose derive ideologiche. Proprio come don Milani. L’Arcivescovo Betori, con la sua inazione, si sta assumendo una responsabilità molto pesante.

Qui accenno a una questione delicata. Ho appena osservato che è ben triste che una comunità-popolo di Dio svantaggiata rispetto ad altre, come quella delle Piagge, vista la condizione di dura periferia in cui si trova oggettivamente a vivere, sia ancor più penalizzata dal fatto di essere stata assegnata a un Pastore inaffidabile. Invece di avere il meglio, dalla sua Chiesa, come vedrei più equo. Vale a dire, quel popolo ha avuto un Pastore che l’ha purtroppo assecondato nelle sconsigliabili tendenze da teologia della liberazione sulle quali presumibilmente esso già insisteva, anziché educarlo alla Dottrina sociale. E questo non va bene. Ma, a ben guardare, la stessa cosa è accaduta, a suo tempo, con lo sfortunato popolo di Barbiana. Trasferendo don Milani da San Donato a Calenzano a Barbiana, Dalla Costa non ha risolto il problema, ma l’ha solo spostato. Lo stesso ha fatto Florit, mantenendo il priore nel suo posto. Dico questo, ovviamente, col massimo rispetto e con inalterata stima per i due grandi Vescovi. La decisione di spostare don Milani, in luogo di revocargli ogni incarico, affinché non potesse far danni da nessuna parte, va certamente contestualizzata all’epoca dei fatti. Oggi, però, mi permetto di osservare che l’Arcivescovo di Firenze farebbe bene a far tesoro di questa dura lezione. 

 

Pier Luigi Tossani

fonte lafilosofiadellatav.wordpress.com

Comunicato stampa di Pier Luigi Tossani sul Convegno «Da Barbiana a Bibbiano» del 30 novembre a Bergamo

...Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani piú che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)… E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?”

 

Ovvero: le parole di don Milani che molti sembrano non voler vedere… e altro.

 

Il 14 giugno 2017, sei giorni prima della storica visita di Papa Francesco a Barbiana, inviai al Pontefice, e congiuntamente a tre Cardinali coinvolti a vario titolo dell'iniziativa, per posta elettronica e per posta raccomandata, una supplica, raccomandando loro di voler recedere da quel proposito. Lo feci da privato cittadino e fedele della Chiesa cattolica, poiché, scrivevo,

 

"A Sua Santità Papa Francesco, [il sottoscritto] umilmente chiede di voler verificare il Suo giudizio sulla figura di don Milani e, qualora trovasse fondati gli argomenti nel dossier allegato alla presente, di non andare a Barbiana a rendere omaggio alla memoria di quello che l’esame dei fatti indica inequivocabilmente come un cattivo maestro. Se ciò dovesse avvenire, se la la figura di don Milani dovesse essere ancora presentata come esempio al popolo dalla massima autorità della Chiesa cattolica, è evidente che le conseguenze sarebbero assai gravi, e si protrarrebbero per molti anni".

 

Ai tre Cardinali rivolgevo la medesima richiesta, in relazione al ruolo che ciascuno di essi aveva avuto nella vicenda. La visita ebbe poi luogo come preventivato, e non ricevetti mai alcun riscontro da nessuno dei destinatari, né prima, né dopo l'evento.

 

Nel corposo dossier che accompagnava la supplica, documentavo in dettaglio le ragioni per cui don Milani andava considerato un cattivo maestro. Gli atti e il pensiero del priore di Barbiana, fin nei suoi scritti più famosi, si caratterizzavano infatti per l’ammutinamento sistematico ai superiori, per l’apologia della violenza rivoluzionaria, della lotta di classe, dello spargimento del sangue dei nemici del popolo e della lotta armata di stampo proto-brigatista, e finanche in ultimo – ma di questo i suoi superiori dell'epoca, gli Arcivescovi fiorentini Dalla Costa e Florit  immagino non fossero a conoscenza – per l’orgogliosa rivendicazione di pulsioni omosessuali e pedofile. Il tutto, ripeto, era accuratamente documentato nei diversi capitoli del dossier, per le stesse parole del priore medesimo, pubblicate in numerosi libri e riviste.

 

E' notizia di ieri che, in seguito all'indizione di un incontro pubblico dal titolo «Da Barbiana a Bibbiano», che si terrà il 30 novembre a Bergamo, organizzato, tra gli altri, leggo, dalle associazioni «Tradizione, famiglia e proprietà» e «Pro vita e famiglia», nella quale si vorrebbero stabilire dei nessi tra i noti fatti di Bibbiano e il pensiero di don Milani, vi è stata una levata di scudi in favore di quest'ultimo. Una rapida disamina dei suddetti interventi rivela però che in nessuno di essi si dà ragione del motivo per cui gli organizzatori del Convegno hanno ritenuto di proporre il parallelo Bibbiano-don Milani, passando, tra l'altro, dalla nota vicenda del Fortetoper questa rimando anche a una esaustiva raccolta sulla rivista culturale web Il Covile

 

Ritengo che il motivo sia quello che, all'epoca, mi ero premurato di riportare nella supplica. Cito:

 

"...5. In ultimo, don Milani manifesta anche pulsioni omosessuali e pedofile (vedi al cap. 5 del dossier allegato), quando in una lettera a Giorgio Pecorini egli scrive:

 

«Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani piú che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!).»

 

«… E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?»”

 

Si tratta di affermazioni eloquenti, che denotano una personalità profondamente disturbata e che, lungi dall'essere segrete, erano di dominio pubblico, già al tempo della supplica. Sono affermazioni che avrebbero ovviamente meritato - per la loro non piccola portata - la dovuta attenzione. Specie in riferimento, spiace dirlo, alla pesante responsabilità che si sono oggettivamente assunti, davanti al popolo e al Creatore, ciascuno al rispettivo livello, i protagonisti dell'inopportuno omaggio a don Milani. Tra l'altro, ho detto che le pulsioni omosessuali e pedofile erano appena uno solo dei molteplici gravi motivi che consiglierebbero caldamente e urgentemente, ancora oggi come ieri e per il bene di tutti, di considerare l'esperienza milaniana per quello che è effettivamente stata: un disastro educativo. E trarne le debite conseguenze.

 

Václav Havel, nel Potere dei senza potere, scriveva: "La prima politica è vivere nella verità". Non è mai troppo tardi per riconoscere anche quest'altro elementare, ma costantemente neglettato dato di fatto.

 

 

Pier Luigi Tossani, 7 novembre 2019

 

 

 

La mortifera eredità della Rivoluzione del Sessantotto

La mortifera eredità della Rivoluzione del Sessantotto

La Rivoluzione del Sessantotto non a caso ebbe inizio in Italia tre anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, terminato nel 1965 con la promulgazione della quarta costituzione apostolica conciliare Gaudium et Spes di Paolo VI. Anche quest'ultimo in merito al nuovo concilio e alle sue applicazioni successivamente ebbe dei ripensamenti e affermò: "aspettavamo una splendida primavera, invece è arrivato l'inverno", come indiscutibilmente oggi dimostra il calo dei praticanti in Italia, passati dal 60% al 10% in 50 anni e destinati a diminuire ulteriormente.

Tale fenomeno rivoluzionario, come illustrato dallo psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini durante la conferenza "Sessantotto e Humanae Vitae", tenutasi a Bergamo nel settembre 2018, in realtà ebbe origine sotto altre vesti negli USA nel 1964 ad opera di uno studente italiano del College di Berkeley, Mario Savio (nella foto), che si ribellò al sistema di istruzione statunitense penalizzante per le classi non appertenenti alla classe al potere white anglo-saxon protestant. All'epoca il razzismo infatti era operato anche in base all'appartenenza religiosa dai protestanti, non solo sulla minoranza afroamericana, ma anche su quella cattolica, e per questo vi fu la novità di una rivolta degli studenti, mai vista prima, che dette vita a nuovi modelli giovanili contro il sistema. Dunque senza l'ingiusto sistema di potere white anglo-saxon protestant non avremmo assistito ad una rivoluzione in tali termini e neppure alle stesse conseguenze effettivamente verificatesi.

In Europa tale rivoluzione venne strumentalizzata e importata da intellettuali comunisti di rientro dagli USA. In Germania vennero promosse ideologie e testi dalle cattedre universitarie in favore della sfrenata rivoluzione sessuale e della rivolta studentesca. In Francia il Sessantotto, chiamato "Il Maggio Francese", durò solo un mese con l'ausilio della Russia sovietica richiesto da Charles De Gaulle. In Italia invece nel 1968 nacque una nuova sinistra liberista alternativa al Partito Comunista, non socialista, che guarda agli Stati Uniti e non alla Russia, con posizioni molto libere per quanto riguarda la sessualità e tutti i vari ambiti. L'ateo, anticlericale, relativista, fondatore de L'Espresso e de La Repubblica, giornalista di riferimento e confidente dell'attuale pontefice Francesco, Eugenio Scalfari, creò da una costola del Partito Liberale, il Partito Radicale, nacque così in Italia una Sinistra alternativa al PC. Venne intercettato e promosso un nuovo elettorato, non più coincidente con il vecchio modello comunista sovietico illustrato da Giovannino Guareschi, che in famiglia aveva ancora dei principi, ma un nuovo elettorato da incoraggiare, quello del "vietato vietare". Oggi tale area è rappresentata da partiti sessantottini come il PD e da personaggi alla Matteo Renzi e alla Paolo Gentiloni, i quali, attraverso i propri governi non votati dai cittadini e costituiti attraverso l'alleanza con Forza Italia di Berlusconi, hanno approvato leggi che introducono nel nostro ordinamento giuridico il suicidio assistito, una sorta di "matrimonio" (dal latino mater) tra "coppie" di persone dello stesso sesso (con conseguenti controversie in merito ad eventuali figli di uno dei due e di una persona esterna) e l'introduzione nelle scuole della falsa teoria degli studi di genere, cosiddetta del gender, pur professandosi cattolici e senza nessuna opposizione da parte della quasi totalità delle nuove gerarchie ecclesiastiche. 

Nello Stivale negli anni successivi al 1968 arrivarono le prime morti di giovani ad opera dell'eroina ed una nuova musica di tipo tribale, senza melodia che parla alla ragione, ma solo con ritmo che parla al corpo. La leva che i rivoluzionari adoperarono, come con Enrico VIII per arrivare alla Rivoluzione protestante anglicana, fu quella del sesso per scardinare le regole morali e religiose, in questo caso anche partendo dalla musica e dalle droghe ma pur sempre mirando alla "liberalizzazione della sessualità" prima, e di ogni regola e principio morale poi.

Purtroppo senza regole morali e religiose però, il debole è in balia del forte.

La nuova antropologia è proprio quella della materia che vince sullo spirito, è quella di un uomo dominato dalla passione e dagli istinti, l'uomo del Romanticismo che, come nell'Illuminismo, esalta proprio la demolizione delle regole morali e religiose in favore del cedimento alle passioni e alla materia senza il corretto utilizzo della ragione. Nasce un nuovo uomo sessantottino che ritiene ridicolo il Sacro e contesta ogni autorità, come nella Rivoluzione francese che, tagliando la testa a Luigi XVI, aveva già tagliato la testa a tutti i padri di famiglia che salvaguardavano le leggi naturali.

Nel nostro Paese è interessante osservare che il Sessantotto si sia scatenato in ambienti cattolici e che la prima università occupata sia stata proprio l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ad opera di studenti esaltati sulle orme del politico rosso, e prete disubbidiente, don Milani e di altra pretaglia cattocomunista.

Lo scopo del Sessantotto, in sostanza, è stato quello di attaccare la famiglia attraverso l'introduzione della legalizzazione di divorzio, aborto, eutanasia, sodomia, droga e di ogni più perversa sessualità. Quello che non erano riusciti a realizzare i governi liberal-massonici del precedente secolo grazie all'opposizione di uomini come papa Pio X, questa volta venne compiuto attraverso la complicità della Democrazia Cristiana, il partito di centro che guardava a sinistra, durante il pontificato del papa modernista, del dialogo e delle aperture al mondo Paolo VI. 

Nonostante la conferma della dottrina ribadita nella non profetica enciclica Humanae Vitae di papa Montini, possiamo rilevare come a distanza di 50 anni il Sessantotto, che le televisioni di stato si ostinano ancora a presentare acriticamente, totalmente e unicamente come una svolta positiva,  abbia invece oggettivamente prodotto un Occidente fragile, malsano, in crisi, ferito, infelice, egoista, senza scopo, senza figli, senza Dio, con la complicità degli ingenui e "dei buoni".

 

Filippo Bianchi, 7 gennaio 2019

Il grande Giovannino Guareschi, "padre di don Camillo"

Il grande Giovannino Guareschi, "padre di don Camillo"

"Protesto perchè nessuno dice a questi giovani: diffidate di chi vi sorride e vi dà importanza eccezionale. Vuole rifilarvi un giornale, un libro, un disco, una rivista pornografica, un intruglio gassato, una chitarra, un allucinogeno, un pillola, una scheda elettorale, un cartello, un manganello, un mitra. Protesto perchè sono stato giovane e buggerato come saranno irrimediabilmente buggerati i giovani d'oggi..." Giovannino Guareschi

 

Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi è lo scrittore italiano più tradotto al mondo e uno tra gli scrittori italiani più venduti con oltre 20 milioni di copie. Nato nel 1908 a Fontanelle di Roccabianca in provincia di Parma, milanese d'adozione, fu capo-cronista della Gazzetta di Parma prima e caporedattore della rivista della Rizzoli pubblicata a Milano "Il Bertoldo". "Il Nostro" è un fervente cattolico, grande giornalista e scrittore, monarchico, anticomunista, uomo di grande umorismo e coraggio, caposaldo della Tradizione. La sua creatura più conoscita è Don Camillo che si contrappone al sindaco comunista del paese, e amico, Peppone. Le vicende del prete della Bassa vengono raccontate in tutto il mondo attraverso romanzi, film e ben 346 episodi televisivi. La storia è ambientata in un paese immaginario e sarà poi riprodotta sugli schermi televisivi e ambientata nei paesi di Brescello e Boretto.  Da segnalare nel corso del 2018 le innumerevoli iniziative, le citazioni e gli articoli su Guareschi e don Camillo. Per chi non vuole rinunciare a dei piacevolissimi approfondimenti, ricordo i ben due articoli contenuti nel numero 128 della rivista, e organo ufficiale dell'Anti 89, "Controrivoluzione" diretta da Pucci Cipriani, le dodici pagine del dossier "Guareschi uno di noi" contenute nel numero 175 del mensile di apologetica "il Timone", i circa 30 numeri del quotidiano indipendente "La Verità" che nel corso del 2018 hanno dedicato intere pagine e talvolta anche più articoli in ciascun numero sugli attualissimi Guareschi e don Camillo, tra questi segnalo l'articolo dell'arcivescovo George Gänswein, prelato d'onore di Sua Santità Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia, dal titolo "Un prete contro il clero e con il popolo che non nasconde nulla della sua fede" uscito sul quotidiano di Belpietro il 25 novembre.  Ma Guareschi e la sua amata creatura, a parte talune preziosissime eccezioni che tengono viva la memoria, purtroppo vengono abitualmente censurati o denigrati non solo dai media tradizionali ma soprattutto anche da quelli che si professano cattolici. A tal proposito evidenzio che nel corso di tutto il 2018 il quotidiano online della Diocesi di Bergamo  Santalessandro.org, noto per essere più un organo politico della sinistra sessantottina del PD che uno strumento di cura delle anime o di corretta informazione, non ha dedicato nessun articolo ai cinquant'anni dalla morte del grande scrittore cattolico ma piuttosto lo ha schernito attraverso un articolo del solito don Alberto Varinelli, quello che ha voluto mettere bocca in una importante e grave vicenda attaccando l'arcivescovo Carlo Maria Viganò anzichè il sodomita e pedofilo ex cardinale Theodore McCarrick, messo allo scoperto da Viganò. In questo caso Varinelli coglie l'occasione per farsi beffa di don Camillo nel difendere il discusso e indifendibile prete "hippie", che si rifiuta di fare il presepe per il Santo Natale, don Luca Favarin (santalessandro.org). Di seguito riporto il mio commento a tale articolo che il quotidiano online diocesano, come sempre, ha sovieticamente censurato (vengono pubblicati solo i commenti in accordo o tiepidi, oppure quelli che non hanno né capo né coda): 

"La più grande offesa è quella fatta al Cristo da un prete che si rifiuta di fare il presepe, non mi meraviglio che il vostro quotidiano scelga di approvare tale posizione al fine di screditare tutti i presbiteri zelanti che si vestono da prete e fanno il prete, strumentalizzando qualche singolo commento su Facebook come i ragazzi e facendo di tutta un’erba un fascio. Anche voi come don Favarin siete d’accordo nel non fare il presepe, complimenti. Ritengo che don Favarin dovrebbe evangelizzare dato che ha scelto di fare il prete invece di censurare il Cattolicesimo. Ad ogni cattolico vero dovrebbe ribollire il sangue nelle vene dinanzi a simili posizioni, altro che tiepidi discorsi di approvazione e tolleranza! Si può tollerare che queste posizioni siano quelle degli atei ma non dei preti Santo Cielo! Inoltre ritengo che la sciatteria di certi preti ciuffoni, in braghette, in canottiera, che celebrano con i colletti slacciati e che impartiscono la comunione con bracciali penzolanti che rischiano di finirti anche in bocca, certo non aiutino ad avvicinarsi e a coltivare la Fede ma piuttosto banalizzino e desacralizzino il Sacro. Oltre alla sostanza è necessaria anche la forma, altrimenti non esisterebbe nessuna liturgia e ognuno celebrerebbe a modo suo, a seconda delle proprie idee, ideologie, umore.. La crisi della Chiesa nasce proprio dallo stravolgimento della Santa Messa secolare ricca di tesori. Non mi meraviglio neppure che voi “pesci rossi dell’acquasantiera” e “don Chichì”, come direbbe il Nostro Giovannino Guareschi (grande cattolico e autore italiano più tradotto al mondo), del quale quest’anno ricorrevano i 50 anni dalla morte, disprezziate il suo ruvido prete della Bassa don Camillo, simbolo in tutto il mondo dell’autentico attaccamento a Cristo e al Suo gregge e contrario all’ateismo di stato russo." 

Giovannino non aveva paura di contrapporsi a nessuno, non rinnegava le proprie idee e la propria fede, accettava le conseguenze di tutto questo come delle croci e delle medaglie al valore. Durante la seconda guerra mondiale fu tenente di artiglieria e deportato dai nazisti nei campi di concentramento polacchi e tedeschi per circa due anni, dai quali tornò con un peso di quaranta chili e con la sua opera "La Favola di Natale". Inoltre denunciò gli omicidi politici compiuti dai partigiani comunisti in Emilia Romagna nel cosiddetto "triangolo della morte" o "Messico d'Italia". In occasione del referendum del 1946 si schierò a favore della monarchia e denunciò "i brogli delle calcolatrici dell'Onorevole Romita". Fu insignito dall'esiliato Re Umberto II di Savoia dell'onorificienza di Grand'Ufficiale della Corona d'Italia. Celebre il suo motto: "Compagni, nel segreto dell'urna Dio vi vede Stalin no". Fu condannato a otto mesi per una vignetta che ritraeva una bottiglia di nebbiolo con la raffigurazione di Luigi Einaudi, il quale realmente ostentava la propria carica politica sulle bottiglie di sua produzione, è stata la prima condanna per vilipendio del Capo dello Stato. Fu poi condannato in primo grado a dodici mesi per la pubblicazione di due lettere attribuite all'allora capo del Governo, il democristiano Alcide De Gasperi, che personalmente lo denunciò. Le lettere saranno fatte distruggere dai magistrati e Guareschi, ritenendo di aver subito un processo di parte, accolse a testa alta la condanna e la galera, senza neppure voler ricorrere in appello. Giovannino Guareschi muore a Cervia il 22 luglio 1968, l'Unità all'indomani della sua morte scriverà "Malinconica fine di uno scrittore che non era mai nato". Ci rimangono le sue meravigliose opere, il suo esempio, i suoi nemici.

 

Filippo Bianchi, 7 gennaio 2019

Dio o mammona. Non si possono servire due padroni

Dio o mammona. Non si possono servire due padroni

 

Amoris laetitia. San Giovanni Battista ammonisce l'adulterio di Erode Antipa ed Erodiade

Giovanni Gasparro

Olio su tela, 100 X 150 cm, 2017. Bari, Collezione privata. Image copyright © Archivio Luciano e Marco Pedicini 

 

Impreziosito da un'immagine di copertina che riproduce uno straordinario dipinto del grande artista Giovanni Gasparro ("San Giovanni Battista ammonisce l'adulterio di Erode Antipa ed Erodiade") e dalla prefazione di Gabriele Gatti, avvocato ed esecutore testamentario delle ultime volontà di Bruno Cornacchiola, testimone delle apparizioni della Santa Vergine alle Tre Fontane, è uscito il mio nuovo libro.

 

S'intitola "DIO O MAMMONA – Non si possono servire due padroni!".

 

Affronto la realtà che il mondo vive ed in particolare il nostro Paese, anche nella politica e nella società. Il mondo anti-cattolico, insieme a buona parte di quello cattolico – responsabile di aver separato la fede dalla ragione – ha sferrato nell'ultimo secolo un attacco formidabile alla Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, al Suo essere Re del Cielo e della Terra. Tutto è stato distrutto dalle sue fondamenta: i Parlamenti, le Università, le Scuole, la Famiglia. Tutto è stato re-inventato in base alle supposte esigenze dell'uomo, tentando di eliminare la sua naturale dimensione legata al mistero, al soprannaturale. È stata realizzata una catastrofe. Nel solco tracciato dallo straordinario libro di oltre un secolo fa di Robert Hugh Benson (1871–1914), "Il padrone del mondo", descrivo lo scontro in atto nella Chiesa, nella politica, nella società. Dio o il Demonio. E' uno scontro apparentemente mondano, in realtà escatologico, perché riguarda direttamente e profondamente il tema della salvezza. Dopo il Suo Battesimo ad opera di Giovanni Battista e prima della Sua predicazione pubblica, Gesù stesso volle essere tentato dal Maligno (Mt 4, 1-11). Per amore degli uomini e per dare loro un insegnamento per le loro vite. Respingendo con fermezza e nettezza le tentazioni diaboliche, Nostro Signore pose riparo alle cadute degli uomini prima e dopo di Lui. Preannunziò le successive tentazioni di ognuno di noi e le lotte della Chiesa contro le tentazioni del potere demoniaco. Per questa ragione, Gesù ha insegnato agli uomini, nel "Padre Nostro", a chiedere a Dio di aiutarli con la Sua grazia per non cadere nell'ora della tentazione, che segnerà la storia umana fino alla fine dei tempi, finchè... non ritorni... il Signore!

  

Un caro saluto, Danilo Quinto

 

Il libro (267 pagine, 15 euro) è pubblicato da RICOMUNICARE S.R.L.

Per ordinarlo, si può scrivere a:

 

redazione@ricomunicare.com o a pasqualedanilo.quinto@gmail.com

 

 

Danilo Quinto, 17 novembre 2018

 

fonte cruxfidelis.it

Ma per lei papa Bergoglio non ha né parole di difesa né di consolazione. Non l’ha mai ricordata. Né ha ricevuto in udienza privata i suoi poveri familiari quando sono venuti a Roma per incontrarlo” Antonio Socci

 

E’ un fatto, non un’illazione di Socci per screditare Papa Francesco. Come si spiega questo fatto? Perchè Papa Francesco e i Suoi collaboratori e ammiratori più ferventi del Suo nuovo approccio "snobbano" i cristiani pakistani, mentre il Patriarca della Chiesa Ortodossa Russa Kirill chiede la grazia per Asia Bibi?

http://cittaperlavita.blogspot.it/2014/11/il-patriarca-kirill-chiede-la-grazia.html

L’esempio di Asia Bibi non è un caso isolato che coinvolge esclusivamente il Papa.
Perche’ una delegazione di cristiani pakistani e musulmani moderati del Kashmir (Mani Unite per la Salvezza), diretta alle Nazioni Unite a Ginevra per denunciare le persecuzioni subite per mano dei musulmani radicali con la connivenza del governo pakistano, non ha trovato nei tanti parroci interpellati orecchie disposte ad ascoltarli?

Perché alla fine questa delegazione si è dovuta rivolgere al sottoscritto ed altri "fondamentalisti" cristiani come me per perorare la propria causa alle Nazioni Unite a Ginevra?

Qualcuno dei tanti cristiani che condividono le scelte "politiche" di Papa Francesco ha una spiegazione ragionevole per questo strano atteggiamento del Pontefice e di molti altri membri del clero cattolico? Non ho ancora sentito alcuna spiegazione convincente…

Allora, ho formulato una teoria, che, in quanto tale, potrebbe non essere corretta, ma almeno rappresenta un tentativo di comprendere cosa passi per la testa del nostro amato Papa Francesco, invece di prendere tutto per oro colato, anche quando pare gridare vendetta al cospetto della ragione, se non di Dio…

A differenza dell’Iraq e della Siria, in Pakistan le persecuzioni ai danni dei cristiani pakistani NON possono essere giustificate invocando spiegazioni estranee all’islam e legate all’Occidente.
La legge sulla blasfemia in vigore in Pakistan è imposta e fatta rispettare dal governo "democratico" islamico, presumibilmente "moderato"…Questo e’ il volto di una "democrazia" in cui la maggioranza della popolazione è islamica, esattamente quello che rischia di diventare l’Italia se continuiamo ad accogliere immigrati islamici assecondando le esortazioni di Papa Francesco. ll Pakistan, infatti, sebbene paese "democratico", mostra cosa accade ai cristiani (e alle altre minoranze religiose) in una democrazia quando i musulmani sono la maggioranza, per ragioni strettamente e unicamente collegate alla natura dell’islam. Non ci sono, infatti, altri fattori in gioco che possano giustificare il trattamento riservato ai cristiani dall’islam in Pakistan, se non appunto la natura stessa dell’Islam. Non si possono tirare in ballo i trafficanti di armi, il petrolio, i cambiamenti climatici, ed altri fattori riconducibili a possibili responsabilità dell’Occidente per spiegare le persecuzioni ai danni dei cristiani, come ama fare Papa Francesco all’indomani di ogni attacco terroristico perpetrato in nome dell’islam.

In altre parole, la persecuzione dei cristiani pakistani dimostra che l’islam non è una "religione di pace", e non è compatibile con il cristianesimo, come invece il Papa vorrebbe credere e farci credere.

Un’altro aspetto problematico della situazione del Pakistan, che rischia di minare la posizione filo-islamica, pacifista e non-violenta di Papa Francesco, è proprio la differenza di trattamento subito dai cristiani in questo stato islamico e in quelli un tempo governati da dittatori arabi, come ad esempio l’Iraq. La crescita dell’islam radicale e il conseguente genocidio dei cristiani in Iraq e in Siria, in seguito rispettivamente alla deposizione di Saddam Hussein ed indebolimento del regime di Assad, e le persecuzioni dei cristiani nel "democratico" Pakistan, dimostrano che la convivenza pacifica tra musulmani e cristiani è quasi impossibile in un paese democratico, in particolare se a maggioranza islamica. Questa convivenza può realizzarsi solo a patto di reprimere l’islam radicale con la forza dell’esercito e delle armi, come è più facile possa verificarsi in un regime dittatoriale. Questo, infatti, accadeva sotto i regimi dittatoriali arabi mediorientali fino alla loro caduta promossa dagli interventi militari occidentali.

L’unica eccezione alla regola è forse la democrazia israeliana, dove, comunque, la convivenza fra cristiani, ebrei e musulmani, è resa possibile dal fatto che gli islamici siano in minoranza, dalla militarizzazione dello Stato Ebraico e la ferma volontà del governo di ricorrere alla forza delle armi, se necessario, per reprimere l’islam radicale.
In ogni caso, paradossalmente, proprio le armi, costantemente demonizzate da Papa Francesco, giocano un ruolo determinante nella possibilità di garantire la tanto agognata convivenza pacifica tra cristiani e musulmani.

Accogliere un gran numero di immigrati islamici in una democrazia, e bandire le armi, demonizzandole, rappresenta la ricetta per l’islamizzazione del paese coinvolto e la sottomissione dei cristiani, nella migliore delle ipotesi.

 

Andrea Tedesco, 11 dicembre 2018

fonte L\'asino di Troia

A difesa del Dogma della Santa Eucaristia

Cari amici,

 

Vi invito ad una GIORNATA DI PREGHIERA A ROMA A DIFESA DELLA PRESENZA REALE NELLA SANTA EUCARISTIA. 

 

L'INCONTRO, AL QUALE INTERVERRANNO ANCHE SACERDOTI, SI TERRÀ DOMENICA 10 FEBBRAIO, GIORNO DEDICATO A SANTA SCOLASTICA, A PARTIRE DALLE ORE 10.30. 

 

COMUNICHERO' NEI PROSSIMI GIORNI IL PROGRAMMA E IL LUOGO, VERIFICANDO ANCHE LA POSSIBILITA' DI RECARCI IN PROCESSIONE IN PIAZZA SAN PIETRO.

 

E' giunto il momento di supplicare Gesù affinchè non ci venga sottratto. E' il momento di rendere visibile una presenza cattolica che guardi solo a Lui. Con la preghiera chiediamo che Egli trionfi. Dobbiamo difenderLo, perchè nessuno ce Lo porti via, nè Gli manchi di rispetto nell'Adorazione. Tutti uniti perchè solo Lui rifulga su tutta la terra... Solo Lui. E' il momento di incoraggiarci reciprocamente nella fede. Nessun "cappello" su quest'iniziativa. Ognuno di noi come una cellula di un unico corpo: la Chiesa Militante. Ognuno come "piccolo cristiano", che difende Colui per il quale si vive. Colui che ha detto: "Io sono".

 

Prego chi intende aderire di inviarmi una breve dichiarazione con le motivazioni (info@cruxfidelis.it). Pubblicherò solo il nome, per tutelare la riservatezza.

 

Fate circolare questa email il più possibile, se siete d'accordo.

 

Grazie. Sia lodato Gesù Cristo, Danilo Quinto

 

 

Danilo Quinto, 10 dicembre 2018

 

fonte cruxfidelis.it

Martin Lutero. Il canto del gallo della Modernità

Martin Lutero. Il canto del gallo della Modernità

 

Venerdi 7 dicembre 2018 presso l’Istituto delle Suore Carmelitane di Santa Teresa di Firenze, il Circolo "Unità di Vita" ha presentato il libro "Martin Lutero. Il canto del gallo della Modernità", Edizioni Scientifiche Italiane di Danilo Castellano, autore del volume e, per l’occasione, relatore. Sono intervenuti don Federico Pozza, Canonico, e Marco Brilli, Presidente del Circolo organizzatore il cui motto è: "Instaurare omnia in Christo". L'opera ci illustra come in Lutero siano espressi tutti i principi della modernità. La libertà in lui non ammette limiti, come con il Sessantotto con Lutero diviene vietato vietare, qualsiasi legge viene considerata una limitazione alla verità. Nella visione del riformatore qualsiasi cosa l’uomo desidera viene considerata un diritto, favorendo il disordine della vita spirituale, costellata di errori. Martin Lutero apre l’epoca moderna che cambia modello intellettuale, costui non è, e non può essere, un buon esempio perché rifiuta tutto quello che viene dai nostri padri, rappresenta appunto "il canto del gallo della Modernità". Oggi si utilizza il "politicamente corretto", non ci sono verità, solo opinioni, manca spesso la morale. Lutero dunque è anticipatore della modernità e di quella libertà negativa che consente di fare quello che si vuole se si ha il potere di farlo, nessuno può dire questo è bene, questo è male: una libertà che consente di giustificare ogni cosa, a partire da Lutero anche la politica viene trasformata, tutti sono sovrani e tutto è giustificato. Per farci comprendere la gravità della relativistica situazione odierna, l’autore ha fatto l’esempio di un insegnante portato in tribunale dai genitori di uno scolaretto a cui aveva dato un tre. Numerosi gli interventi dal pubblico, da evidenziare quello di Stefania Fuscagni: "siamo passati da una cultura basata sulla fede a una cultura fondata sui diritti. Oggi la post-modernità può essere definita anche come un senso di vuoto assoluto". La nostra società trasforma dunque in diritti le pretese e ognuno può fare quello che vuole. Lutero preannuncia la modernità come il canto del gallo preannuncia il nuovo giorno. Il volume è anche stato tradotto in lingua spagnola e francese. Curioso il fatto che nessuna delle suore carmelitane che si trovavano nel convento in cui si è svolto l'incontro vi abbia partecipato, forse un ordine di scuderia? Dopo la recente promozione dell'eresia luterana operata attraverso lo show ecumenista della Diocesi di Firenze presso la Certosa del Galluzzo, questo evento è stato, a dir poco, provvidenziale.

 

Giancarlo Bianchi, 8 dicembre 2018

Eurislam

Eurislam

 

Venerdì 5 dicembre 2018 presso la sede della Martinella a Firenze in via del Ponte di Mezzo è stato presentato il libro di Danilo Quinto dal titolo "Eurislam". L’ ampia introduzione  di Andrea Asciuti ha evidenziato l’attuale invasione islamica in atto in Europa. E’ intervenuta molto saggiamente Magda Menchini ricordando la recente commovente vicenda a difesa di Gesù di una bambina uscita vittoriosa in una scuola in cui si voleva depennare il nome di Gesù dal canto di Natale. La presentazione del volume si è svolta con un dibattito conclusivo. Posso dire che le parole di Quinto sono state illuminanti circa l’islamizzazione dell’Italia e dell’Europa, in altre parole la silenziosa sostituzione della popolazione europea: gli islamici non praticano l’aborto e non divorziano. Da ricordare che Emma Bonino, impegnata sul fronte degli aborti, dell’eutanasia e del gender è stata fatta parlare nelle nostre chiese. Noi pratichiamo invece anche l’aborto e spesso divorziamo. Ci siamo anche dimenticati gli eventi avvenuti a Lepanto e a Vienna. Cito da pag. 191: "Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d’Oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sante e sacre, quando gli sarà dato di farlo". Sono le parole che la Santa Vergine Maria dice il 12 aprile 1947 a Bruno Cornacchiola, quando apparve a lui e ai suoi tre figli, a Roma, alle Tre Fontane, luogo dove san Paolo conobbe il suo martirio. Oggi assistiamo a fatti divenuti consueti: giovani ragazze violentate e uccise, anche fatte a pezzi, violentate in gruppo davanti al proprio fidanzato.

Insomma, un libro che dovrebbe aprire gli occhi dei nostri buonisti e tiepidi politici da strapazzo.

Eurislam. L’invasione dell’Europa e la caduta dei valori occidentali

Danilo Quinto

Prefazione di Gabriele Gatti

Arkadia editore, 2017, pagg. 206

 

Giancarlo Bianchi, 7 dicembre 2018

A difesa della persona Christi, del dogma che sta a fondamento della Chiesa fondata da Cristo

Carissimi amici,

 

il commissariamento della Fraternità Sacerdotale Familia Christi è l'ennesimo tassello che si aggiunge ad un tentativo che viene da molto lontano: la distruzione della Chiesa fondata da Cristo. E' un modo singolare ed inquietante di esprimere quella misericordia che da oltre cinque anni viene propagandata e che già si era espressa nei confronti dei Francescani dell'Immacolata e del loro fondatore, padre Stefano Maria Manelli e che è dispensata nei confronti di tutti coloro che credono, perchè lor signori mostrano di non credere più a nulla.

 

Di fronte a questa situazione, i cattolici non possono rimanere inerti. Devono pregare e insieme agire, perchè il vaso è ampiamente colmo e non c'è più tempo da perdere. Siamo certi che il Cuore Immacolato della Santa Vergine Maria, com'è scritto, trionferà sul Maligno, ma i cattolici sono chiamati a preparare il terreno di questo Trionfo. E' arrivato il momento di gridare dai tetti che esiste un disegno, perpetrato da molti, che intende contrapporsi alla Verità Rivelata. E' necessario organizzare una rete di coloro che vogliono sconfiggere questo disegno. Esiste uno strumento, ancora piccolo, ma molto ambizioso, che si potrebbe rafforzare, che intende riunire coloro che credono: nel Verbo che si è fatto Carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi; nella Chiesa Cattolica, Una Santa, Apostolica e Romana; nella Verità, quella della Croce, scelta da Nostro Signore per redimere gli uomini dal peccato originale e dare loro la certezza della salvezza eterna. Questo strumento è l'Associazione Crux Fidelis. L'adesione costa solo 20 euro. Troverete tutte le informazioni sul sito www.cruxfidelis.it, che viene aggiornato per ora settimanalmente nelle sue 12 rubriche. Nell'homepage potete leggere una lettera d'incoraggiamento che S.E. Mons. Luigi Negri, Arcivescovo Emerito di Ferrara-Comacchio, uno dei pochi pastori che in questi tempi così bui difendono la fede nella sua integrità, ha indirizzato a Crux Fidelis. L'allego a queste righe.

 

Personalmente, spero che nelle prossime settimane un grande numero di cattolici possa rendersi conto della situazione drammatica in cui si trova la Chiesa Cattolica e, di conseguenza, la società e la politica in cui viviamo e voglia aderire ad un'idea che ho già espresso nella mia pagina Facebook e che potrebbe anche essere giudicata come velleitaria ed impossibile, ma io la esprimo lo stesso, perchè ne avverto l'estrema urgenza: l'organizzazione di una grande presenza a Roma, a difesa della Persona Christi, del Dogma che sta a fondamento della Chiesa fondata da Cristo. Se condividete questa proposta, che potrebbe tradursi in una processione che parta dalle Tre Fontane – dove la Santa Vergine apparve a Bruno Cornacchiola nel 1947 – per concludersi a San Pietro, diffondetela, aderite, inviatemi una email. Fatevi vivi. Anche voi, Sacerdoti, che avete cura delle anime che da questa neo-Chiesa vengono condannate all'Inferno. L'attuazione di quest'idea dipenderà dalle adesioni che riceverò. Se dobbiamo tornare nelle catacombe, come i primi cristiani, lo faremo, ma prima dev'essere chiaro e visibile che coloro che desiderano rimanere nella sequela di Nostro Signore non intendono condividere nulla con gli esponenti di questo umanesimo ateo.

 

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Vorrei informarVi sin d'ora del fatto che l'udienza conclusiva del PROCESSO che sto subendo su denuncia dei radicali per "servo sciocco" - termini scritti in corsivo nel mio primo libro di 7 anni fa - è stata fissata per MERCOLEDI' 16 GENNAIO ALLE 12.00 A PIAZZALE CLODIO, A ROMA, PALAZZO B - AULA 5 - PRIMO PIANO. Sono previsti il mio interrogatorio (!), la discussione e la sentenza. L'udienza è pubblica! Ringrazio tutti coloro che stanno seguendo questa vicenda con amicizia e attenzione e mi permetto di chiedere a chi vorrà essere presente, di comunicarmelo.

 

Ho aperto un conto per chi vuole contribuire alle spese legali che questa vicenda comporta:

POSTE PAY

INTESTATO PASQUALE QUINTO 
IBAN IT 54 Y 36081 05138 201764601769 
Codice BIC/SWIFT PPAYITR1XXX (per i versamenti dall'estero)
Causale: donazione.

 

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Il 5 e 6 dicembre sarò in Toscana, a Firenze e Pisa, per presentare il mio libro "EURISLAM - l'invasione dell'Europa e la caduta dei valori occidentali".

 

FIRENZE – MERCOLEDI' 5 DICEMBRE - ORE 21.30
Via Ponte di Mezzo, 42
Conferenza organizzata dalle Associazioni "Il popolo della vita" e "La Martinella"

 

PISA – GIOVEDI' 6 DICEMBRE - ORE 17.00
Palazzo Gambacorti - Sala Regia
Conferenza organizzata da "Il popolo decide" con il patrocinio del Comune di Pisa.

 

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Prima di Natale, uscirà un mio nuovo libro. S'intitola "DIO O MAMMONA - Non si possono servire due padroni". Ve ne darò presto i dettagli, ma chi sin d'ora vuole prenotarlo, può scrivermi.

 

Vi scriverò presto, ma intanto vorrei fare a ciascuno di Voi e alle Vostre famiglie, i più affettuosi auguri di un Santo Natale,

 


Danilo Quinto, 5 dicembre 2018

Saldi di fine religione

Saldi di fine religione

 

Negli ultimi cinquant'anni circa in Occidente abbiamo assistito alla graduale diminuzione dei fedeli cattolici e dei cattolici praticanti. In Italia, paese cattolico per eccellenza, solo nell'ultimo decennio i cattolici sono diminuiti del 10% e anche i praticanti, sottoinsieme in via d'estinzione, sono diminuiti del 10%. Purtroppo tali dati sarebbero destinati a peggiorare ulteriormente per effetto del ricambio generazionale, a dimostrazione dei nefasti effetti del Concilio Vaticano II, che non hanno conservato e trasmesso la Fede alle nuove generazioni. Il Vaticano II non ha portato i frutti sperati ma, nell'autolesionistico tentativo di dialogare con il mondo, ha consentito e promosso la demolizione di un secolare e inestimabile patrimonio liturgico colmo di tesori che, grazie al Cielo, adesso ci si appresta a recuperare apertamente. Perciò è doveroso ringraziare anche coloro che, osteggiati e criminalizzati dai propri fratelli, hanno mantenuto viva la Tradizione e il Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI. "Col Vaticano II aspettavamo la primavera e invece è venuto l'inverno" come poi lo stesso Paolo VI arrivò ad ammettere. A causa di questo inverno oggi le chiese in Italia e in Europa sono rimaste tantissime mentre i fedeli sono sempre meno, quindi Francesco ha avuto la "brillante" idea di mettere le chiese sul mercato immobiliare per incamerare denaro "da devolvere ai poveri".

Ma com'è possibile che ogni anno vengano costruite a suon di quattrini delle dissacranti e inquietanti pseudo-chiese moderne, che allontanano da Dio, e contestualmente si vogliano svendere le chiese secolari ricolme di grazia, storia, arte e bellezza?

Come evidenziano Elisabetta Frezza e Matteo Donadoni, infatti, "dentro le nostre chiese silenziose si può ancora vedere la bellezza, percepire la comunione di fede, respirare quell’ossigeno dell’anima di cui la gerarchia ci ha privato nelle sue celebrazioni blasfeme". "Ovviamente" il cardinale amico dei massoni, degli stilisti, dell'animismo e della gnosi, Gianfranco Ravasi, nonchè presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento tra Accademie Pontificie, ha straripato di entusiasmo appena ha saputo che le chiese cattoliche diventeranno appartamenti, teatri, discoteche o magari moschee! Come nel profetico e folle film di Celentano "Joan Lui", è  arrivato il momento in cui le chiese possono liberamente divenire delle discoteche, l'assurdo diviene normalità con l'assurda (?) benedizione petrina. Nel Nord Europa le chiese svendute sono innumerevoli, sono divenute dei locali notturni, luoghi in cui dilettarsi con lo skateboard, depositi, moschee, appartamenti.

Cosa si vorrebbe fare con i proventi che deriverebbero dalla vendita delle chiese? Siamo sicuri che sarebbero impiegati in opere di carità? La Chiesa Cattolica e le sue istituzioni sono proprietarie di un ingente patrimonio mobiliare e immobiliare, perché non si apprestano a impiegare o vendere questo anziché i luoghi di culto?

La Curia di Bergamo, come ci fa notare Antonino D'Anna, è proprietaria di un patrimonio immobiliare di 3 miliardi di euro tra edifici, box, terreni e negozi e si diletta in notevoli affari immobiliari attraverso le vendite, le costruzioni e gli affitti; è emblematico il caso di vendita di un edificio residenziale nel 2017 per il controvalore di 4 milioni di euro. Ci piacerebbe sapere come vengono impiegati questi fondi poichè la Diocesi di Bergamo percepisce anche 30 milioni di euro annui dallo Stato Italiano per la prima accoglienza dei "richiedenti asilo" oltre ai proventi dell'otto per mille, agli oboli e alle donazioni.

Non di solo pane vive l'uomo, la prima carità è quella della fede e la Chiesa dovrebbe preoccuparsi soprattutto di trasmettere la fede anziché limitarsi a divenire una onlus che si occupa di questioni economiche e sociali. Se avessimo tutti i tesori del mondo ma non avessimo la Fede, saremmo perduti per sempre. A queste questioni sociali pensano anche molti altri enti e soggetti, non è neccesario essere cristiano o cattolico per provvedere a questo. Piuttosto chi è che invece si occuperà delle cose del Cielo mentre la Chiesa è occupata nelle cose del mondo? Non è questo un tradimento della missione petrina? Inoltre come può il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura essere entusiasta per la svendita di tale patrimonio d'arte sacra, nonchè strumento di evangelizzazione attraverso l'arte e la bellezza? Sarebbe come se una guardia forestale fosse anche un piromane.

Ci auguriamo che il pontefice torni sui suoi passi e che tutte le chiese in un futuro prossimo tornino nuovamente a essere piene. A tal proposito i seminari tradizionalisti, a differenza di quelli diocesani, straboccano di vocazioni e i fedeli della Messa Vetus Ordo sono sempre di più e necessitano dell'assegnazione di ulteriori luoghi di culto. Evidentemente dopo aver toccato il fondo non si può che tornare a recuperare il bello e il vero, l'inganno prima o poi viene smascherato dalla sete di verità insita in ciascuno di noi. Volendo trovare il lato positivo di tutto questo, possiamo dire che ci stiamo apprestando a recuperare consapevolvente le nostre radici e la nostra fede, anche grazie alla obbligata resistenza a tutto ciò che incredibilmente sta accadendo. Preghiamo affinchè quando la fede sarà recuperata vi siano ancora le chiese, erette con sacrifici e offerte dei nostri antenati, in cui poter pregare in comunione con il Cristo.

 

Filippo Bianchi, 2 dicembre 2018

L’ultima circolare del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ci rivela che da ora in poi i genitori di minori dovranno rilasciare alle scuole il consenso per la partecipazione dei figli a tutte le attività accessorie facoltative, implicitamente tra queste è anche presente il cosiddetto indottrinamento gender. Il ministro Marco Bussetti, area Lega, ha certamente dato una scossa nella direzione opportuna, tuttavia è necessario evidenziare alcune criticità che si possono e si stanno delineando e sulle quali è opportuno correre ai ripari, criticità che le associazioni che si fanno paladine dei nostri figli dovrebbero essere le prime a scovare e sottolineare.

In primis anche se le attività passerebbero da obbligatorie a facoltative, alcune non dovrebbero essere neppure facoltative ma proibite, come l'indottinamento e il pervertimento dei bambini e dei giovani attraverso la pseudo-teoria del genderInoltre, a fronte di tale circolare, si vanno delineando alcune anomalie e rischi, ovvero, da una parte i genitori si sentiranno più tranquilli e abbasseranno la guardia, mentre dall'altra i bambini e i giovani che non parteciperanno a dette porcherie di attività saranno emarginati o messi al rogo come eretici dal branco omologato al "progresso", oppure anche questi si omologheranno per evitare di esporsi.

Il sospetto è che dietro tanto manifestato entusiasmo, da parte di alcune associazioni per questo nuovo piccolo passo avanti, possano nascondersi varie insidie. Tali comportamenti potrebbero infatti essere messi in piedi al fine di incamerare fiducia e gratificazione, anche economica, da parte dei sostenitori, e/o di essere applauditi ed esaltati come dimostrano le sfilate sui tappeti rossi, e/o di far sembrare che sia stata risolta una questione che invece è purtroppo ancora viva. Tale ultima ipotesi sarebbe forse la più inquietante della rosa, infatti rappresenterebbe un tentativo di copertura della reale gravità della situazione odierna oppure la mancanza di strumenti per comprenderla, che mi sento di escludere vista la preparazione e le capacità in campo.

Ricordiamoci che alcune associazioni sono una sorta di multinazionale della petizione inconcludente che hanno in definitiva lo scopo di raccogliere fondi e mettere in pace le coscienze di chi fa loro un'offerta. Purtroppo non è sufficiente donare denaro ma è necessario avere un rapporto diretto e impegnarsi in prima persona nell'associazionismo, per poter realmente combattere la buona battaglia e non rischiare di divenire invece inconsapevoli alleati del nemico.

Nelle scuole italiane, nonostante questa circolare, permangono vecchie e, adesso, anche nuove e gravi criticità a causa dell'Unione Europea, della legge 107 e dei libri di testo corrotti in mano ai ragazzi. A tal proposito, è bene ricordare che l'attuale legge 107, denominata "della buona scuola" (anche se di buono ha solo il nome), è opera dei precedenti governi ed è stata "perfezionata" dalla ex "ministra" gender Valeria Fedeli, quella favorevole ai matrimoni sodomitici che ha anche suppotato la cosiddetta "legge Cirinnà" sulle unioni civili di persone dello stesso sesso (preludio delle celebrazioni delle nozze degli invertiti) e ha scritto la prefazione al libro dell'attuale pontefice Francesco "Imparare ad imparare". In definitiva i precedenti governi Renzi e Gentiloni, cosiddetti "di transizione" e non eletti, hanno approvato in due balletti leggi contro la vita, contro la famiglia naturale e pervertitrici dei giovani, e visto ciò il pontefice ha ben pensato, tra lo sconcerto e l'indignazione dei cattolici (quelli veri), di farsi fare la prefazione del proprio libro dalla "ministra" gender Fedeli.

Provvidenziali, a riguardo di tutto questo, i seguenti recenti libri:

- "MalaScuola, «Gender», affettività, emozioni: il sistema «educativo» per abolire la ragione e manipolare i nostri figli" di Elisabetta Frezza, pubblicato dalla casa editrice di Mons. Antonio Livi "Leonardo da Vinci".

- "Verso una rivoluzione antropologica, le radici gnostiche del pensiero gender" di Giampaolo Scquizzato, con introduzione di S.E.R. cardinal Robert Sarah, edito da Fede & Cultura.

 

Filippo Bianchi, 24 novembre 2018

Il Signore distrugge con il fuoco le città di Sodoma e Gomorra per la perversità del peccato contronatura.

(Genesi 19, 24 - 28)

Nella Bibbia è più volte citata una città di nome Sodoma, esistita migliaia di anni fa. Gli abitanti di questa città si "accoppiavano" con persone dello stesso sesso, gli uomini con gli uomini e le donne con le donne. Sodoma, assieme alle altre città di Gomorra, Adma, Zoar e Zeboim con le quali costituiva una sorta di metropoli, fu distrutta per opera divina da una pioggia di zolfo e fuoco per la perversità del peccato contronatura, come tra l'altro dimostrano gli evidenti segni di bruciature e le tracce di zolfo nella regione. Oggi Sodoma è una zona industriale nella parte ovest del Mar Morto, nei cui pressi troviamo il cosiddetto Monte di Sodoma.

La sodomia, fino a ieri considerata universalmente un comportamento immorale e un peccato, è oggi considerata un comportamento normale da una fetta sempre crescente della popolazione mondiale e delle istituzioni. Ma se le regole della natura e il Magistero della Chiesa non cambiano, come può un comportamento essere considerato depravazione prima e normalità poi? Evidentemente era una perversione prima e una perversione adesso. Il tempo non può cambiare la ragione e le verità, sono gli uomini che cessano di usare il proprio intelletto e di credere in Dio nell'illusione di poter determinare qualsiasi cosa da sé stessi. Se anche tutto il mondo democraticamente votasse sostenendo che le foglie non sono verdi in estate, eppur tuttavia queste continuerebbero a essere verdi. Adesso è purtroppo arrivato il momento in cui è divenuto necessario "sguainare la spada", come previsto da Gilbert K. Chesterton, anche per dimostrare le cose più semplici, basilari e incontestabili.

A riguardo il documentario "Sodom" (https://www.youtube.com/watch?v=0m8-_QlwYV8), in lingua inglese, illustra  crudamente quanto sta drammaticamente accadendo nella Società, come di seguito brevemente riassunto. Negli Stati Uniti la Human Rights Campaign Foundation rappresenta 3 milioni di membri cosiddetti lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer (LGBTQ) e opera affinchè le disordinate pratiche sessuali di questi gruppi siano universalmente e ufficialmente riconociute come diritti umani. Anche una falsa bibbia, denominata Queen James Bible o Gay Bible, è stata prodotta per legittimare questa illusione. La conquista culturale di questi gruppi prevede l'imposizione della tolleranza e dell'accettazione dell'immoralità per arrivare alle "celebrazioni delle nozze" e alla partecipazione culturale, prevedendo punizioni per chi non è d'accordo. Questo video, oltre a illustrare a livello generale i vari stadi e meccanismi della rivoluzione antropologica, ci regala anche degli spaccati di differenti regioni come Stati Uniti, Germania, Italia, Russia e non solo. Inoltre è anche presente un'intervista a Daniel Estulin, autore del libro "L'Istituto Tavistock", oltre che del bestseller mondiale "Club Bilderberg".  Questo istituto, fondato a Londra da quasi un secolo, annovera tra i propri clienti: multinazionali, governi, istituzioni, servizi segreti dei vari paesi, università e piccoli gruppi; ha inoltre un ruolo chiave per la promozione delle varie rivoluzioni sociali, attraverso la manipolazione del pensiero di massa, la promozione del sesso disordinato e delle droghe. Il Tavistock opera trasversalmente e in maniera indipendente, nei campi della scienza, della sanità, della consulenza, dell'educazione, della sociologia, dell'economia e della psicologia; è stato anche artefice delle criminali e coatte sperimentazioni di LSD sull'uomo del progetto MKUltra della CIA, tuttora indottrina il personale di molte multinazionali per rammollire gli individui e renderli controllabili e impotenti promuovendo ideologie che tendono a disgregare la famiglia, a scardinare la relazione tra uomo e donna e a favorire la produzione di esseri umani e umanoidi. Anche il famosissimo Massachusetts Institute of Technology, noto come MIT, è controllato dal Tavistock e, a sua volta, sono moltissime le istituzioni clienti e finanziatrici dell'MIT tra le quali è curioso rilevare il Dipartimento di Stato e l'Esercito degli Stati Uniti, il Consiglio Nazionale delle Chiese e la Volkswagen. A Los Angeles è invece presente un'organizzazione, denominata "The Fertility Institutes", che si occupa di produzione di esseri umani, e sulla homepage del cui sito pubblicizza il "Gender SelectionWorld Leading Center per la selezione di genere virtualmente garantita al 100% utilizzando la tecnologia PGD" e prezzi base per i vari singoli stadi di processo da 10.000 a oltre 30.000 $ ciascuno, anche in Messico. Questo istituto più che altro sembra essere una sorta di vero e prorio lager nazista, che ha però il fine di generare ricchezza economica attraverso il pervertimento del naturale processo riproduttivo umano. Viene fatta una vera e propria discriminante selezione genetica per garantire il prodotto/bambino di alta qualità, inoltre si incitano le donne a refrigerare i propri ovuli in modo che, magari "a tempo debito" quando avranno sessanta o settanta anni, possano sfiziosamente prodursi l'oggetto/bambino del quale essere proprietarie, beneficiando di servizi di compravendita di sperma selezionato e di uteri in affitto. Anche Luca di Tolve, autore del libro "Ero gay", viene intervistato e racconta la sua storia di uscita dal tunnel della sua precedente, disordinata e infelice "vita omosessuale", attraverso un percorso di conversione che ha avuto la sua svolta a Medjugorje; adesso ha trovato Dio, ha rimarginato le proprie ferite, è padre e, assieme alla moglie Teresa, è iniziatore dell'Associazione gruppo Lot Regina della Pace Onlus.

I precedenti accenni e le relative considerazioni sono solo una piccola parte di quanto raccolto e offerto nel documentario. I media purtroppo trattano questi argomenti a senso unico, e l'omoeresia, velenoso germoglio della straziata e straziante eresia protestante, vorrebbe infettare anche la Chiesa Cattolica, sempre più modernista e inghiottita dal dialogo con il mondo. La visione di questo video, e l'approfondimento degli spunti che esso propone, possono rappresentare un'occasione per spalancare i propri occhi ed evitare che lentamente e passivamente le nostre coscienze possano in qualche modo arrivare ad accettare o tollerare l'assurdo e il perverso, come normalità e moralità. È compito di ognuno rimboccarsi le maniche e farsi promotore di Verità.

In definitiva il nemico vuole la morte della Creazione di Dio, dando origine a una propria artificiosa, perversa e sostitutiva pseudo-creazione. Ma l'errore non può nulla dinanzi alla Verità impressa nell'intimo di ogni uomo, il Bene è fatto per essere trionfante! Pertanto anche queste perversioni, grazie all'intervento divino e agli uomini che si conformano alla volontà divina e rispettano le leggi del creato, non potranno che perire e dissolversi. Dopo la buona battaglia sarà la volta del chiarore del nuovo inizio e della giusta ricompensa.

 

Filippo Bianchi, 24 novembre 2018

Vi trascineranno davanti ai loro tribunali per causa mia (Mt 10, 16)

Vi trascineranno davanti ai loro tribunali per causa mia (Mt 10, 16)
“Quando si dice la Verità si è invincibili, qualunque sia l’avversario”, affermava San Tommaso d’Aquino.
Silvana de Mari l’ha magistralmente dimostrato nell’udienza del 30 ottobre alla sezione penale del Tribunale di Torino.

La dottoressa e scrittrice Silvana De Mari, con l’ausilio dell’avv. Mauro Ronco, si è difesa molto bene da tutte le fantasiose imputazioni a suo carico: ha portato in aula fatti e prove scientifiche, a sostegno delle sue tesi, contro le accuse pretestuose e infondate della lobby LGBT.
Affrontando il dibattimento con la grinta di un leone, ha offerto paradossalmente la sua migliore conferenza.
Ad un certo punto, il Pubblico Ministero le ha chiesto se fosse consapevole di aver utilizzato nei suoi libri dei termini ingiuriosi nei confronti degli omosessuali; a questa illazione, lei ha replicato in modo molto pacato ed elegante, asserendo di essere veramente certa di non aver utilizzato termini ingiuriosi in quanto non si può ingiuriare dicendo la Verità.

L’udienza, iniziata alle 9:30 si è conclusa alle ore 12:30, quando il giudice ha fissato l’ennesima sessione per giovedì 13 Dicembre (festa di Santa Lucia!) sempre alle ore 9:30, nell’Aula 57 del Tribunale di Torino.

Ricordo che quella della De Mari è una battaglia che deve chiamare in causa ognuno di noi in quanto, quando è in gioco la verità, è in gioco il nostro futuro ed in particolare la libertà di pensiero e di parola, anche in considerazione del fatto che una malaugurata sentenza di condanna potrebbe costituire un gravissimo precedente giudiziario e causare danni irreparabili alle libertà costituzionalmente garantite.
E’ proprio vero che, come diceva George Orwell: “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”, ma se in tanti avremo il coraggio e la determinazione di affermarla, possiamo essere certi che trionferà.

 

Giorgio Celsi, 18 novembre 2018

(già pubblicato su twelveshields.org)

Il nuovo business: la produzione dei bambini

Il nuovo business: la produzione dei bambini

 

Grazie alle associazioni Generazione Famiglia e Provita, da alcune settimane stiamo assistendo a una campagna informativa e formativa a livello nazionale sulla disumana pratica dell'utero in affitto.

"Il progresso" fa sì che oggi i bambini siano figli di 5 diverse persone, ovvero i due "genitori" committenti, coloro che sborsano il denaro per ottenere l'oggetto dei propri desideri, i due genitori biologici, coloro i quali vendono gli ovuoli e lo sperma, e infine la "madre gestazionale", "il contenitore" che per nove mesi porta il bambino in grembo dietro compenso economico.

L'utero in affitto implica la vendita della propria intimità e del proprio patrimonio genetico dietro compenso, affinchè i bambini possano avere "due madri" o "due padri": tutto questo è una artificiosa falsità propagandata dai media per favorire le pratiche commerciali che ruotano attorno alla produzione di esseri umani, illegali in Italia. Ogni contratto commerciale per la produzione di un bambino attraverso un utero in affitto ha un valore complessivo di circa 200.000 euro.

Recentemente ha anche avuto luogo a Bruxelles, il cuore marcio simbolo di questa riluttante Unione Europea, la manifestazione di due giorni "Men having babies", riservata solo alle "coppie" di uomini ricchi che vorrebbero acquistare dei figli. Era possibile visionare le varie offerte suddivise per prezzi in base alla "qualità del prodotto", il "bene-bambino" del quale vorrebbero divenire proprietari, anche con la possibilità del "soddisfatti o rimborsati".

I bambini che hanno avuto "due padri" o "due madri" non mancano da adulti di manifestare il proprio dissenso nei confronti di tutto questo. Purtroppo non mancano neppure gravi ripercussioni psichiche e fisiche sia sui bambini che sui soggetti, spesso appartenenti alle fascie deboli, che si prestano dietro compenso a queste pratiche come testimoniano i casi emblematici di Robert Lopez ed Elisa Gomez. Robert Lopez ha testimoniato dinanzi al Congresso americano che da bambino ha dovuto soffrire una forte violenza psicologica, in quanto si sentiva in colpa per nutrire la mancanza del padre e perchè tutti gli dicevano che doveva essere contento di avere due madri, anche se lui non si sentiva affatto contento di questo. Elisa Gomez, una giovane madre surrogante americana per una coppia di invertiti, dopo aver testimoniato anche a Roma l'incubo che ha vissuto, è stata trovata morta in circostanze misteriose.

L'uomo e la donna hanno pari dignità, in quanto persone, ma sono molto diversi. Infatti il cervello è sessuato e la natura umana resta binaria: maschio/femmina. L'uomo e la donna insieme si completano fisicamente e psicologicamente: sono il miglior paradigma al quale un figlio possa rapportarsi. I bambini sono soggetti e non oggetti! I desideri non sono diritti!

Le donne che vendono gli ovuli sono molto spesso trattate come merce e tenute all'oscuro delle gravi conseguenze fisiche in cui incorrono come i rischi di tumori, sterilità e addirittura di morte. Inoltre la donna che affitta il proprio utero può anche essere costretta ad abortire in alcuni casi previsti contrattualmente, come la gravidanza plurima o la non coincidenza con i canoni di perfezione previsti dai danarosi committenti.

Ci meravigliamo che il sindaco della capitale, Virginia Raggi, abbia nelle scorse settimane fatto rimuovere in tutta Roma i manifesti che denunciano la pratica, illegale in Italia, dell'utero in affitto. Generazione Famiglia e Provita hanno già provveduto a intraprendere le dovute azioni legali nei confronti del Comune di Roma che avrebbe illecitamente censurato i manifesti, per motivazioni discrezionali e politiche, in conflitto con la libertà d'espressione e con l'ordinamento giuridico. L'amministrazione capitolina si era già recentemente resa artefice della clamorosa censura dei manifesti di Provita che raffiguravano un feto vivente nel grembo materno, in sostanza una ideologica censura della realtà scientifica. Tuttavia in Emilia Romagna nessuno sta censurando i manifesti raffiguranti i matrimoni di lesbiche e sodomiti sgargianti, nonostante questi siano proibiti per legge in Italia.

Se non vogliamo un mondo in cui le persone siano trattate come dei beni o dei prodotti commerciali bisogna assolutamente rimboccarsi le maniche. La Rivoluzione ha talmente offuscato le menti e i cuori che se non sarà fatto nulla, questo manifesto sarà il futuro, sempre più prossimo, che le nuove generazioni considereranno assurdamente e tragicamente normale.

 

Filippo Bianchi, 7 novembre 2018

Pietro e Paolo oggi, come ieri

Pietro e Paolo oggi, come ieri

 

 «Ma quando Cefa [Pietro] venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto... Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”» San Paolo (Galati 2 11–14).

L'arcivescovo titolare di Ulpiana e Nunzio Apostolico Carlo Maria Viganò, il 22 agosto 2018 ha pubblicato sul quotidiano italiano La Verità in esclusiva mondiale la propria testimonianza per denunziare gravissimi fatti commessi da "uomini di chiesa" suffragati da prove documentali. Tale testimonianza fa riferimento agli scandali che riguardano il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, il quale ha a lungo praticato la sodomia con numerosi giovani uomini compresi molti seminaristi e sacerdoti.

Tuttavia ancor più scandaloso e grave è il fatto che questo efebofilo personaggio abbia potuto mantenere la berretta cardinalizia così a lungo, essere ricevuto in Vaticano con tutti gli onori e orchestrare nomine di vescovi liberal in America. Costui infatti era stato severamente sanzionato dal precedente pontefice, che gli aveva ordinato di lasciare il seminario in cui abitava e proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e di penitenza. 

Nella testimonianza vengono anche tirati in ballo i nomi del cardinale Tarcisio Bertone, quello condannato a un anno per la ristrutturazione da 792.000 euro del superattico con fondi dell'Ospedale Bambin Gesù, e del cardinale Pietro Parolin, discepolo del diplomatico della Ostpolitik cardinale Agostino Casaroli. Entrambi, ma non solo loro, si sarebbero resi complici di questi fatti tacendoli e non prendendo provvedimenti assieme all'attuale pontefice. Per quanto riguarda il Segretario di Stato cardinale Parolin non c'è da meravigliarsi di nulla, il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, senza tiepidi mezzi termini, lo ha tra l'altro recentemente additato di essere "disprezzatore della genuina fede di coloro che con fermezza difendono la Chiesa fondata da Gesù sugli Apostoli" a causa della distruzione da lui operata attraverso la masochistica svendita della Chiesa al regime comunista cinese secondo le disposizioni di Francesco.

Nonostante le volontà e le disposizioni di Benedetto XVI, McCarrick ha potuto partecipare alle consultazioni private dei cardinali facendo parte della cosiddetta mafia modernista di S. Gallo che ha determinato (pre-votazioni) l'illegale accordo dell'elezione di Bergoglio rendendo il voto in Conclave sostanzialmente inutile, come evidenziato dall'autorevole Mons. Prof. Antonio Livi, tra i massimi teologi viventi.

Il porporato sodomita in questione si era macchiato anche dei crimini di concelebrazione sacrilega dell'Eucarestia con altri presbiteri, dopo aver partecipato a delle orge, e di aver impartito l'assoluzione ai propri complici in atti turpi.

La situazione di McCarrick era di pubblico dominio in Vaticano visti i dossier aperti, le comunicazioni ufficiali e le transazioni economiche, inoltre Francesco era stato informato sulla situazione direttamente da Mons. Carlo Maria Viganò in persona il 23 giugno 2013. Nonostante tutto questo, con l'attuale pontificato, McCarrick era in pratica stato totalmente riabilitato, tanto da essere ricevuto dal Papa in pubblica udienza sotto i riflettori, viaggiare a nome del Dipartimento di Stato nella Repubblica Centroafricana, far nominare vescovi liberal abortisti come Blaise Cupich e William Tobin e osteggiare assieme alla sua cricca (l'indagato cardinale Donald Wuerl, il cardinale Rodriguez Maradiaga..) i vescovi conservatori di Filadelfia, Baltimora, Denver e San Francisco.

Illo témpore anche il padre domenicano Boniface Ramsey e il cardinale Agostino Cacciavillan avevano denunciato i comportamenti immorali di McCarrick; la diocesi di Newark, di cui McCarrick era stato vescovo, era divenuta una calamita di seminaristi sodomiti ripescati a uso e consumo del vescovo e dei suoi amichetti.

Il vescovo Kevin Farrell, che per diciassette anni è stato concubino di McCarrick, è attualmente molto vicino a un altro omoerotico e omoeretico, il gesuita James Martin che ha recentemente traviato i giovani nell'incontro mondiale "delle Famiglie" con le sue pervertitrici ideologie LGBT. Farrell nel 2016 era stato creato cardinale e nominato Prefetto per il Dicastero della famiglia e della Vita "per i comprovati meriti sodomitici di lungo corso", mentre il gesuita omoeretico Martin è stato nominato dal pontefice nel 2017 Consultore per il Segretariato delle Comunicazioni. 

Una volta che l'opinione pubblica e la magistratura americana avevano avviato il proprio iter, Francesco ha sanzionato McCarrick nel modo in cui aveva già previsto Benedetto XVI, ma che l'attuale pontefice aveva precedentemente ignorato. Quando si dice "chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati" con l'aggravante di essere stati avvertiti almeno con cinque anni di anticipo; qua non si tratta solo di perdere dei buoi però, le bestie che sono scappate dalla stalla hanno potuto infatti distruggere nel frattempo in maniera indisturbata il giardino del buon Dio con l'aiuto del pastore: la gravità è di livello inaudito.

Il 29 settembre 2018 Mons. Carlo Maria Viganò ha inoltre messo a disposizione di noi tutti una seconda testimonianza nella quale si sottolinea il fatto che a distanza di oltre un mese nessuna delle sue affermazioni fosse stata smentita e nessuno si fosse degnato di rispondere nel merito, come si dice in questi casi "chi tace acconsente". Viganò ci mette a conoscenza di quanto sia stata per lui pesante e sofferta questa scelta ed esorta anche il cardinale Marc Ouellet a fornire tutte le prove documentali che incriminano McCarrick e l'entourage che lo ha protetto. Da questa seconda testimonianza apprendiamo anche che McCarrick era stato fatto dal pontefice uno dei principali agenti di Governo per la Curia, gli Stati Uniti e la Cina "come con grande sconcerto e preoccupazione per quella Chiesa martire stiamo vedendo in questi giorni".

Il cardinale Ouellet, convertitosi al vento bergogliano e diventuto grande sostenitore degli aspetti più controversi dell'esortazione apostolica Amoris Laetitia, pur prendendo le distanze da Mons. Viganò di fatto non fa altro che suffragare le sue affermazioni. L'arcivescovo il 19 ottobre 2018 ha risposto al cardinale Ouellet con una serie di punti e riferimenti a circostanze specifiche esortando tutti i presbiteri a uscire allo scoperto, abbracciando la Verità e denunciando la lobby sodomitica nella Chiesa che sta facendo il bello e il brutto tempo, in barba al Magistero, con ogni più esplicito ricorso alla soddifazione di ogni proprio pizzicore e asfaltando ogni morale e principio, sia a livello comportamentale che dottrinale.

McCarrick era intoccabile anche perchè fondatore della Papal Foundation, servita a trasferire nel 2017 al Vaticano 13 dei 25 milioni di dollari richiesti dal cardinale Parolin per il salvataggio dell'ospedale romano Idi, nonostante fosse previsto dalla fondazione un tetto massimo di 200.000 dollari di donazione per singolo progetto.

È gravissimo che questa lobby sodomitica stia di fatto emarginando gli zelanti, stroncando le vocazioni e contestualmente occupando tutti i centri di potere.  Più grave di peccare con la propria persona è quello di indurre il prossimo nel peccato, attraverso il pervertimento della dottrina e la somministrazione del veleno ai propri figli.

Antonio Socci sostiene che l'attuale pontefice sia stato eletto attraverso un Conclave tecnicamente irregolare a causa di una difformità del numero di schede. Quello che è comunque certo è che questo Conclave era costituito da una parte di protestanti ed eretici e che adesso il pontefice si trova nel mezzo del più grande scandalo della Chiesa. Francesco, dopo aver prodotto l'esortazione apostolica Amoris Laetitia contenente errori dottrinali, aver snobbato i dubia, aver messo sul piedistallo la pseudo-teologia eretica protestante di Rahner e Kasper, aver inserito in ruoli chiave e premiato personaggi sodomiti, protestanti, abortisti e di altre religioni e aver riabilitato l'eretico Lutero, si dimostra anche incoerente nel non rispondere ai propri fratelli/figli, nel tacere e occultare le verità dei fatti che reclama e di servirsi di soggetti pervertiti e pervertitori per uniformare nella prassi la Chiesa alle logiche del mondo, nonostante la sana dottina coreograficamente presentata a intermittenza.

Il pontefice è il Vicario di Cristo, il Servo dei Servi di Dio, ma pur sempre un uomo e un peccatore come noi tutti, come tale può errare in tutto tranne quando egli definisce solennemente ex cathedra una verità di fede e di morale o quando enuncia una verità "sempre creduta e ammessa nella Chiesa", considerarlo infallibile in tutto sarebbe una forma di idolatria che porta il nome di papolatria.

Come Paolo ad Antiochia, Mons. Viganò si sta rivolgendo a Pietro, apertamente e davanti a tutti, per il bene Suo e della Chiesa. Questo ci dimostra la attualità e la atemporalità delle Sacre Scritture, oltre all'assoluta legittimità di queste amorevoli, responsabili e provanti testimonianze.

 

 

Filippo Bianchi, 6 novembre 2018

 

Prima testimonianza integrale di Mons. Viganò del 22 agosto 2018

Seconda testimonianza integrale di Mons. Viganò del 29 settembre 2018

Terza testimonianza integrale di Mons. Viganò del 19 ottobre 2018